Lo scorso 7 luglio la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato le “Tracce per la fase attuativa del Sinodo”, testo prezioso per gli orientamenti per la vita e la missione della Chiesa dal 2025 al 2028. Testo che, attese le indicazioni del Vescovo, si dovranno “prendere in mano” e attuare nel nostro contesto cittadino.
Segreteria Generale del Sinodo, Tracce per la fase attuativa del Sinodo
(7 luglio 2025)
Stiamo vivendo un tempo di grande intensità spirituale. La morte di Papa Francesco ci ha toccato tutti profondamente e ancora preghiamo il Signore di accoglierlo nella sua pace e concedergli la ricompensa per il suo servizio alla Chiesa. Al tempo stesso, rendiamo grazie a Dio per l’elezione del Santo Padre Leone XIV, che sin da subito ci ha spronato a proseguire nel nostro impegno nel cammino sinodale, ricordandoci che siamo «una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore»[1].
Si tratta della medesima convinzione che anima nel più profondo il Documento finale (DF) della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, “Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione”, che è stato approvato al termine della Seconda Sessione dell’Assemblea sinodale, il 26 ottobre 2024. La forma sinodale della Chiesa è al servizio della sua missione e qualunque cambiamento nella vita della Chiesa ha lo scopo di renderla più capace di annunciare il Regno di Dio e testimoniare il Vangelo del Signore agli uomini e alle donne del nostro tempo. È questa la chiave per interpretare fedelmente il DF e soprattutto per metterlo in pratica. Viviamo in un mondo che si avvita in una spirale di violenza e di guerra senza fine, che fa sempre più fatica a costruire occasioni di incontro e di dialogo, in vista del bene comune e della pace. Più che mai esso ha bisogno di una Chiesa che sappia essere «in Cristo come il sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen gentium, n. 1; cf. DF, n. 56). Nella varietà dei contesti di questo mondo, il Sinodo «costituisce un atto di ulteriore recezione del Concilio, ne prolunga l’ispirazione e ne rilancia per il mondo di oggi la forza profetica» (DF, n. 5).
È l’urgenza di questa missione a spingerci nel cammino di attuazione del Sinodo, che è un compito di cui tutti i battezzati sono corresponsabili. Molte Chiese locali, in tutte le parti del mondo, lo stanno percorrendo con entusiasmo. Desideriamo ringraziarle e invitarle a continuare con generosità il loro cammino: stanno portando avanti un impegno prezioso per la Chiesa intera. Questo testo può offrire loro un orizzonte con cui confrontarsi e soprattutto le invita a condividere le loro iniziative contribuendo al discernimento ecclesiale più ampio. Altre Chiese si stanno ancora interrogando su come intraprendere la fase attuativa o sono ai primi passi. Le incoraggiamo ad avanzare con coraggio, affrontando le resistenze e le difficoltà, pratiche o di merito, con libertà e parresia: anche loro hanno un contributo prezioso da offrire e sarebbe una perdita per la Chiesa tutta se la loro voce rimanesse silente.
La Segreteria Generale del Sinodo resta a disposizione delle une e delle altre, per ascoltarle, accompagnarle, sostenere il loro sforzo e soprattutto contribuire ad animare il dialogo e lo scambio di doni tra le Chiese, a vantaggio della Chiesa intera e della sua unità.
È questo il modo con cui intendiamo svolgere il compito di accompagnamento della fase attuativa del Sinodo affidatoci da Papa Francesco lo scorso 11 marzo e che Papa Leone XIV ha confermato lo scorso 26 giugno, in occasione del suo primo incontro con il XVI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo, incoraggiandoci a proseguire. L’intenzione è assicurare che si proceda avendo a cuore l’unità della Chiesa «armonizzando la recezione nei diversi contesti ecclesiali»[2], senza nulla togliere alla responsabilità di ciascuna Chiesa locale. Ponendosi «in sintonia con le indicazioni del Documento finale, l’obiettivo è rendere concreta la prospettiva dello scambio di doni tra le Chiese e nella Chiesa tutta (cf. DF, nn. 120-121)»[3].
Le Tracce qui proposte si collocano nella prospettiva di questo servizio. Le indirizziamo a tutto il Popolo di Dio, che del cammino sinodale è il soggetto, e in particolare ai Vescovi ed Eparchi, ai membri delle équipe sinodali e a tutti coloro che a vario titolo sono impegnati nella fase dell’attuazione, con l’obiettivo di far sentire loro il nostro sostegno e proseguire nel dialogo che ha contraddistinto l’intero processo sinodale. Il loro contenuto si radica infatti negli stimoli pervenuti dalle Chiese lungo gli scorsi mesi e sui frutti delle esperienze che esse hanno condiviso. Sulla base dei contributi e delle domande che riceverà dalle Chiese e da quanto apparirà utile, la Segreteria offrirà ulteriori stimoli e strumenti per accompagnare e sostenere lo sforzo comune, nella speranza di collaborare a rendere ancora più feconda la fase attuativa del Sinodo.
Affidiamo all’intercessione di Maria, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa, e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, di cui oggi celebriamo la solennità, questo ulteriore passo del cammino sinodale su cui come Popolo di Dio stiamo procedendo insieme.
Vaticano, 29 giugno 2025
Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
Mario Card. Grech
Segretario Generale
Presentazione
Le presenti Tracce, predisposte dalla Segreteria Generale del Sinodo con il parere favorevole del suo Consiglio Ordinario e approvate dal Santo Padre Leone XIV, si collocano nel quadro del servizio di accompagnamento della fase attuativa del Sinodo da parte della Segreteria Generale stessa. Esse hanno un duplice scopo. Da una parte, intendono offrire alle Chiese locali di tutto il mondo un quadro di riferimento condiviso che renda più agevole camminare insieme. Dall’altra, promuovono il dialogo che condurrà la Chiesa tutta all’Assemblea ecclesiale di ottobre 2028, secondo le seguenti tappe, già comunicate nella Lettera del 15 marzo scorso:
•giugno 2025–dicembre 2026: percorsi di attuazione nelle Chiese locali e nei loro raggruppamenti;
•primo semestre 2027: Assemblee di valutazione nelle Diocesi ed Eparchie;
•secondo semestre 2027: Assemblee di valutazione nelle Conferenze episcopali nazionali e internazionali, nelle Strutture gerarchiche orientali e in altri raggruppamenti di Chiese;
•primo quadrimestre 2028: Assemblee continentali di valutazione;
•ottobre 2028: Assemblea ecclesiale in Vaticano.
