{"id":9768,"date":"2021-03-26T14:50:43","date_gmt":"2021-03-26T13:50:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=9768"},"modified":"2021-03-26T14:50:43","modified_gmt":"2021-03-26T13:50:43","slug":"gesu-di-nazareth-una-persona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/gesu-di-nazareth-una-persona\/","title":{"rendered":"\u201cGes\u00f9 di Nazareth: Una persona\u201d"},"content":{"rendered":"<p class=\"default-style\">Alle 9 di questa mattina, venerd\u00ec 26 marzo, nell\u2019Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, <!--more-->l\u2019Em.mo Card. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la quarta predica di Quaresima, completando le meditazioni (le prime tre catechesi: venerd\u00ec 26 febbraio, 5 e 12 marzo) dedicate al tema:\u00a0<em>\u00abVoi chi dite che io sia?\u00bb\u00a0(Matteo 16,15)\u00a0\u2013 Il dogma cristologico, fonte di luce e ispirazione<\/em>. Di seguito il testo di oggi.<\/p>\n<div>QUARTA CATECHESI DI QUARESIMA<\/div>\n<div>\u201cGes\u00f9 di Nazareth: Una persona\u201d<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Gli Atti degli Apostoli narrano il seguente episodio. All\u2019arrivo del re Agrippa a Cesarea, il governatore Festo gli presenta il caso di Paolo tenuto in custodia presso di lui, in attesa del processo. Riassume il caso al re con queste parole: \u201cQuelli che lo incolpavano [\u2026] avevano contro di lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Ges\u00f9, morto, che Paolo sosteneva essere vivo\u201d (\u00a0<em>At<\/em>\u00a025, 18-19). In questo dettaglio, in apparenza cos\u00ec secondario, \u00e8 riassunta la storia dei venti secoli seguiti a quel momento. Tutto gira ancora intorno a \u201cun certo Ges\u00f9\u201d che il mondo ritiene morto e la Chiesa proclama essere vivo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00c8 quello che ci proponiamo di approfondire in questa ultima meditazione, cio\u00e8 che Ges\u00f9 di Nazareth \u00e8 vivo! Non \u00e8 una memoria del passato; non \u00e8 solo un personaggio, ma una persona. Vive \u201csecondo lo Spirito\u201d, certo, ma questo \u00e8 un modo di vivere pi\u00f9 forte di quello \u201csecondo la carne\u201d perch\u00e9 gli permette di vivere dentro di noi, non fuori o accanto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nella nostra rivisitazione del dogma, siamo giunti al nodo che unisce i due capi. Ges\u00f9 \u201cvero uomo\u201d e Ges\u00f9 \u201cvero Dio\u201d \u2013 dicevo all\u2019inizio \u2013 sono come i due lati di un triangolo, il cui vertice \u00e8 Ges\u00f9 \u201cuna persona\u201d. Ricordiamo per sommi capi come si \u00e8 formato il dogma dell\u2019unit\u00e0 di persona di Cristo. La formula \u201cuna persona\u201d applicata a Cristo risale a Tertulliano\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0, ma occorsero oltre due secoli di riflessione per capire cosa essa significava di fatto e come potesse conciliarsi con l\u2019affermazione che Ges\u00f9 era vero uomo e vero Dio, cio\u00e8 \u201cdi due nature\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Una tappa fondamentale fu il concilio di Efeso del 431, in cui venne definito il titolo di Maria\u00a0<em>Theotokos<\/em>, Genitrice di Dio. Se Maria pu\u00f2 essere chiamata \u201cMadre di Dio\u201d, pur avendo dato alla luce solo la natura umana di Ges\u00f9, vuol dire che in lui umanit\u00e0 e divinit\u00e0 formano una sola persona. Il traguardo definitivo fu per\u00f2 raggiunto solo nel concilio di Calcedonia del 451, con la formula di cui riportiamo di nuovo la parte relativa all\u2019unit\u00e0 di