{"id":8773,"date":"2020-04-02T09:03:54","date_gmt":"2020-04-02T07:03:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=8773"},"modified":"2020-03-31T14:05:03","modified_gmt":"2020-03-31T12:05:03","slug":"terza-predica-di-quaresima-di-padre-raniero-cantalamessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/terza-predica-di-quaresima-di-padre-raniero-cantalamessa\/","title":{"rendered":"Terza predica di Quaresima di Padre Raniero Cantalamessa"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Presso la croce di Ges\u00f9 stava Maria sua madre<\/em><\/strong><strong> \u2013 Terza predica di quaresima<\/strong><\/p>\n<p><strong>27 marzo 2020<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maria sul Calvario<\/strong><\/p>\n<p>La parola di Dio <!--more-->che ci accompagna nella presente meditazione \u00e8 quella che si legge nel vangelo di Giovanni:<\/p>\n<p><em>Stavano presso la croce di Ges\u00f9 sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Ges\u00f9 allora, vedendo la madre e l\u00ec accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: \u00abDonna, ecco il tuo figlio!\u00bb. Poi disse al discepolo: \u00abEcco la tua madre!\u00bb. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa<\/em> (Gv 19, 25-27).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di questo testo, cos\u00ec denso, consideriamo in questa meditazione solo la prima parte, quella narrativa, lasciando alla prossima volta il resto del brano evangelico che contiene il detto di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Se sul Calvario, presso la croce di Ges\u00f9, c\u2019era Maria sua Madre, vuol dire che ella era a Gerusalemme in quei giorni e, se era a Gerusalemme, allora ha visto tutto, ha assistito a tutto. Ha assistito alle grida: \u00abBarabba, non costui!\u00bb; ha assistito all\u2019<em>Ecce homo<\/em>, ha visto la carne della sua carne flagellata, sanguinante, coronata di spine, seminuda davanti alla folla, sussultare, scossa da brividi di morte, sulla croce. Ha udito il rumore dei colpi di martello e gli insulti: \u00abSe sei il Figlio di Dio \u2026\u00bb. Ha visto i soldati dividersi le sue vesti e la tunica che lei stessa aveva forse tessuto.<\/p>\n<p>\u00abStavano \u2013 si legge \u2013 presso la croce di Ges\u00f9 sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala\u00bb. Maria non era dunque sola; era una delle donne. S\u00ec, ma <strong>lei era l\u00ec come \u00absua madre\u00bb e questo pone Maria in una situazione del tutto diversa dalle altre<\/strong>. Ripenso al funerale di un ragazzo di 18 anni. Seguivano il feretro varie donne. Tutte erano vestite di nero, tutte piangevano. Sembravano tutte uguali. Ma tra esse ce n\u2019era una diversa, una alla quale tutti i presenti pensavano, che tutti, senza voltarsi, guardavano di soppiatto: la madre. Era vedova e aveva quel figlio solo. Lei guardava la bara, si vedeva che le sue labbra ripetevano senza posa il nome del figlio. Quando i fedeli, al momento del <em>Sanctus<\/em>, si misero a proclamare: \u00abSanto, Santo, Santo, \u00e8 il Signore Dio dell\u2019universo\u00bb, anche lei, senza rendersene forse nemmeno conto, si mise a mormorare: Santo, Santo, Santo\u2026 In quel momento ho pensato a Maria ai piedi della croce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma <strong>a lei fu chiesto qualcosa di molto pi\u00f9 difficile: perdonare<\/strong>. Quando sent\u00ec il Figlio che diceva: \u201cPadre, perdonali, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u201d (<em>Lc<\/em> 23, 34), ella cap\u00ec cosa il Padre celeste si aspettava da lei: che dicesse con il cuore le stesse parole: \u00abPadre, perdonali, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb. E