Il testo delle Tracce, a cui ne seguiranno altri in base alle esigenze che si manifesteranno, disegna un profilo della fase attuativa, dando risposta ad alcune domande fondamentali che nei mesi scorsi sono state spesso rivolte alla Segreteria. È strutturato secondo il seguente schema:
1. Che cos’è la fase attuativa e quali sono i suoi obiettivi?
2. Chi partecipa alla fase attuativa? Con quali compiti e responsabilità?
2.1. La responsabilità del Vescovo diocesano o eparchiale
2.2. Il compito delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione
2.3. Il ruolo dei raggruppamenti di Chiese
2.4. Il servizio della Segreteria Generale del Sinodo
3. Come utilizzare il DF nella fase attuativa?
3.1. Custodire la visione d’insieme
3.2. Investire sulla concretezza delle pratiche
4. Con quale metodo e con quali strumenti procedere nella fase attuativa?
4.1. Il discernimento ecclesiale
4.2. Disegnare e accompagnare processi in stile sinodale.
1. Che cos’è la fase attuativa e quali sono i suoi obiettivi?
Si tratta dell’ultima delle tre fasi del Sinodo previste agli artt. 19-21 della costituzione apostolica Episcopalis communio (EC, 15 settembre 2018); essa segue la fase della consultazione e dell’ascolto del Popolo di Dio (tenutasi nel 2021-2023), e la fase celebrativa, che ha visto lo svolgimento delle due Sessioni dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023 e ottobre 2024) e ha portato a termine il discernimento compiuto sulla base dell’ascolto del Popolo di Dio. Come spiega EC: «il processo sinodale ha non solo il suo punto di partenza, ma anche il suo punto di arrivo nel Popolo di Dio, sul quale devono riversarsi i doni di grazia elargiti dallo Spirito Santo per mezzo del raduno assembleare dei Pastori» (n. 7).
La fase attuativa è stata aperta da Papa Francesco con la Nota di accompagnamento del 24 novembre 2024, con cui ha consegnato alla Chiesa intera il DF. Con un atto senza precedenti nella storia dell’istituzione sinodale, dichiara che il DF «partecipa del Magistero ordinario del Successore di Pietro (cf. EC 18 § 1; CCC 892)» e chiede che come tale venga accolto. È dunque il DF, nella sua interezza, il punto di riferimento per la fase dell’attuazione. Al tempo stesso, la Nota ricorda che la sua applicazione richiede diverse mediazioni: «Le Chiese locali e i raggruppamenti di Chiese sono ora chiamati a dare attuazione, nei diversi contesti, alle autorevoli indicazioni contenute nel Documento, attraverso i processi di discernimento e di decisione previsti dal diritto e dal Documento stesso».
La fase attuativa ha come obiettivo sperimentare pratiche e strutture rinnovate, che rendano sempre più sinodale la vita della Chiesa, a partire della prospettiva complessiva tracciata dal DF, in vista di un più efficace svolgimento della missione di evangelizzazione. Questo lavoro comprende il necessario approfondimento teologico e canonistico, e soprattutto un impegno per discernere che cosa risulti più appropriato e potenzialmente fecondo nei diversi contesti locali. Concretamente, la priorità è offrire al Popolo di Dio nuove opportunità di camminare insieme e di riflettere su queste esperienze per coglierne i frutti in ordine alla missione e condividerli.
L’enfasi sull’importanza di fare esperienza non significa che la fase attuativa consista in una sorta di esercitazione o in un compito aggiuntivo richiesto da Roma: fa parte della vita ordinaria delle Chiese e ispira le loro pratiche quotidiane. Ogni Chiesa locale, ogni comunità parrocchiale potrà praticare la sinodalità dentro la propria pastorale ordinaria, migliorando il modo in cui svolge la propria missione attraverso il discernimento ecclesiale che lo Spirito Santo oggi ci richiede. Il DF invita le Chiese locali ad individuare anche«percorsi formativi per realizzare una tangibile conversione sinodale nelle varie realtà ecclesiali» (DF, n. 9). Dunque la fase attuativa punta a incidere in modo percepibile sulla vita della Chiesa e sul funzionamento delle sue strutture e istituzioni. Se dovesse limitarsi alla formulazione di ipotesi astratte, non raggiungerebbe il proprio scopo e soprattutto dissiperebbe il capitale di entusiasmo ed energia che il processo sinodale ha finora suscitato.
Inoltre, la fase attuativa è una opportunità per mantenere vivo quello scambio di doni che fa crescere la comunione delle Chiese locali all’interno dell’unica Chiesa, manifestandone la cattolicità nel rispetto delle legittime diversità. Da queste ultime scaturisce quella creatività che ispira nuove forme di praticare la sinodalità e potenzia la fecondità nella missione. Per questo occorre che i frutti delle esperienze realizzate nei diversi contesti siano messi in circolazione e condivisi, alimentando il dialogo tra le Chiese. Nella fase attuativa prende dunque vita un nuovo processo di dialogo in ciascuna Chiesa e tra le Chiese, sulla base del DF.
Occorre anche sottolineare che la fase attuativa non è un ritorno indietro, né propone una pura ripetizione di quanto già vissuto: ben diversi sono i passi e gli obiettivi. Il punto di riferimento è il DF, che esprime il consenso raggiunto al termine del discernimento dei Pastori provenienti da tutte le Chiese e che, in quanto parte del Magistero ordinario del Successore di Pietro, impegna l’intero Popolo di Dio indicando la direzione in cui procedere. Piuttosto, l’esperienza di diverse Chiese lungo questi ultimi mesi mostra quanto sia fecondo ricollegarsi con il cammino fatto nelle fasi precedenti e con quanto attraverso di esso si è imparato, allo scopo di restituire alla Chiesa locale i frutti del processo che ha coinvolto le altre Chiese e la Chiesa tutta.
Crescere come Chiesa sinodale richiede un sapere che si apprende solo attraverso l’esperienza e ci apre una via all’incontro con il Signore. È quanto hanno vissuto in prima persona i partecipanti all’Assemblea sinodale; non a caso il DF comincia testimoniando come «vivendo la conversazione nello Spirito, in ascolto gli uni degli altri, abbiamo percepito la Sua presenza in mezzo a noi: la presenza di Colui che, donando lo Spirito Santo, continua a suscitare nel Suo Popolo una unità che è armonia delle differenze» (DF, n. 1). È questa anche l’esperienza che è stata fatta e che si continua a fare nelle Chiese locali e nei diversi raggruppamenti di Chiese.
La fase attuativa prende il via durante il Giubileo della speranza. Questa coincidenza ci ha invitato a collocare nei prossimi mesi un importante appuntamento: il Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione, previsto dal 24 al 26 ottobre 2025, la cui organizzazione è affidata alla Segreteria Generale del Sinodo. Sarà una grazia poter vivere insieme un momento profondo di spiritualità, in unione a tutto il Popolo di Dio, e sarà anche l’occasione di tessere legami, scambiare esperienze e sintonizzarci meglio in vista dei successivi appuntamenti.
2. Chi partecipa alla fase attuativa? Con quali compiti e responsabilità?
La fase attuativa è un processo ecclesiale in senso pieno, che coinvolge tutte le Chiese come soggetto della recezione del DF, e quindi l’intero Popolo di Dio, donne e uomini, nella varietà di carismi, vocazioni e ministeri di cui è arricchito e nelle diverse articolazioni in cui si svolge concretamente la sua vita (piccole comunità cristiane o comunità ecclesiali di base, parrocchie, associazioni e movimenti, comunità di consacrati e consacrate, ecc.). Poiché la sinodalità è «dimensione costitutiva della Chiesa» (DF, n. 28), non può trattarsi di un percorso limitato a un nucleo di “tifosi”. Anzi, è importante che questo nuovo processo contribuisca concretamente «ad ampliare le possibilità di partecipazione e di esercizio della corresponsabilità differenziata di tutti i Battezzati, uomini e donne» (DF, n. 36) in spirito di reciprocità; inoltre, è cruciale che punti a coinvolgere quanti finora sono rimasti ai margini del cammino di rinnovamento ecclesiale costituito dal Sinodo, quali «persone e gruppi di diverse identità culturali e condizioni sociali, in particolare i poveri e gli esclusi» (Ibid.). Numerose Chiese hanno dato vita a percorsi che mirano a rendere ordinario nella loro vita l’impegno a essere una Chiesa in ascolto, così come molte segnalano che l’ascolto dei giovani è una priorità. Inoltre, occorre una cura particolare per l’ascolto di coloro che hanno manifestato perplessità e resistenze nei confronti del processo sinodale: per camminare davvero insieme non possiamo perdere l’apporto del loro punto di vista.