Cristo:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Seguendo i santi Padri, all\u2019unanimit\u00e0 noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio: il Signore nostro Ges\u00f9 Cristo, [\u2026], senza che venga meno la propriet\u00e0 di ciascuna natura, e concorrendo a formare una sola persona e ipostasi\u00a0<sup>2<\/sup>\u00a0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Se per la piena ricezione della definizione di Nicea occorse un secolo, per la completa ricezione di quest\u2019altra definizione occorsero tutti i secoli successivi, fino ai nostri giorni. Solo, infatti, grazie al recente clima di dialogo ecumenico si \u00e8 potuta ristabilire la comunione tra la Chiesa Ortodossa e le chiese cosiddette Nestoriane e Monofisite dell\u2019Oriente cristiano. Si \u00e8 preso atto che nella maggioranza dei casi si trattava di una diversit\u00e0 di terminologia, non di dottrina. Tutto dipendeva dal significato diverso che si dava dei due termini di \u201cnatura\u201d e di \u201cpersona\u201d o \u201cipostasi\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Dall\u2019aggettivo \u201cuna\u201d al sostantivo \u201cpersona\u201d<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Messo al sicuro il suo contenuto ontologico e oggettivo, anche qui, per rivitalizzare il dogma, dobbiamo ora mettere in luce la sua dimensione soggettiva ed esistenziale. San Gregorio Magno diceva che la Scrittura \u201ccresce con coloro che la leggono\u201d (\u00a0<em>cum legentibus crescit<\/em>)\u00a0<sup>3<\/sup>\u00a0. Dobbiamo dire la stessa cosa del dogma. Esso \u00e8 \u201cuna struttura aperta\u201d: cresce e si arricchisce, nella misura in cui la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, si trova a vivere nuove problematiche e in nuove culture.<br \/>\nLo aveva detto, con singolare preveggenza, sant\u2019Ireneo verso la fine del II secolo. La verit\u00e0 rivelata, scriveva il santo, \u00e8 \u201ccome un liquore prezioso contenuto in un vaso di valore. Per opera dello Spirito Santo, essa [la verit\u00e0] ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene\u201d\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0. La Chiesa \u00e8 in grado di leggere la Scrittura e il dogma in modo sempre nuovo, perch\u00e9 essa stessa \u00e8 resa sempre nuova dallo Spirito Santo!<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ecco il grande e semplicissimo segreto che spiega la perenne giovinezza della Tradizione e, quindi, dei dogmi che ne sono l\u2019espressione pi\u00f9 alta. Il grande storico della Tradizione cristiana, Jaroslav Pelikan, ha scritto che \u201cla Tradizione \u00e8 la viva fede dei morti\u201d (cio\u00e8 la fede dei Padri che continua a vivere); \u201cil Tradizionalismo \u00e8 la morta fede dei viventi\u201d\u00a0<sup>5<\/sup>\u00a0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anche il dogma dell\u2019unica persona di Cristo \u00e8 una \u201cstruttura aperta\u201d, cio\u00e8 capace di parlarci oggi, di rispondere ai bisogni nuovi della fede, che non sono gli stessi del quinto secolo. Oggi nessuno nega che Cristo sia \u201cuna persona\u201d. Ci sono alcuni \u2013 abbiamo visto in precedenza \u2013 che negano che sia una persona \u201cdivina\u201d, preferendo dire che \u00e8 una persona \u201cumana\u201d in cui Dio abita, o opera, in modo unico ed eccelso. Ma l\u2019unit\u00e0 stessa della persona di Cristo, ripeto, non \u00e8 contestata da alcuno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La cosa oggi pi\u00f9 importante, circa il dogma di Cristo \u201cuna persona\u201d, non \u00e8 tanto l\u2019aggettivo \u201cuna\u201d, quanto il sostantivo \u201cpersona\u201d. Non tanto il fatto che sia \u201cuno e identico a se stesso\u201d (\u00a0<em>unus et idem<\/em>), ma che sia \u201cpersona\u201d. Questo significa scoprire e proclamare che Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 un\u2019idea, un problema storico e neppure soltanto un personaggio, ma\u00a0<strong>una persona e una persona vivente!