12 Luglio 2026
Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare
Cari fratelli e sorelle,
La vita del mondo continua a scorrere attraverso i mari, i fiumi, i laghi e i corsi d’acqua del pianeta. Dietro
il commercio globale, l’industria della pesca, i porti, le vie di navigazione interne e le reti marittime si
cela un numero incalcolabile di marittimi, pescatori, lavoratori portuali e comunità marittime, il cui
lavoro sostiene le nazioni, unisce i popoli, garantisce mezzi di sussistenza e fornisce sostentamento
alle famiglie in tutti i continenti. La crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda
sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano.
Gran parte di ciò su cui le società fanno affidamento ogni giorno giunge senza fare clamore grazie alla
perseveranza, al sacrificio, all’abilità e alla tenacia della gente del mare. In occasione della Domenica
del Mare, la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le
merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità
inviolabile. Ciascuno di loro porta con sé una storia unica, plasmata da speranze e paure, fardelli e
resilienza, relazioni e sogni che meritano di essere considerati, onorati e custoditi.
Oggi, molti lavoratori del settore marittimo continuano ad affrontare incertezze e difficoltà crescenti. Il
mare, che da sempre unisce popoli e nazioni, è sempre più segnato da tensioni, insicurezza, guerre e
paura. Molti membri d’equipaggio non solo devono affrontare i pericoli innati del mare e delle vie
navigabili, ma sono stati recentemente colpiti da conflitti armati che li hanno, di fatto, confinati a bordo,
causando carenze alimentari e persino timore per la propria vita. Tutto ciò ha acutizzato il loro senso di
solitudine, l’isolamento sociale, la separazione dai propri cari e l’esaurimento emotivo.
Paradossalmente, anche in un’epoca caratterizzata da una maggiore comunicazione digitale, molti
marittimi vivono un isolamento sempre più profondo. La vicinanza tra gli esseri umani sta diventando
sempre più rara. Equipaggi ridotti, periodi di riposo a terra più brevi, orari di lavoro estenuanti e la
costante pressione della vita marittima moderna spesso lasciano poco spazio al riposo, alla fratellanza
o a incontri umani autentici. In una realtà del genere, le persone hanno bisogno di qualcosa di più che
sistemi efficienti o parole distanti. Hanno bisogno di una presenza, hanno bisogno di sapere che c’è chi
si ricorda di loro, che sono accolte, ascoltate e amate.
Come ci ricorda Papa Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas, i sistemi tecnologici
ed economici non devono mai ridurre la persona umana a “dato, ingranaggio o merce” (n. 180).
Piuttosto, devono sempre salvaguardare la dignità, la libertà e l’umanità di ciascun individuo. Una nave,
quindi, non deve mai diventare un luogo di silenzioso isolamento o di indifferenza, una moderna Babele
dove le persone vivono fianco a fianco ma rimangono invisibili e inascoltate. Al contrario, la vita
marittima può essere una testimonianza vivente del fatto che persone di nazioni, culture e confessioni
differenti sono ancora capaci di fraternità, solidarietà, rispetto reciproco e pacifica interdipendenza.
Per molti versi, è proprio il mare ad insegnare all’umanità che apparteniamo gli uni agli altri. Gli oceani
non dividono le persone, bensì le uniscono. Ogni giorno, coloro che lavorano sui mari e sui corsi d’acqua
diventano ponti tra nazioni, culture, religioni ed economie. In un mondo ferito da conflitti e
frammentazione, le loro vite testimoniano la possibilità duratura di cooperazione, solidarietà ecoesistenza pacifica. Attraverso la sua presenza pastorale, la Chiesa cerca di ricordare a ogni
marittimo, pescatore e lavoratore del mare che essi non sono mai dimenticati e non sono mai soli.