Per questo tutte le Chiese sono invitate a continuare la ricerca di strumenti di ascolto appropriati all’ampia varietà di contesti in cui la comunità cristiana vive e opera, senza limitarsi al solo ambito delle parrocchie come in taluni casi è accaduto durante la fase dell’ascolto, ma coinvolgendo anche scuole e università, centri di ascolto e di accoglienza, ospedali e carceri, l’ambiente digitale, ecc. Al tempo stesso, la fase attuativa rappresenta un’occasione propizia per rinforzare le relazioni tra le diverse componenti della comunità cristiana, «in modo da dare vita a uno scambio di doni a servizio della comune missione» (DF, n. 65) che coinvolga le comunità e le realtà apostoliche legate a Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, così come Associazioni, Movimenti e Nuove Comunità. «Spesso è la loro azione, assieme a quella di tante singole persone e gruppi informali, a portare il Vangelo nei luoghi più diversi» (DF, n. 118) e il cammino di una Chiesa sinodale ha bisogno di questo dinamismo.
2.1. La responsabilità del Vescovo diocesano o eparchiale
Proprio perché si tratta di un processo ecclesiale nel senso più pieno del termine,il primo responsabile della fase attuativa in ogni Chiesa locale è il Vescovo diocesano o eparchiale: compete a lui aprirla, indicarne ufficialmente i tempi, i metodi e gli obiettivi, accompagnarne lo svolgimento e concluderla, validandone i risultati. Sarà una occasione opportuna per praticare un esercizio dell’autorità in stile sinodale, sulla scia di quanto afferma il DF: «Chi è ordinato Vescovo non viene caricato di prerogative e compiti che deve svolgere da solo. Piuttosto riceve la grazia e il compito di riconoscere, discernere e comporre in unità i doni che lo Spirito effonde sui singoli e sulle comunità, operando all’interno del legame sacramentale con i Presbiteri e i Diaconi, con lui corresponsabili del servizio ministeriale nella Chiesa locale» (DF, n. 69). Chi riceve questo dono e svolge questo compito può autorevolmente riconoscere e confermare la qualità sinodale del cammino compiuto insieme dalla comunità ecclesiale e dei frutti che ha prodotto, promuovendo così quell’unità della Chiesa che – diceva già San Giovanni Paolo II – «non è l’uniformità, ma l’integrazione organica delle legittime diversità» (Novo millennio ineunte, n. 46, cit. in DF, n. 39), e manifestando l’azione dello Spirito, maestro di armonia. Lo Spirito Santo opera con libertà, suscitando iniziative nel Popolo di Dio là dove ritiene più opportuno: il compito dell’autorità è riconoscere questi doni, accogliere l’invito ad ampliare lo sguardo che sempre contengono, favorire la loro fecondità e promuovere la diversità, così da arricchire le possibilità di scambio di doni che nutre la comunione ecclesiale.
In quanto «visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari» (Lumen gentium, n. 23), i Vescovi sono chiamati a suscitare e sostenere la partecipazione al processo sinodale di tutti i membri della porzione di Popolo di Dio loro affidata. Infatti, in ogni Diocesi ed Eparchia, ci sono alcuni che ne hanno un vivo desiderio, che andrà ascoltato, sono disponibili a impegnarsi con entusiasmo e potranno anche offrire suggerimenti validi. Altri, invece, hanno bisogno di essere aiutati ad aprirsi all’azione dello Spirito, innanzi tutto mettendosi in ascolto delle loro resistenze. Per svolgere con efficacia questo compito, i Vescovi diocesani o eparchiali non potranno mancare di coinvolgere, oltre a Vescovo coadiutore e Vescovi ausiliari eventualmente presenti:
a) i Presbiteri e i Diaconi. Compete loro, infatti, collaborare con il Vescovo «nel discernere i carismi e nell’accompagnare e guidare la Chiesa locale, con una particolare attenzione al servizio dell’unità» (DF, n. 72). Come ricorda il DF, «l’esperienza del Sinodo può aiutare Vescovi, Presbiteri e Diaconi a riscoprire la corresponsabilità nell’esercizio del ministero» (DF, n. 74) e la dimensione sinodale del loro ministero. Inoltre, in questo modo, sarà possibile anche promuovere un maggiore coinvolgimento dei Presbiteri;
b) gli organismi di partecipazione a livello diocesano (Consiglio presbiterale, Consiglio Pastorale e Consiglio degli affari economici), che, nelle modalità proprie di ciascuno, sono coinvolti nei processi di discernimento ecclesiale e nella elaborazione delle decisioni che l’attuazione del Sinodo inevitabilmente comporta. Come ricorda il DF, «risulta opportuno intervenire sul funzionamento di questi organismi, a partire dall’adozione di una metodologia di lavoro sinodale» (DF, n. 105);
c) l’équipe sinodale diocesana/eparchiale, a cui compete in particolare l’animazione del processo (cf. il paragrafo immediatamente successivo).
In numerosi luoghi, l’esperienza ha mostrato che l’adozione di procedure sinodali per il discernimento ecclesiale e l’elaborazione delle decisioni in stile sinodale, sulla base dei nn. 87-94 del DF, non sminuisce, ma piuttosto consolida l’autorevolezza del Vescovo e agevola l’accoglimento e l’esecuzione delle decisioni prese.
2.2. Il compito delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione
L’esperienza della fase della consultazione ha mostrato quanto sia stata preziosa l’opera delle équipe sinodali: nominate e accompagnate dal Vescovo, sono strumenti fondamentali per l’animazione ordinaria della vita sinodale delle Chiese locali. Il loro contributo sarà fondamentale anche nella fase attuativa: per tale motivo le équipe esistenti andranno valorizzate ed eventualmente rinnovate, quelle sospese andranno riattivate e opportunamente integrate, e ne andranno formate di nuove laddove non si fosse provveduto a istituirle precedentemente.