<\/strong>\u00a0Questo infatti \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 carente e di cui abbiamo estremo bisogno per non lasciare che il cristianesimo si riduca a ideologia, o semplicemente a teologia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ci siamo proposti di rivitalizzare il dogma, ripartendo dalla sua base biblica. Ci rivolgiamo subito perci\u00f2 alla Scrittura. Partiamo dalla pagina del Nuovo Testamento che ci parla del pi\u00f9 celebre \u201cincontro personale\u201d con il Risorto che mai sia accaduto sulla faccia della terra: quello dell\u2019apostolo Paolo. \u201cSaulo, Saulo, perch\u00e9 mi perseguiti?\u201d \u201cChi sei tu?\u201d \u201cIo sono Ges\u00f9 il Nazareno!\u201d (cf.\u00a0<em>At<\/em>\u00a09, 4-5). Che folgorazione! Dopo venti secoli, quella luce ancora illumina la Chiesa e il mondo. Ma ascoltiamo come egli stesso descrive questo incontro:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cQuello che poteva essere per me un guadagno [essere circonciso, della stirpe d&#8217;Israele, fariseo, irreprensibile], l\u2019ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimit\u00e0 della conoscenza di Cristo Ges\u00f9, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cio\u00e8 con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perch\u00e9 io possa conoscere lui\u201d (\u00a0<em>Fil<\/em>\u00a03, 7-10).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00c8 quasi con rossore che oso accostare all\u2019esperienza fiammeggiante di Paolo la mia piccolissima esperienza. Ma \u00e8 proprio Paolo che, con il suo racconto, incoraggia a fare altrettanto, cio\u00e8 a\u00a0<strong>dare testimonianza della grazia di Dio<\/strong>. Studiando e insegnando cristologia, io avevo fatto diverse ricerche sull\u2019origine del concetto di \u201cpersona\u201d in teologia, sulle sue definizioni e diverse interpretazioni. Avevo conosciuto le interminabili discussioni intorno all\u2019unica persona o ipostasi di Cristo nel periodo bizantino, gli sviluppi moderni sulla dimensione psicologica della persona, con il conseguente problema dell\u2019\u201cIo\u201d di Cristo, cos\u00ec dibattuto quando studiavo teologia. In un certo senso, conoscevo tutto sulla persona di Ges\u00f9, ma non conoscevo Ges\u00f9 in persona!<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fu proprio quella parola di Paolo che mi aiut\u00f2 a capire la differenza. Soprattutto la frase: \u201cperch\u00e9 io possa conoscere lui\u201d. Mi sembrava che quel semplice pronome \u201clui\u201d (\u00a0<em>auton<\/em>) contenesse su Ges\u00f9 pi\u00f9 verit\u00e0 che interi trattati di cristologia. \u201cLui\u201d, vuol dire Ges\u00f9 Cristo \u201cin carne ed ossa\u201d. Era come incontrare una persona dal vivo, dopo avere conosciuto per anni la sua fotografia. Mi accorsi che\u00a0<strong>io conoscevo libri su Ges\u00f9<\/strong>, dottrine, eresie su Ges\u00f9, concetti su Ges\u00f9,\u00a0<strong>ma non conoscevo lui, persona vivente e presente<\/strong>. Per lo meno non lo conoscevo cos\u00ec quando mi accostavo a lui attraverso lo studio della storia e della teologia. Avevo avuto, fino ad allora, una conoscenza impersonale della persona di Cristo. Una contraddizione e un paradosso, ma ahim\u00e9, quanto frequente!