lei le disse. Perdon\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se Maria pot\u00e9 essere tentata, come lo fu anche Ges\u00f9 nel deserto, questo avvenne soprattutto sotto la croce. E <strong>fu una tentazione profondissima e dolorosissima, perch\u00e9 aveva per motivo proprio Ges\u00f9<\/strong>. Lei credeva alle promesse, credeva che Ges\u00f9 era il Messia, il Figlio di Dio; sapeva che, se Ges\u00f9 avesse pregato, il Padre gli avrebbe mandato \u00abpi\u00f9 di dodici legioni di angeli\u00bb (cf. <em>Mt<\/em> 26, 53). Ma vede che Ges\u00f9 non fa nulla. Liberando se stesso dalla croce, libererebbe anche lei dal suo tremendo dolore, ma non lo fa. Maria per\u00f2 non grida: \u00abScendi dalla croce; salva te stesso e me!\u00bb, o: \u00abHai salvato tanti altri, perch\u00e9 non salvi ora anche te stesso, figlio mio?\u00bb, anche se \u00e8 facile intuire quanto un simile pensiero e desiderio dovesse affacciarsi spontaneamente al cuore di una madre. <strong>Maria tace<\/strong>. Umanamente parlando, ci sarebbero stati tutti i motivi, per Maria, di gridare a Dio: \u00abMi hai ingannata!\u00bb, o, come grid\u00f2 un giorno il profeta Geremia: \u00abMi hai sedotta e io mi sono lasciata sedurre!\u00bb (cf. <em>Ger<\/em> 19, 7), e scappare gi\u00f9 per il Calvario. Invece ella non scapp\u00f2, ma rimase \u00abin piedi\u00bb, in silenzio, e cos\u00ec facendo \u00e8 divenuta, in modo tutto speciale, martire della fede, testimone suprema della fiducia in Dio, dietro il Figlio.<\/p>\n<p>Questa visione di Maria che si unisce al sacrificio del Figlio ha trovato un\u2019espressione sobria e solenne in un testo del Concilio Vaticano II:<\/p>\n<p>Anche la Beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffr\u00ec profondamente col suo Figlio unigenito e si associ\u00f2 con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all\u2019immolazione della vittima da lei stessa generata<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Maria non stava dunque \u00abpresso la croce di Ges\u00f9\u00bb, vicino a lui, solo in senso fisico e geografico, ma anche in senso spirituale. Era unita alla croce di Ges\u00f9; era dentro la stessa sofferenza. Soffriva nel suo cuore quello che il Figlio soffriva nella sua carne. E chi potrebbe pensare diversamente, se appena sa cosa vuol dire essere madre?<\/p>\n<p>Ges\u00f9 era anche uomo; come uomo, egli non \u00e8, in questo momento, agli occhi di tutti, che un figlio giustiziato alla presenza di sua madre. Ges\u00f9 non dice pi\u00f9, come a Cana: \u201cChe c\u2019\u00e8 tra me e te, o donna? Non \u00e8 ancora giunta l\u2019ora mia\u201d (<em>Gv<\/em> 2, 4). Adesso che la sua \u00abora\u00bb \u00e8 giunta, c\u2019\u00e8, <strong>tra lui e sua madre, una grande cosa in comune: la stessa sofferenza<\/strong>. In quei momenti estremi, in cui anche il Padre si \u00e8 misteriosamente sottratto al suo sguardo di uomo, \u00e8 rimasto a Ges\u00f9 solo lo sguardo della madre, in cui cercare rifugio e conforto. Disdegner\u00e0 questa presenza e questo conforto materno, colui che nel Getsemani preg\u00f2 i tre discepoli dicendo: \u201cRestate qui e vegliate con me\u201d (<em>Mt<\/em> 26, 38)?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stare presso la croce di Ges\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, seguendo come sempre il nostro principio-guida secondo cui Maria \u00e8 figura e specchio della Chiesa, sua primizia e modello, ci dobbiamo porre la domanda: Che cosa ha voluto dire alla Chiesa lo Spirito Santo, disponendo che nella Scrittura fosse registrata questa presenza di Maria accanto alla croce di Cristo?