I criteri per la loro composizione restano quelli già indicati nella fase della consultazione e dell’ascolto: Laiche e Laici, Presbiteri e Diaconi, Consacrate e Consacrati di diversa età e portatori di differenti culture e modelli di formazione che rappresentino i diversi ministeri e carismi della Chiesa. Per questo non è possibile definire regole di composizione universalmente valide. Per favorire il raccordo con la vita e la pastorale della diocesi, sarà bene che ne facciano parte anche alcuni dei responsabili diocesani. Per assicurare l’orientamento missionario ed evitare il rischio di ripiegamenti autoreferenziali, esattamente come per gli organismi di partecipazione (cf. DF, n. 106), sarà bene prevedere che delle équipe sinodali facciano parte anche persone impegnate nella testimonianza e nel servizio apostolico nella vita ordinaria e nelle dinamiche sociali. Si potrebbe inoltre valutare l’opportunità di invitare, come osservatori, anche alcuni rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane o di altre religioni. Nulla impedisce che il Vescovo faccia parte dell’équipe sinodale; qualora non accada, occorre che sia regolarmente informato sul suo lavoro e la incontri quando opportuno. Quanto ai requisiti dei singoli membri, la conoscenza del DF è sicuramente fondamentale, assieme all’esperienza diretta di dinamiche sinodali, in particolare quelle vissute durante la fase della consultazione e dell’ascolto. Negli ultimi anni sono nate a livello nazionale e internazionale scuole o iniziative di formazione alla sinodalità, a cui è possibile ricorrere anche per rendere più solida la preparazione dei membri delle équipe sinodali.
Équipe sinodali con una composizione adeguatamente varia potranno più facilmente diventare laboratori di sinodalità, sperimentando al proprio interno quelle dinamiche che sono chiamate a promuovere nel Popolo di Dio. Il loro ruolo nella fase attuativa è innanzi tutto promuovere e facilitare la crescita del dinamismo sinodale all’interno dei contesti concreti in cui vive ciascuna Chiesa locale; identificare gli strumenti e le metodologie appropriate, anche per quanto riguarda le proposte formative; e realizzare le iniziative opportune perché si compiano i passi necessari. Le équipe sinodali si costituiscono ordinariamente a livello diocesano o eparchiale, ma, laddove possibile, è auspicabile la loro presenza anche a livello decanale o parrocchiale. In diversi contesti ecclesiali si stanno già sviluppando esperienze interessanti, che mostrano come queste équipe, opportunamente collegate tra loro, possono contribuire a rendere più capillare e partecipato il processo sinodale. Inoltre, fa parte del compito dell’animazione promuovere la disponibilità e la formazione di facilitatori e coordinare il loro lavoro.
L’ambito di competenza delle équipe sinodali non si sovrappone, ma si articola con quello degli organismi di partecipazione, nella chiave della ricerca di sinergie. Le équipe sinodali sono istituite a servizio dell’animazione e della formazione sinodale della Diocesi o Eparchia. Gli organismi di partecipazione sono chiamati a svolgere il compito propositivo e consultivo loro assegnato dal diritto canonico. Quindi, è loro compito contribuire nell’elaborazione delle decisioni richieste per l’attuazione del Sinodo, con il discernimento delle priorità pastorali o il rinnovamento delle strutture e dei processi decisionali. Un regolare raccordo e una puntuale circolazione delle informazioni renderà il lavoro di tutti più fluido.
Infine, le équipe sinodali avranno il compito di raccogliere i frutti dei processi che animeranno, anche in vista della fase della valutazione e delle Assemblee previste a partire dal 2027. Anche in questo caso, toccherà al Vescovo riconoscere e confermare la validità della sintesi rispetto al cammino compiuto insieme dalla comunità diocesana.
2.3. Il ruolo dei raggruppamenti di Chiese
Il DF, anche in questo radicato nel Concilio, è attento a sottolineare chele Chiese locali non sono entità isolate, ma si collocano all’interno dei legami di comunione che le uniscono tra di loro, in particolare attraverso la comunione dei Vescovi tra di loro e con il Romano Pontefice.
In molti casi i legami sono informali, frutto di storia, di vicinanza geografica, di gemellaggi, di migrazioni, di incontri magari occasionali tra persone, oggi sempre più spesso anche di interazioni attraverso i media digitali, ecc. Nella nostra società fortemente connessa nessuna Diocesi o Eparchia può pensare di vivere isolata, senza risentire, nel bene e nel male, di quanto accade nelle altre. Questi legami spontanei e informali, che prescindono da una programmazione deliberata, sono una conseguenza del tempo in cui viviamo, ma soprattutto costituiscono una ricchezza e una risorsa di cui prendere consapevolezza per favorire una sempre più articolata esperienza del noi ecclesiale.
In altri casi, questi legami assumono una forma strutturale, disciplinata dal diritto, dando vita a istituzioni quali le metropolie o province ecclesiastiche e soprattutto le Conferenze episcopali (nazionali e regionali) e i Sinodi delle Chiese sui iuris, così come le Riunioni continentali di Conferenze episcopali. Anche queste strutture hanno un ruolo nella fase attuativa, che il DF sinteticamente così indica: «Alle Conferenze episcopali e ai Sinodi delle Chiese sui iuris suggeriamo di dedicare persone e risorse per accompagnare il percorso di crescita come Chiesa sinodale in missione e per mantenere i contatti con la Segreteria Generale del Sinodo» (DF, n. 9).
Si tratta dunque di un duplice ruolo. Innanzi tutto è chiesto loro di: sostenere i processi in corso a livello locale, in particolare là dove sono ancora in fase iniziale, stimolando le Chiese locali; favorire il coordinamento e la messa in rete delle équipe sinodali diocesane; offrire formazione, tenendo conto delle proposte di scuole e iniziative di formazione alla sinodalità presenti nei diversi territori (in particolare per i membri delle équipe e per coloro che sono più direttamente impegnati nell’animazione del processo di attuazione); promuovere la riflessione teologica e pastorale, in particolare in vista di una migliore inculturazione nel contesto locale delle risorse preparate dalla Segreteria Generale. Svolgere questi compiti a livello locale risulterebbe più gravoso e comporterebbe una duplicazione degli sforzi: per questo, in spirito di sussidiarietà, essi possono essere meglio svolti a livello di raggruppamenti di Chiese, senza che questo esautori il protagonismo delle Chiese locali.
La seconda linea di azione riguarda l’interfaccia comunicativa con la Segreteria Generale del Sinodo, che crescerà di importanza in alcuni momenti, ad esempio quando sarà necessario inviare a Roma i contributi delle Chiese locali, organizzandoli in sintesi nazionali secondo il modello già sperimentato. Maggiori indicazioni pratiche saranno fornite via via che si preciseranno i contorni e le scadenze di questa fase. Le Conferenze episcopali possono comunque contare sulla disponibilità della Segreteria Generale per appianare gli ostacoli che dovessero manifestarsi lungo il cammino.
Per svolgere questo duplice compito, sarà importante procedere alla riattivazione e al rinnovamento delle équipe sinodali nazionali e continentali, sulla falsariga di quanto già detto per quelle locali. Spetterà a loro portare avanti il lavoro concreto.
Si aggiunge poi un terzo compito: il DF riconosce nelle Conferenze episcopali uno strumento per esprimere e realizzare la collegialità episcopale e favorire la comunione tra le Chiese. La sinodalità interpella dunque anche le modalità concrete del loro funzionamento. Il n. 125 del DF contiene alcune indicazioni specifiche a questo riguardo, che con tutta evidenza non potranno essere assunte dalle singole Chiese locali. Sarà importante allora che i raggruppamenti di Chiese attivino una riflessione e una sperimentazione di modalità sinodali di procedere al loro livello, i cui risultati contribuiranno alla fase della valutazione.