<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Persona \u00e8 essere-in-relazione<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Riflettendo sul concetto di persona nell\u2019ambito della Trinit\u00e0, sant\u2019Agostino\u00a0<sup>6<\/sup>\u00a0e dopo di lui san Tommaso d\u2019Aquino, sono arrivati alla conclusione che \u201cpersona\u201d, in Dio, significa relazione. Il Padre \u00e8 tale per la sua relazione al Figlio: tutto il suo essere consiste in questa relazione, come il Figlio \u00e8 tale per la sua relazione al Padre. Il pensiero moderno ha confermato questa intuizione. \u201cLa vera personalit\u00e0 \u2013 ha scritto il filosofo Hegel \u2013 consiste nel recuperare se stesso immergendosi nell\u2019altro\u201d\u00a0<sup>7<\/sup>\u00a0. La persona \u00e8 persona nell\u2019atto in cui si apre a un \u201ctu\u201d e in questo confronto acquista coscienza di s\u00e9.\u00a0<strong>Essere persona \u00e8 \u201cessere-in-relazione\u201d<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo vale in modo eminente delle persone divine della Trinit\u00e0, che sono \u201cpure relazioni\u201d, o come si dice in teologia \u201crelazioni sussistenti\u201d; ma vale anche di ogni persona nell\u2019ambito creato. La persona non si conosce nella sua realt\u00e0, se non entrando in \u201crelazione\u201d con essa. Ecco perch\u00e9 non si pu\u00f2 conoscere Ges\u00f9 come persona, se non entrando in un rapporto personale, da io a tu, con lui. \u201cLa fede non termina agli enunciati, ma alle cose\u201d, ha detto san Tommaso d\u2019Aquino\u00a0<sup>8<\/sup>\u00a0. Noi non possiamo accontentarci di credere nella formula \u201cuna persona\u201d; dobbiamo raggiungere la persona stessa e, mediante la fede e la preghiera, \u201ctoccarla\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dobbiamo porci seriamente una domanda:\u00a0<strong>Ges\u00f9 \u00e8 per me una persona, o solamente un personaggio?<\/strong>\u00a0C\u2019\u00e8 una grande differenza tra le due cose. Il personaggio \u2013 tipo Giulio Cesare, Leonardo da Vinci, Napoleone \u2013 \u00e8 uno di cui si pu\u00f2 parlare e scrivere quanto si vuole, ma al quale e con il quale \u00e8 impossibile parlare. Purtroppo, per la grande maggioranza dei cristiani Ges\u00f9 \u00e8 un personaggio, non una persona. \u00c8 l\u2019oggetto di un insieme di dogmi, dottrine o eresie; uno di cui celebriamo la memoria nella liturgia, che crediamo realmente presente nell\u2019Eucaristia, tutto quello che si vuole. Ma se rimaniamo sul piano della fede oggettiva, senza\u00a0<strong>sviluppare una relazione esistenziale con lui<\/strong>, egli rimane esterno a noi, ci tocca la mente, ma non riscalda il cuore. Rimane, nonostante tutto, nel passato; tra noi e lui si interpongono, inconsciamente, venti secoli di distanza. Sullo sfondo di tutto questo, si comprende il senso e l\u2019importanza di quell\u2019invito che papa Francesco ha posto all\u2019inizio della sua esortazione apostolica\u00a0<em>Evangelii gaudium<\/em>:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cInvito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Ges\u00f9 Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c\u2019\u00e8 motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non \u00e8 per lui\u201d (EG, 3).