Allo stesso tempo, il mare invita l’umanità a una riflessione più profonda. Gli oceani non sono
unicamente vie commerciali o fonti di ricchezza economica, bensì fanno parte della creazione di Dio,
affidata alla responsabilità e alla cura dell’uomo. Nutrono le popolazioni, forniscono mezzi di
sussistenza e ci ricordano la bellezza e la fragilità della nostra casa comune. Eppure, oggi i mari soffrono
sempre più a causa dell’inquinamento, dello sfruttamento, del degrado ambientale e delle
conseguenze di un’attività umana irresponsabile. Quando gli oceani soffrono, è tutta l’umanità a soffrire
con loro, in particolare i pescatori, le comunità costiere e tutti coloro la cui vita dipende direttamente
dalla salute degli ecosistemi marini. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas,
l’autentico progresso non può mai essere misurato esclusivamente in termini di efficienza, progresso
tecnologico o profitto, ma deve sempre essere guidato dalla dignità della persona umana, dal bene
comune e dalla responsabilità nei confronti delle generazioni future (nn. 12, 92). Queste parole
risuonano con forza nel mondo della navigazione marittima e fluviale, dove molti marittimi, pescatori e
lavoratori del mare sopportano in silenzio la solitudine, la fatica, il pericolo e la separazione prolungata
dalle loro famiglie e dai luoghi di culto a loro familiari, mentre svolgono fedelmente il lavoro essenziale
che sostiene innumerevoli vite e comunità in tutto il mondo. In questo contesto, la cura del mare non
può mai essere separata dalla cura della persona umana. Proteggere la vita marina, promuovere
pratiche etiche e sostenibili, difendere la dignità e la sicurezza di questi lavoratori e promuovere uno
spirito di responsabilità globale non sono priorità opposte, bensì aspetti di un unico impegno morale a
favore del bene comune e della prosperità sia delle persone che dell’ambiente marino che
condividiamo.
Tale impegno è radicato nel Vangelo stesso, che offre un’immagine che continua a parlare con forza al
mondo marittimo di oggi. In mezzo alla tempesta, mentre la paura sopraffaceva i discepoli e le onde
minacciavano la barca, Gesù rimase con loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” (Marco
4,40). Cristo non è rimasto al sicuro sulla riva, ma è entrato nella vulnerabilità di coloro che
attraversavano acque agitate. Ancora oggi, il Signore accompagna tutti coloro che vivono e lavorano in
mare, camminando accanto a coloro che affrontano incertezza, fatica, pericolo e separazione dalle
proprie famiglie.
Così la Chiesa, in quanto chiamata a proseguire la missione di Cristo nel mondo, non può restare a
distanza dall’esperienza vissuta dai lavoratori del settore marittimo. Il Signore, che salì sulla barca con
i suoi discepoli, continua a stare vicino a coloro che navigano sui mari e sulle acque navigabili interne
del nostro tempo, mentre la Chiesa è chiamata a rendere visibile questa vicinanza attraverso la sua
presenza e il suo ministero. Essa è chiamata a salire sulla barca per accompagnare, ascoltare,
consolare, difendere la dignità umana e diventare un segno visibile di speranza, una casa in mezzo alle
tempeste della vita umana. Attraverso le cappellanie, i ministeri marittimi e un’umile presenza umana
radicata nella lunga tradizione dell’Apostolato del Mare (Opus Apostolatus Maris), localmente
conosciuto in molti luoghi come Stella Maris, la Chiesa intende ricordare a ogni marittimo, pescatore,
lavoratore marittimo e addetto alla navigazione interna che non vengono dimenticati, che sono
apprezzati e che non sono mai soli. Nell’ambito di questa ampia missione di servizio e
accompagnamento, le cappellanie portuali della Chiesa cattolica accolgono, in tutto il mondo, uomini
e donne di ogni nazionalità e credo. Allo stesso tempo, siamo particolarmente grati per l’opportunità di
offrire preghiere, cura pastorale e i sacramenti ai marittimi cattolici, che costituiscono una parte
significativa degli equipaggi e degli ufficiali che arrivano in porti lontani dalle loro case, dalle loro
famiglie e dai loro luoghi di culto abituali.
Esprimo la mia profonda gratitudine a tutti i marittimi, i pescatori e gli operatori del settore, nonché alle
loro famiglie nel mondo. Vi ringrazio non solo per ciò che fate, ma anche per ciò che siete. I vostrisacrifici sostengono il commercio globale, la sicurezza alimentare e il benessere di innumerevoli
comunità. Esprimo, inoltre, la mia sincera gratitudine ai cappellani, ai volontari, alle organizzazioni per
il welfare marittimo e agli operatori pastorali che continuano fedelmente ad offrire amicizia, preghiera,
ascolto e sostegno concreto nei porti e sulle navi di tutto il mondo. Questa Domenica del Mare rinnovi
in tutti noi un impegno più profondo di vicinanza, solidarietà, cura del creato e di tutte le persone che
vivono e lavorano in mare e sulle vie navigabili interne. Mentre li affidiamo alla materna protezione di
Maria, Stella del Mare, preghiamo per la sicurezza, la dignità, la pace e la speranza di tutti coloro che
viaggiano e lavorano sulle acque.
Card. Michael Czerny, S.J.
Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