2.4. Il servizio della Segreteria Generale del Sinodo
Alla Segreteria Generale del Sinodo è stato affidato da Papa Francesco, prima, e da Papa Leone XIV, poi, un ruolo di animazione e coordinamento attraverso un percorso di accompagnamento lungo il quadriennio 2025-2028.
All’interno di questo quadro, un primo compito della Segreteria Generale è alimentare la comunione nello spirito dello scambio di doni e nella prospettiva della «conversione dei legami» (DF, Parte IV) tra le Chiese. Importanti strumenti in vista di questo fine sono l’ascolto delle esperienze realizzate nei diversi contesti ecclesiali e la promozione di una riflessione condivisa su di esse, così che insieme possiamo riconoscere la voce dello Spirito e orientare i nostri passi nella direzione che ci indica. La Segreteria Generale è chiamata a favorire un dialogo continuo tra le Chiese, facilitando la comunicazione e il confronto reciproco, anzitutto attraverso i raggruppamenti di Chiese, in particolare a livello continentale. A tal fine, si metterà in ascolto delle Chiese locali e raccoglierà i loro feedback, sulla cui base preparerà note e sussidi, e farà circolare informazioni e suggerimenti. Inoltre, proporrà momenti di incontro che favoriscano l’ascolto reciproco, la condivisione del cammino e dei suoi frutti, e l’espressione condivisa della gratitudine al Signore.
Il primo di questi appuntamenti è l’ormai prossimo Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione (24-26 ottobre 2025). Indicazioni più precise sulle modalità di organizzazione di altri eventi e della raccolta dei feedback saranno inviate via via che si procederà nel cammino. Per il momento, ai fini di garantire un ordinato flusso comunicativo e consentire un più efficace coordinamento, è fondamentale che ciascuna Diocesi o Eparchia iscriva la propria équipe sinodale nel database della Segreteria Generale del Sinodo[4]. Chiediamo a ogni Vescovo ed Eparca di verificare che questo sia stato fatto.
Un secondo compito della Segreteria è l’accompagnamento dei Vescovi diocesani ed eparchiali, e delle équipe sinodali, principalmente attraverso il dialogo con le apposite strutture attivate dai raggruppamenti di Chiese, in particolare a livello continentale. Tuttavia, nella misura del possibile, la Segreteria Generale è disponibile anche ad accompagnare singole Chiese locali, così come Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, Associazioni, Movimenti e Nuove Comunità, o altre istituzioni ecclesiali che ne facciano richiesta, con un’attenzione prioritaria alle Chiese con meno risorse. La Segreteria Generale si impegna a restare “con la porta aperta”[5], per ascoltare le esigenze, le intuizioni e le proposte che giungono dalle Chiese locali, e per facilitare il loro lavoro cercando di dare risposta alle richieste che giungeranno in merito ai contenuti e alle metodologie della fase di attuazione.
Un punto di particolare importanza è incoraggiare le Chiese perché il loro cammino si svolga in stile sinodale. L’esperienza di chi già ha dato inizio alla fase dell’attuazione conferma che i contenuti e le decisioni sono importanti, ma lo sono altrettanto le modalità con cui li si affrontano. Strutture e norme adeguate sono indispensabili, ma non bastano. La prospettiva e la bellezza dell’essere Chiesa sinodale è stata compresa nella sua ricchezza dalle comunità che hanno fatto esperienza diretta dell’ascolto e della partecipazione a processi di discernimento e presa di decisione. È a questa esperienza concreta e condivisa, sotto la guida dei Pastori, spesso segnata dalla gioia del Vangelo, che la Segreteria intende continuare a offrire il proprio servizio attento e puntuale.
Un terzo compito consiste nel continuare a coordinare i Gruppi di Studio, in collaborazione con i Dicasteri competenti della Curia Romana, a cui partecipano anche Pastori ed esperti provenienti da tutti i continenti. Papa Leone XIV ha confermato questo compito e anche l’aggiunta di due nuovi Gruppi di Studio (rispettivamente su «La liturgia in prospettiva sinodale» e su«Lo statuto delle Conferenze episcopali, delle Assemblee ecclesiali e dei Concili particolari»). Spetta inoltre alla Segreteria assicurare che le decisioni del Papa, maturate anche a partire dai risultati di questi gruppi, siano armonicamente integrate nel cammino sinodale in corso. Sempre nella prospettiva dell’approfondimento delle tematiche emerse durante il percorso sinodale, la Segreteria promuoverà inoltre convegni e seminari di studio, favorendo momenti di riflessione condivisa e di elaborazione teologica e pastorale.
Infine, di particolare importanza sarà il compito di accompagnare l’organizzazione delle Assemblee continentali di valutazione (1° quadrimestre 2028) e di organizzare l’Assemblea ecclesiale di ottobre 2028. In vista di questi appuntamenti, è bene ribadire che la valutazione non è una forma di giudizio o di controllo, ma un’opportunità per chiederci a che punto siamo nel percorso di attuazione e di conversione, illuminando i progressi compiuti e individuando le aree di miglioramento (cf. DF, n. 100): le Assemblee ecclesiali previste nel 2027-2028 ai diversi livelli vanno comprese in questa linea e costituiranno occasioni per celebrare i doni ricevuti, in modo da continuare a crescere insieme come Chiesa sinodale impegnata a portare avanti la missione ricevuta da Cristo nelle circostanze concrete del nostro tempo; saranno anche un’opportunità per mettere in pratica modalità concrete di coniugare sinodalità, collegialità e primato, in modo fedele e creativo nella prospettiva di una corresponsabilità differenziata. Indicazioni più precise sulle modalità di svolgimento e sui temi all’ordine del giorno di queste Assemblee emergeranno dal percorso di dialogo che le precede, oltre che dai risultati del Gruppo di Studio che ha tra i suoi compiti anche la riflessione su di esse. Quello che già si può anticipare è che saranno l’occasione per condividere esperienze di rinnovamento di pratiche e strutture in senso sinodale che le singole Chiese ritengono sufficientemente consolidate, così da sottoporle al Santo Padre per una definitiva validazione, e offriranno anche l’opportunità per cominciare ad affrontare insieme i quesiti che lungo il percorso non mancheranno di emergere.
3. Come utilizzare il DF nella fase attuativa?
Il DF è il punto di riferimento della fase attuativa: per questa ragione è qui così abbondantemente citato. Di conseguenza, è essenziale promuoverne la conoscenza, in particolare da parte dei membri delle équipe sinodali e di coloro che ai diversi livelli sono chiamati ad animare il processo di attuazione. Poiché il DF è un testo ricco e organico, sarà opportuno prevedere (a livello locale, nazionale o regionale) momenti e/o strumenti di formazione, accompagnamento e guida alla lettura, che permettano di cogliere l’ispirazione che lo anima e non solo di farsi un’idea delle questioni trattate.
Innanzi tutto, la lettura del DF va sostenuta e alimentata dalla preghiera tanto comunitaria quanto personale, centrata su Cristo, maestro di ascolto e di dialogo (cf. DF, n. 51) e aperta all’azione dello Spirito: non basterà un’analisi astratta del testo. Il DF propone infatti alla Chiesa tutta e a ogni Battezzato la prospettiva di un cammino di conversione: «la chiamata alla missione è contemporaneamente la chiamata alla conversione di ogni Chiesa locale e della Chiesa tutta» (DF, n. 11). Come ogni cammino di conversione, esso implica un percorso di approfondimento e purificazione interiore, a cui sul piano personale farà seguito il cambiamento delle scelte, dei comportamenti e degli stili di vita. Sul piano comunitario, il rinnovamento delle categorie di pensiero e della cultura in senso sinodale sarà il terreno su cui potranno germinare nuove pratiche e strutture rinnovate.