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nella vita della maggioranza delle persone c\u2019\u00e8 un evento che divide la vita in due parti, creando un prima e un dopo. Per gli sposati, questo \u00e8 il matrimonio ed essi dividono la propria vita cos\u00ec: \u201cprima di sposarmi\u201d e \u201cdopo sposato\u201d; per i vescovi e i sacerdoti \u00e8 la consacrazione episcopale o l\u2019ordinazione sacerdotale; per i consacrati \u00e8 la professione religiosa. Dal punto di vista spirituale c\u2019\u00e8 un solo evento che crea veramente e per tutti un prima e un dopo. La vita di ogni persona, si divide esattamente come si divide la storia universale: \u201cavanti Cristo\u201d e \u201cdopo Cristo\u201d, prima dell\u2019incontro personale con Cristo e in seguito ad esso.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo incontro noi lo possiamo intravedere, sentirne parlare, desiderarlo, ma per sperimentarlo c\u2019\u00e8 un solo mezzo. Non \u00e8 cosa che si pu\u00f2 ottenere leggendo libri o ascoltando una predica.\u00a0<strong>Solo per opera dello Spirito Santo!<\/strong>\u00a0Sappiamo perci\u00f2 a chi dobbiamo chiederlo e sappiamo che lui non aspetta altro che glielo chiediamo\u2026\u00a0<em>Per tesciamus da Patre, noscamus atque Filium<\/em>: \u201cFa\u2019 che per mezzo tuo conosciamo il Padre e conosciamo anche il Figlio\u201d.\u00a0<strong>Che lo conosciamo di questa conoscenza intima e personale che cambia la vita.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Cristo, persona \u201cdivina\u201d<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ma dobbiamo fare un passo avanti. Se ci fermassimo qui, perderemmo la rivelazione pi\u00f9 consolante racchiusa nel dogma di Cristo \u201cpersona\u201d, e persona \u201cdivina\u201d. Non saremo mai abbastanza grati alla Chiesa antica per aver lottato, qualche volta letteralmente fino al sangue, per mantenere la verit\u00e0 che Cristo \u00e8 \u201cuna sola persona\u201d e che questa persona non \u00e8 altri che il Figlio eterno di Dio, una delle tre persone della Trinit\u00e0. Cerchiamo di capire perch\u00e9.<br \/>\nL\u2019apporto pi\u00f9 fecondo e duraturo di sant\u2019Agostino in teologia \u00e8 l\u2019avere fondato il dogma della Trinit\u00e0 sull\u2019affermazione giovannea \u201cDio \u00e8 amore\u201d (\u00a0<em>1Gv<\/em>\u00a04, 8). Ogni amore implica un amante, un amato e un amore che li unisce ed \u00e8 cos\u00ec che egli definisce le tre divine persone: il Padre \u00e8 colui che ama, il Figlio l\u2019amato e lo Spirito Santo, l\u2019amore che li unisce\u00a0<sup>9<\/sup>\u00a0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non esiste amore che non sia amore di qualcuno o di qualcosa, come non si d\u00e0 conoscenza che non sia conoscenza di qualcosa. Non esiste un amore \u201ca vuoto\u201d, senza oggetto. Ci domandiamo allora: chi ama Dio, per essere definito amore? L\u2019uomo? Ma allora \u00e8 amore solo da qualche centinaio di milioni di anni. L\u2019universo? Ma allora \u00e8 amore solo da qualche decina di miliardi di anni. E prima chi amava Dio per essere l\u2019amore? Ed ecco la risposta della rivelazione biblica, esplicitata dalla Chiesa. Dio \u00e8 amore da sempre,\u00a0<em>ab aeterno<\/em>, perch\u00e9 prima ancora che esistesse un oggetto fuori di s\u00e9 da amare, aveva in se stesso il Verbo, il Figlio che amava con amore infinito, cio\u00e8 \u201cnello Spirito Santo\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo non spiega \u201ccome\u201d l\u2019unit\u00e0 possa essere contemporaneamente trinit\u00e0 (questo \u00e8 un mistero inconoscibile da noi perch\u00e9 avviene solo in Dio), ma ci basta almeno per intuire \u201cperch\u00e9\u201d,\u00a0<strong>in Dio, la pluralit\u00e0 non contraddice l\u2019unit\u00e0<\/strong>. \u00c8 perch\u00e9 \u201cDio \u00e8 amore\u201d! Un Dio che fosse pura conoscenza o pura legge, o puro potere, non avrebbe certo bisogno di essere trino (questo anzi complicherebbe le cose); ma un Dio che \u00e8 anzitutto amore s\u00ec, perch\u00e9 meno che tra due, non ci pu\u00f2 essere amore.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Il mistero pi\u00f9 grande e pi\u00f9 inaccessibile alla mente umana non \u00e8, secondo me, che Dio \u00e8 uno e trino, ma \u00e8 che Dio \u00e8 amore<\/strong>. \u201cOccorre \u2013 ha scritto de Lubac \u2013 che il mondo lo sappia: la rivelazione di Dio come amore sconvolge tutto quello che esso aveva concepito in precedenza della divinit\u00e0\u201d\u00a0<sup>10<\/sup>\u00a0. \u00c8 verissimo, ma purtroppo siamo ancora lontani dall\u2019avere tratto tutte le conseguenze da questa rivoluzione. Lo dimostra il fatto che l\u2019immagine di Dio che domina nell\u2019inconscio umano \u00e8 quella dell\u2019essere assoluto, non dell\u2019amore assoluto; un Dio che \u00e8 essenzialmente onnisciente, onnipotente e soprattutto giusto. L\u2019amore e la misericordia sono visti come un correttivo che modera la giustizia. Sono l\u2019esponente, non la base.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Noi moderni proclamiamo che la persona \u00e8 il valore supremo da rispettare in ogni campo, il fondamento ultimo della dignit\u00e0 umana. Da dove deriva questo concetto moderno di persona, lo si capisce per\u00f2 solo partendo dalla Trinit\u00e0. Lo ha messo bene in luce il teologo ortodosso Johannes Zizioulas, mostrando la fecondit\u00e0 e l\u2019arricchimento reciproco che si ottiene nel dialogo tra teologia latina e teologia greca sulla Trinit\u00e0. Egli dimostra, in vari suoi scritti, come\u00a0<strong>il concetto moderno di persona \u00e8 figlio diretto della dottrina delle Trinit\u00e0<\/strong>\u00a0e spiega in che senso.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cL\u2019amore \u00e8 una categoria ontologica che consiste nel dare spazio all\u2019altra persona di esistere come altro e acquisire l\u2019esistenza nel e attraverso l\u2019altro. \u00c8 un atteggiamento kenotico, un dare se stesso [\u2026]. Questo \u00e8 ci\u00f2 che avviene nella Trinit\u00e0 dove il Padre ama dando tutto se stesso al Figlio e facendolo esistere come Figlio. [\u2026] Questo, quindi, \u00e8 ci\u00f2 che significa essere una persona umana alla luce della teologia Trinitaria. Significa un modo di essere in cui noi acquisiamo le nostre identit\u00e0 non distanziandoci dagli altri ma in comunione con essi nel e attraverso un amore che \u00abnon cerca il proprio interesse\u00bb (\u00a0<em>1Cor<\/em>\u00a013,5) ma \u00e8 pronto a sacrificare il suo vero essere per permettere all\u2019altro di essere ed essere altro. \u00c8 esattamente il modo di essere che si trova nella Croce di Cristo dove l\u2019amore divino rivela pienamente se stesso nella nostra esistenza storica\u201d\u00a0<sup>11<\/sup>\u00a0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Cristo, essendo persona divina, trinitaria, ha dunque con noi una relazione d\u2019amore che fonda la nostra libert\u00e0 (cf.\u00a0<em>Gal<\/em>\u00a05, 1). \u201cMi ha amato e ha dato se stesso per me\u201d (\u00a0<em>Gal<\/em>\u00a02, 20): si potrebbero passare ore intere a ripetere dentro di s\u00e9 questa parola, senza finire mai di stupirsi. Lui, Dio, ha amato me, creatura da nulla e ingrata! Ha dato se stesso \u2013 la sua vita, il suo sangue \u2013 per me. Singolarmente per me! \u00c8 un abisso nel quale ci si perde.