Il DF è un testo organico, animato da un proprio dinamismo interno, come conseguenza del lungo percorso di ascolto, confronto e discernimento di cui è il frutto. Non può quindi essere considerato una raccolta di indicazioni su tematiche disparate che possono essere prese in considerazione astraendole dal contesto in cui sono state formulate. Questo impedirebbe di coglierne il senso e quindi di orientare correttamente la loro attuazione. Ne dà evidenza la sua stessa struttura.
La Parte I, infatti, esprime la comprensione condivisa di sinodalità, frutto del percorso compiuto, e ne delinea i fondamenti teologici e spirituali, radicati nel Concilio Vaticano II. All’estremo opposto, la Parte V riprende la prospettiva complessiva e ricorda che crescere come Chiesa sinodale missionaria richiede di curare la formazione di tutti i membri del Popolo di Dio; la Conclusione, poi, richiama una prospettiva escatologica che orienta la missione comune a cui sono chiamati a collaborare tutti i membri del Popolo di Dio.
All’interno di questa cornice di senso, le Parti II, III e IV si focalizzano su alcuni aspetti concreti della vita della Chiesa, formulando proposte per un suo rinnovamento. In particolare: la Parte II «è dedicata alla conversione delle relazioni che edificano la comunità cristiana e danno forma alla missione nell’intreccio di vocazioni, carismi e ministeri» (DF, n. 11); la Parte III identifica tre pratiche cruciali per avviare processi di “trasformazione missionaria” (discernimento ecclesiale, processi decisionali, cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione) ed evidenzia l’urgenza di un rinnovamento degli organismi di partecipazione; la Parte IV «delinea il modo in cui è possibile coltivare in forme nuove lo scambio dei doni e l’intreccio dei legami che ci uniscono nella Chiesa, in un tempo in cui l’esperienza del radicamento in un luogo sta cambiando profondamente» (Ibid.), riflettendo sul ruolo di Conferenze episcopali e Assemblee ecclesiali e sul servizio del Vescovo di Roma.
3.1. Custodire la visione d’insieme
Piuttosto che offrire una sintesi dei principali contenuti del DF, che potrebbe persino rivelarsi un ostacolo a un accesso al testo nella sua integralità, in questa sede pare preferibile esplicitare alcune linee di forza che lo attraversano, gli conferiscono organicità e costituiscono criteri di orientamento e valutazione delle decisioni che si intendono prendere. In questa prospettiva sono chiamati a radicarsi i passi concreti che si intraprenderanno per dare attuazione alle indicazioni del DF:
a) innanzi tutto il DF propone una prospettiva ecclesiologica precisa a cui riferirsi, radicata nel Concilio Vaticano II: «Il cammino sinodale sta infatti mettendo in atto ciò che il Concilio ha insegnato sulla Chiesa come Mistero e Popolo di Dio, chiamato alla santità attraverso una continua conversione che viene dall’ascolto del Vangelo» (DF, n. 5), nella consapevolezza che ogni suo membro, uomo o donna, ha ricevuto il dono dello Spirito Santo;
b) la missione di annuncio del Regno di Dio, inaugurata da Gesù e a cui sono chiamati tutti i Battezzati, ciascuno con la specificità dei propri carismi, vocazione e ministero, costituisce l’asse portante del testo e il suo obiettivo finale. Le riflessioni sugli strumenti da adottare o sulle riforme da attuare vanno sempre collocate nell’orizzonte della missione, che è il criterio fondamentale di ogni discernimento a riguardo. In particolare, il DF spinge con decisione per una Chiesa sempre più coraggiosa nell’estroflessione, tanto che chiede che le comunità si concepiscano «principalmente a servizio della missione che i Fedeli portano avanti all’interno della società, nella vita familiare e lavorativa, senza concentrarsi esclusivamente sulle attività che si svolgono al loro interno e sulle loro necessità organizzative» (DF, n. 59);
c) la prospettiva relazionale e la logica dello scambio di doni come espressione di cattolicità sono altre due linee di forza che percorrono tutto il DF e quindi ne orientano la comprensione e l’attuazione. Lo si vede con chiarezza nella presentazione delle figure dei ministri ordinati, in organica relazione gli uni con gli altri e con l’intero Popolo di Dio (cf. DF, nn. 69-74), o nella descrizione dei legami tra le Chiese locali attraverso la comunione tra i Vescovi;
d) lo slancio ecumenico rappresenta l’estensione della prospettiva relazionale e della logica dello scambio di doni. Non è quindi un’aggiunta opzionale, ma è una esigenza, rispetto alla quale verificare il dinamismo del proprio camminare insieme;
e) infine il DF fa propria la visione conciliare di una Chiesa nel mondo, in dialogo con tutti, con le altre tradizioni religiose (cf. DF, n. 41) e con tutta la società (cf. DF, 42). Crescere come Chiesa sinodale capace di dialogo ha un valore di profezia sociale che comprende l’impegno per la giustizia sociale e l’ecologia integrale. Queste dimensioni non potranno essere trascurate nella fase attuativa, conducendo a dare vita a opportunità di dialogo a partire dai bisogni concreti dei territori e delle società al cui interno si abita.
Oltre che dalle linee di forza sopra ricordate, il dinamismo che anima il DF, e che la fase attuativa è chiamata ad assumere, deriva dalla continua articolazione di alcune polarità e tensioni che strutturano la vita della Chiesa e il modo in cui le categorie ecclesiologiche la esprimono. Elenchiamo qui alcune di queste polarità: Chiesa tutta e Chiesa locale; Chiesa come Popolo di Dio, come Corpo di Cristo e come Tempio dello Spirito; partecipazione di tutti e autorità di alcuni; sinodalità, collegialità e primato; sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale; ministerialità (ministeri ordinati e istituiti) e partecipazione alla missione in forza della vocazione battesimale senza una forma ministeriale. L’attuazione del DF richiede di affrontare e discernere queste tensioni così come si presentano nelle circostanze in cui vive ogni Chiesa locale. La strada non è cercare un impossibile assetto che elimini la tensione a vantaggio di uno dei poli. Piuttosto, nel qui e ora di ciascuna Chiesa locale, occorrerà discernere quale tra i possibili equilibri consente un più dinamico servizio della missione. Verosimilmente in luoghi diversi si arriverà a decisioni diverse. Per questo in numerosi ambiti il DF apre alcuni spazi di sperimentazione locale, ad esempio in materia di ministeri (cf. DF, nn. 66, 76 e 78), processi decisionali (cf. DF, n. 94), rendiconto e valutazione (cf. DF, n. 101), organismi di partecipazione (cf. DF, n. 104). Le singole Chiese sono invitate ad avvalersene.
Nelle attuali circostanze socioculturali, una di queste tensioni pare presentarsi con forme particolarmente nuove e richiedere uno sforzo di consapevolezza. Per questo il DF vi dedica un intero paragrafo, significativamente intitolato «Radicati e pellegrini» (cf. DF, nn. 110-119). Tradizionalmente è il legame con un luogo, inteso in senso spaziale e geografico, a definire le Chiese locali come porzioni del Popolo di Dio e a costituire la base del senso di appartenenza delle persone. Fenomeni come l’urbanizzazione, la crescente mobilità e le migrazioni, e la diffusione della cultura digitale modificano profondamente il modo in cui le persone sperimentano l’appartenenza: questa fa riferimento a reti di relazioni piuttosto che ad ambiti spaziali, anche se rimane fermo il bisogno umano di legami comunitari. Anzi, il loro indebolimento rende ancora più urgente uno sforzo di creatività missionaria, che permetta alla Chiesa di raggiungere le persone e creare con loro legami là dove sono (cf. Ibid.).
Nella fase della valutazione, sarà importante raccogliere i frutti delle esperienze fatte dalle Chiese locali nell’abitare polarità e tensioni, e i risultati degli sforzi di creatività missionaria, in vista dello scambio di buone pratiche.
3.2. Investire sulla concretezza delle pratiche
In ascolto dello Spirito Santo, rimanendo all’interno della visione ecclesiologica che il DF riceve dal Concilio Vaticano II, l’obiettivo proprio della fase attuativa è discernere i passi di conversione di cultura, relazioni e pratiche ecclesiali, e conseguentemente di riforma di strutture e istituzioni. Si tratta di un punto cruciale dell’intero processo: «Senza cambiamenti concreti a breve termine, la visione di una Chiesa sinodale non sarà credibile e questo allontanerà quei membri del Popolo di Dio che dal cammino sinodale hanno tratto forza e speranza» (DF, n. 94).
Il DF sottolinea a più riprese che «spetta alle Chiese locali trovare modalità appropriate per dare attuazione a questi cambiamenti» (Ibid.), anzi, è questo il compito da affrontare durante la fase attuativa. Non è perciò possibile indicare tra i molti ambiti oggetto di attenzione del DF quelli da ritenere universalmente prioritari. Circostanze locali possono più che legittimamente rendere di importanza e urgenza incontestabili affrontare un punto particolare che altrove non riveste la medesima priorità: può essere il caso dei rapporti tra Chiesa latina e Chiese Orientali Cattoliche in alcune aree, o dello slancio ecumenico o del dialogo interreligioso in altre, che domanderanno di dare una forma peculiare, anche strutturale e istituzionalizzata, all’impegno di camminare insieme.
Al tempo stesso – e qui ci stiamo riferendo alla polarità Chiesa tutta e Chiesa locale sopra ricordata – è viva anche l’esigenza di procedere insieme come Chiesa tutta. Anzi questa è la ragione principale per lanciare il processo di accompagnamento e valutazione.
In questa linea e ferma restando la responsabilità di ogni Chiesa locale in merito all’attuazione delle indicazioni del DF nel proprio contesto, fin da ora, sulla base del processo del Sinodo 2021-2024, è possibile prevedere che le Chiese locali saranno chiamate a condividere i passi compiuti su alcuni ambiti specifici, secondo le modalità e forme che sembreranno più opportune. Tra questi ambiti segnaliamo:
a) la promozione della spiritualità sinodale (cf. DF, nn. 43-46);
b) l’effettivo accesso a funzioni di responsabilità e a ruoli di guida che non richiedono il sacramento dell’Ordine da parte di donne e uomini non ordinati, sia Laici e Laiche, sia Consacrate e Consacrati (cf. DF, n. 60);
c) la sperimentazione di forme di servizio e ministero che rispondano alle esigenze pastorali nei diversi contesti (cf. DF, nn. 75-77);
d) la pratica del discernimento ecclesiale (cf. DF, n. 81-86);
e) l’attivazione di processi decisionali in stile sinodale (cf. DF, nn. 93-94);
f) la sperimentazione di forme appropriate di trasparenza, rendiconto e valutazione (cf. DF, nn. 95-102);
g) l’obbligatorietà nelle Diocesi e nelle Parrocchie degli organismi di partecipazione previsti dal diritto, e il rinnovamento delle loro modalità di funzionamento in chiave sinodale (cf. DF, nn. 103-106);
h) lo svolgimento regolare di assemblee ecclesiali locali e regionali (cf. DF, n. 107);
i) la valorizzazione del Sinodo diocesano e dell’Assemblea eparchiale (cf. DF, n. 108);
j) il rinnovamento in chiave sinodale missionaria della Parrocchie (cf. DF, n. 117);
k) la verifica del carattere sinodale dei cammini dell’Iniziazione Cristiana (cf. DF, n. 142) e, in generale, dei percorsi formativi e delle istituzioni ad essi deputate (cf. DF, nn. 143-151).
Non è certo una lista esaustiva e sarà ulteriormente precisata nel corso del cammino, a partire dai feedback delle Chiese locali.
4. Con quale metodo e con quali strumenti procedere nella fase attuativa?
L’esperienza dell’intero processo sinodale ha mostrato quanto sia cruciale disporre di un metodo adeguato alle tematiche da trattare. Anzi, per la costruzione di una Chiesa sinodale, contenuto e metodo assai spesso coincidono: incontrarsi e dialogare come fratelli e sorelle in Cristo su come vivere meglio la dimensione sinodale della Chiesa è un’esperienza di Chiesa sinodale che dischiude a una migliore comprensione del tema. Perciò il metodo sinodale non si riduce a una serie di tecniche di gestione degli incontri, ma è un’esperienza spirituale ed ecclesiale che implica crescere in un nuovo modo di essere Chiesa, radicata nella fede che lo Spirito elargisce a tutti i Battezzati i suoi doni, a partire dal sensus fidei (cf. DF, n. 81). In quanto non si tratta di una tecnica, la metodologia non garantisce di raggiungere il risultato sperato, perché questo dipende dall’apertura all’ascolto di coloro che prendono parte al cammino e dalla loro disponibilità a lasciarsi trasformare dallo Spirito di Cristo in comunione con i fratelli e le sorelle. Si tratta di un’altra dimensione della conversione sinodale a cui il DF invita tutta la Chiesa.
4.1. Il discernimento ecclesiale
I nn. 81-86 del DF tracciano in modo sintetico ma incisivo il profilo del discernimento ecclesiale, cioè del metodo proprio di una Chiesa sinodale. Ad essi sarà necessario fare riferimento, nella consapevolezza che «nella Chiesa esiste una grande varietà di approcci al discernimento e di metodologie consolidate» (DF, n. 86). A riguardo, è opportuno ricordare che la conversazione nello Spirito, che del processo sinodale è stata senz’altro una caratteristica distintiva e un fattore di successo, non è l’unico metodo sinodale e soprattutto non è sinonimo di discernimento ecclesiale, al cui servizio si pone come strumento e preparazione.