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Il nostro \u201crapporto personale\u201d con Cristo \u00e8 dunque essenzialmente un rapporto di amore. Consiste nell\u2019essere amati da Cristo e amare Cristo<\/strong>. Questo vale per tutti, ma assume un significato particolare per i pastori della Chiesa. Si ripete spesso (a partire dallo stesso sant\u2019Agostino) che la roccia su cui Ges\u00f9 promette di fondare la sua Chiesa \u00e8 la fede di Pietro, l\u2019averlo proclamato \u201cMessia e Figlio del Dio vivente\u201d (\u00a0<em>Mt<\/em>\u00a016, 16). Si trascura, mi pare, quello che Ges\u00f9 dice al momento del conferimento di fatto del primato a Pietro: \u201cSimone, figlio di Giovanni, ami tu? \u2026Pasci le mie pecore!\u201d (cf.\u00a0<em>Gv<\/em>\u00a021, 15-16). L\u2019ufficio del pastore trae la sua forza segreta dall\u2019amore per Cristo.\u00a0<strong>L\u2019amore, non meno che la fede, lo rende una cosa sola con la Roccia che \u00e8 Cristo<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u201cChi ci separer\u00e0 dall\u2019amore di Cristo?\u201d<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Termino mettendo in luce la conseguenza di tutto ci\u00f2 per la nostra vita, in un momento di grande tribolazione per tutta l\u2019umanit\u00e0 come \u00e8 il presente. Ce lo facciamo spiegare, anche questa volta, dall\u2019apostolo Paolo. Nella Lettera ai Romani egli scrive:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Chi ci separer\u00e0 dall\u2019amore di Cristo? Forse la tribolazione, l\u2019angoscia, la persecuzione, la fame, la nudit\u00e0, il pericolo, la spada?<\/em>\u00a0(\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a08, 35).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non si tratta di una numerazione astratta e generica. I pericoli e le tribolazioni che egli enumera sono le cose che, di fatto, egli ha sperimentato nella sua vita. Le descrive dettagliatamente nella Seconda Lettera ai Corinzi, dove alle prove qui elencate aggiunge quella che pi\u00f9 lo faceva soffrire, e cio\u00e8 l\u2019opposizione ostinata da parte di alcuni dei suoi (cf.\u00a0<em>2Cor<\/em>\u00a011, 23ss). L\u2019Apostolo, in altre parole, passa in rassegna nella sua mente tutte le prove attraversate, constata che nessuna di esse \u00e8 cos\u00ec forte da reggere al confronto con il pensiero dell\u2019amore di Cristo, e conclude perci\u00f2 trionfalmente: \u201cIn tutte queste cose, noi siamo pi\u00f9 che vincitori, per virt\u00f9 di colui che ci ha amati\u201d (\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a08, 37).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019Apostolo invita, tacitamente, ciascuno di noi a fare lo stesso. Ci suggerisce un metodo di guarigione interiore basato sull\u2019amore. Ci invita a portare a galla le angosce che si annidano nel nostro cuore, le tristezze, le paure, i complessi, quel difetto fisico o morale che non ci fa accettare serenamente noi stessi, quel ricordo penoso e umiliante, quel torto subito, la sorda opposizione da parte di qualcuno\u2026 Esporre tutto ci\u00f2 alla luce del pensiero che Dio mi ama, e troncare ogni pensiero negativo, dicendo a noi stessi, come l\u2019Apostolo: \u201cSe Dio \u00e8 con noi, chi sar\u00e0 contro di noi?\u201d (\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a08, 31).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dalla sua vita personale, l\u2019Apostolo solleva, subito dopo, lo sguardo sul mondo che lo circonda e sull\u2019esistenza umana in generale:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>N\u00e9 morte n\u00e9 vita, n\u00e9 angeli n\u00e9 principati; n\u00e9 presente n\u00e9 avvenire, n\u00e9 potenze, n\u00e9 altezza n\u00e9 profondit\u00e0, n\u00e9 alcun\u2019altra creatura potr\u00e0 mai separarci dall\u2019amore di Dio, in Cristo Ges\u00f9, nostro Signore<\/em>\u00a0(\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a08, 38-39).