Come ricorda il DF al n. 85, il discernimento ecclesiale richiede l’apporto di competenze di vario genere per una più approfondita lettura del contesto e una più chiara identificazione della posta in gioco. Non è facile che questi apporti possano trovare una collocazione adeguata nella dinamica della conversazione nello Spirito, che è innanzi tutto uno strumento di incontro, di crescita nella relazione e di passaggio dall’io al noi. Infine, in quanto nella fase attuativa sarà necessario giungere a deliberazioni concrete in vista del rinnovamento delle pratiche e delle strutture, i processi decisionali in merito dovranno essere compiutamente ecclesiali, riconoscendo la peculiare funzione dell’autorità, in particolare dei Vescovi diocesani o eparchiali, primi responsabili della comunione nelle Chiese loro affidate e tra le Chiese.
Concretamente, tra le premesse per realizzare un buon percorso di discernimento, risulta fondamentale una chiara definizione degli obiettivi, assicurandosi che siano realistici e proporzionati rispetto al tempo disponibile, agli spazi utilizzabili e al numero dei partecipanti coinvolti. Inoltre, non si possono trascurare le disposizioni di partenza: è cruciale che ogni partecipante arrivi adeguatamente preparato e che il contesto favorisca un clima di preghiera e la disponibilità interiore all’ascolto e al confronto. In questa prospettiva, vale la pena ricordare quanto l’esperienza faccia risaltare l’importanza e la fecondità che i processi sinodali possano contare su forme appropriate di facilitazione, impegnando persone preparate che custodiscano e adattino adeguatamente il metodo, evitando cortocircuiti e permettendo ai partecipanti di focalizzarsi più decisamente sulle questioni oggetto di discernimento.
4.2. Disegnare e accompagnare processi in stile sinodale
Queste indicazioni metodologiche potranno essere declinate in una varietà di occasioni e processi, caratterizzati da obiettivi diversi, ma accomunati dal fatto di svolgersi in stile sinodale. Per realizzarli evitando il rischio dell’improvvisazione e della dispersione, è opportuno prevedere un investimento nel disegno e nell’accompagnamento di questi processi. Ne indichiamo qui alcuni, senza alcuna pretesa di esaustività:
a) processi di discernimento ecclesiale tanto per individuare le priorità della missione, quanto per identificare forme e procedure di governance appropriate a una Chiesa sinodale. Ciascuno dei due filoni ha esigenze specifiche di cui sarà necessario tenere conto nel disegno del percorso. Il disegno e l’accompagnamento di questi processi richiederà di disporre di persone esperte, capaci di aiutare a dare attuazione alle indicazioni sopra formulate;
b) processi di formazione alla sinodalità secondo gli stimoli della Parte V del DF, anche in merito alla varietà delle esigenze formative a cui rispondere e di conseguenza compiendo uno sforzo di chiarimento degli obiettivi specifici di ciascun percorso. Spesso, la metodologia formativa più efficace è la condivisione e la riflessione in clima di preghiera sulle esperienze di Chiesa sinodale fatte, lasciandone emergere i punti di forza e di debolezza. Per questo, la riflessione sui processi di discernimento ecclesiale, sui processi decisionali in stile sinodale o sul funzionamento degli organismi di partecipazione può avere una valenza formativa più forte che un corso organizzato secondo modelli tradizionali. Anche in questo caso sarà cruciale disporre di accompagnatori e facilitatori esperti. Occorrerà quindi curare anche la formazione di queste figure;
c) processi ed esperienze di ascolto e dialogo nelle comunità, sul territorio e a livello regionale. L’esperienza ha mostrato che anche gli strumenti digitali possono rivelarsi una risorsa importante a questo scopo. Nella logica già ricordata, è importante svolgere queste esperienze in un clima di preghiera e prevedere un tempo per la riflessione condivisa che permetta di coglierne i frutti;
d) momenti di celebrazione, incontro e scambio di esperienze tra comunità all’interno di una Diocesi o tra Diocesi della medesima regione. Anche in questo caso possono essere di aiuto gli strumenti digitali, ma non dobbiamo sottovalutare le potenzialità degli eventi legati alla pietà popolare, quali i pellegrinaggi ai santuari, che radunano spesso un grande numero di persone. In che modo è possibile animarli in modo che acquistino un più esplicito carattere sinodale e favoriscano l’incontro e il dialogo tra le persone?
e) processi e attività di comunicazione, rivolti sia alle comunità cristiane sia alle società al cui interno esse vivono, utilizzando gli strumenti più appropriati a ciascun contesto. Sarà opportuno approfondire anche il potenziale dei nuovi canali di comunicazione digitale, che oggi costituiscono per alcuni, in particolare giovani, veri e propri ambienti di vita e di costruzione di legami, in cui far risuonare in modo appropriato l’annuncio del Vangelo. L’esperienza del Sinodo digitale costituisce una risorsa a questo riguardo;
f) percorsi di rinnovamento dell’azione pastorale in un ambito concreto o su una tematica rilevante per ciascuna Chiesa locale (ad es. la promozione di una partecipazione più vivace alla celebrazione domenicale, i percorsi catechetici, il dialogo ecumenico, l’integrazione dei migranti, l’impegno per la cura della casa comune, ecc.), attuando iniziative che rendano tangibile l’impatto di un approccio sinodale e verificandone i risultati. Questo può aiutare a rendere concreto l’orizzonte della sinodalità nella vita delle comunità;
g) percorsi di ricerca teologica, pastorale e canonistica a servizio dell’attuazione del Sinodo nelle specificità del contesto locale e nel dialogo tra le Chiese. Con questo rilevante servizio, teologi e teologhe «aiutano il Popolo di Dio a sviluppare una comprensione della realtà illuminata dalla Rivelazione e a elaborare risposte idonee e linguaggi appropriati per la missione» (DF, n. 67). Ne deriva anche una particolare responsabilità delle istituzioni teologiche nell’accompagnare la Chiesa a vivere sempre più compiutamente la dimensione sinodale.
Il metodo sinodale ci ha permesso di lasciarci sorprendere dallo Spirito Santo e di raccogliere frutti inattesi nella fase della consultazione e dell’ascolto, così come durante lo svolgimento delle sessioni dell’Assemblea sinodale, suscitando lo stupore e l’entusiasmo di molti partecipanti, come testimoniano molte sintesi e documenti ricevuti: la comunione tra i Fedeli, tra i Pastori e tra le Chiese è stata alimentata dalla partecipazione ai processi e agli eventi sinodali, rinnovando lo slancio e il senso di corresponsabilità per la comune missione. Questo ci autorizza a guardare con fiducia al percorso che ci attende nei prossimi anni, a partire dall’appuntamento del Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione. Siamo già al lavoro per organizzarlo al meglio, in modo che l’occasione di camminare insieme fisicamente verso la Porta Santa diventi una opportunità di scambio di doni e di celebrazione di quella speranza che non delude, l’unica capace di alimentare l’impegno di portare avanti, come Chiesa sinodale, la missione affidata dal Signore Gesù ai suoi discepoli.
[1] Leone XIV,Primo saluto e benedizione, 8 maggio 2025. [2] Lettera sul processo di accompagnamento della fase attuativa del Sinodo, 15 marzo 2025, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/03/15/0186/00366.html#it. [3] Ibid. [4] L’iscrizione delle équipe sinodali nel database delle Segreteria Generale del Sinodo avviene attraverso il link da richiedere scrivendo all’indirizzo synodus@synod.va. Questa iscrizione non coincide con quella al Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione. [5] L’indirizzo email a cui scrivere è: synodus@synod.va.