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non si tratta anche qui di un elenco astratto. Egli osserva il \u201csuo\u201d mondo, con le potenze che lo rendevano minaccioso: la morte con il suo mistero, la vita presente con la sua incertezza, le potenze astrali o quelle infernali che incutevano tanto terrore all\u2019uomo antico. Siamo invitati, ancora una volta, a fare lo stesso: a guardare con occhi di fede il mondo che ci circonda e che ci fa ancora pi\u00f9 paura ora che l\u2019uomo ha acquisito il potere di sconvolgerlo con le sue armi e le sue manipolazioni. Quello che Paolo chiama l\u2019\u201caltezza\u201d e la \u201cprofondit\u00e0\u201d, sono per noi \u2013 nell\u2019accresciuta conoscenza delle dimensioni del cosmo \u2013 l\u2019infinitamente grande sopra di noi e l\u2019infinitamente piccolo sotto di noi. In questo momento, quell\u2019infinitamente piccolo che \u00e8 il corona virus che da un anno tiene in ginocchio l\u2019intera umanit\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fra una settimana sar\u00e0 il Venerd\u00ec Santo e subito dopo la Domenica di risurrezione.\u00a0<strong>Risorgendo, Ges\u00f9 non \u00e8 tornato alla vita di prima come Lazzaro, ma a una vita migliore, libera da ogni affanno<\/strong>. Speriamo che sia cos\u00ec anche per noi. Che dal sepolcro in cui ci ha tenuti rinchiusi per un anno la pandemia, il mondo \u2013 come ci va ripetendo continuamente il Santo Padre \u2013 esca migliore, non lo stesso di prima.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>NOTE<\/div>\n<div><\/div>\n<div><sup>1<\/sup>\u00a0Tertulliano,\u00a0<em>Adversus Praxean<\/em>, 27, 11.<\/div>\n<div><sup>2<\/sup>\u00a0Denzinger \u2013 Schonmetzer, Enchiridion Symbolorum, nr. 301-302.<\/div>\n<div><sup>3<\/sup>\u00a0S. Gregorio Magno,\u00a0<em>Moralia in Job<\/em>, XX, 1.<\/div>\n<div><sup>4<\/sup>\u00a0S. Ireneo,\u00a0<em>Adversus Haereses<\/em>, III, 24,1.<\/div>\n<div><sup>5<\/sup>\u00a0<em>The Christian Tradition: A History of the Development of Doctrine<\/em>, 5 vols. (1973\u20131990). University of Chicago Press.<\/div>\n<div><sup>6<\/sup>\u00a0S. Agostino,\u00a0<em>De Trinitate<\/em>, V,5,6.<\/div>\n<div><sup>7<\/sup>\u00a0F. Hegel,\u00a0<em>Lezioni di filosofia della religione<\/em>.<\/div>\n<div><sup>8<\/sup>\u00a0S. Tommaso d\u2019Aquino,\u00a0<em>S.Th.<\/em>, II-IIae, q.1, a.2, ad 2.<\/div>\n<div><sup>9<\/sup>\u00a0S. Agostino,\u00a0<em>De Trinitate<\/em>, VI, 5, 7; IX, 22.<\/div>\n<div><sup>10<\/sup>\u00a0H. de Lubac,\u00a0<em>Histoire et Esprit<\/em>, Aubier, Parigi 1950, cap.5.<\/div>\n<div><sup>11<\/sup>\u00a0J. Zizioulas,\u00a0<em>L\u2019idea di persona umana deriva dalla Trinit\u00e0<\/em>: Conferenza tenuta a Milano nel 2015.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle 9 di questa mattina, venerd\u00ec 26 marzo, nell\u2019Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5930,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-9768","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Raniero_E.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2XXfi-2xy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9768"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9769,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9768\/revisions\/9769"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5930"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}