<\/p>\n<p>Anche questa volta, \u00e8 la Parola stessa di Dio che, implicitamente, traccia il passaggio da Maria alla Chiesa e dice cosa deve fare ogni credente per imitarla: \u00abPresso la croce di Ges\u00f9 \u2013 \u00e8 scritto \u2013 stava Maria sua Madre e accanto a lei il discepolo che egli amava\u00bb. Nella notizia c\u2019\u00e8 contenuta la parenesi. Quello che avvenne quel giorno, indica quello che deve avvenire ogni giorno: <strong>bisogna stare accanto a Maria presso la croce di Ges\u00f9, come ci stette il discepolo che egli amava<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono due cose nascoste in questa frase: primo, che bisogna stare \u00abaccanto alla croce\u00bb e, secondo, che bisogna stare accanto alla croce \u00abdi Ges\u00f9\u00bb. Vedremo che si tratta di due cose differenti, anche se inseparabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stare presso la croce \u00abdi Ges\u00f9\u00bb<\/strong>. Queste parole ci dicono che la prima cosa da fare \u2013 la pi\u00f9 importante di tutte \u2013 non \u00e8 stare presso la croce in genere, ma stare presso la croce \u00abdi Ges\u00f9\u00bb. Che non basta stare presso la croce, cio\u00e8 nella sofferenza, starci anche in silenzio. Questo sembra gi\u00e0 da solo una cosa eroica, eppure non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. Pu\u00f2 essere anzi niente. La cosa decisiva \u00e8 stare presso la croce \u00abdi Ges\u00f9\u00bb. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 la propria croce, ma quella di Cristo. Non \u00e8 il soffrire, ma il credere e cos\u00ec appropriarsi della sofferenza di Cristo. La prima cosa \u00e8 la fede. <strong>La cosa pi\u00f9 grande di Maria sotto la croce fu la sua fede, pi\u00f9 grande ancora che la sua sofferenza<\/strong>. San Paolo dice che il Vangelo \u00e8 potenza di Dio \u00abper tutti coloro che credono\u00bb (cf. <em>Rm<\/em> 1, 16). Per tutti coloro che credono, non per tutti coloro che soffrono, anche se, vedremo, le due cose sono di solito unite tra di loro.<\/p>\n<p>\u00c8 qui la fonte di tutta la forza e la fecondit\u00e0 della Chiesa. <strong>La forza della Chiesa viene dal predicare la croce di Ges\u00f9, cio\u00e8 da qualcosa che agli occhi del mondo \u00e8 il simbolo stesso della stoltezza e della debolezza<\/strong>. Ci\u00f2 comporta la rinuncia a ogni possibilit\u00e0 o volont\u00e0 di affrontare il mondo incredulo e spensierato con i suoi stessi mezzi che sono la sapienza delle parole, la forza delle argomentazioni, l\u2019ironia, il ridicolo, il sarcasmo e tutte le altre \u00abcose forti del mondo\u00bb (cf. <em>1Cor<\/em> 1, 27). Bisogna rinunciare a una superiorit\u00e0 umana, perch\u00e9 possa venire alla luce e agire la forza divina racchiusa nella croce di Cristo. Bisogna insistere su questo primo punto perch\u00e9 ce n\u2019\u00e8 ancora bisogno. La maggioranza dei credenti non \u00e8 stata mai aiutata a <strong>entrare in questo mistero<\/strong> che \u00e8 il cuore del Nuovo Testamento, il centro del <em>kerigma<\/em> e che cambia la vita.<\/p>\n<p>\u00abStare presso la croce\u00bb. Ma qual \u00e8 il segno e la prova che si crede realmente nella croce di Cristo, che \u00abla parola della croce\u00bb non \u00e8, appunto, solo una parola, cio\u00e8 un principio astratto, una bella teologia o ideologia, ma che \u00e8 veramente croce? Il segno e la prova \u00e8 prendere la propria croce e andare dietro a Ges\u00f9 (cf. <em>Mc<\/em> 8, 34). Il segno \u00e8 partecipare alle sue sofferenze (<em>Fil<\/em> 3, 10; <em>Rm<\/em> 8, 17), <strong>essere crocifissi con lui<\/strong> (<em>Gal<\/em> 2, 20), completare, mediante le proprie sofferenze, ci\u00f2 che manca alla passione di Cristo (<em>Col<\/em> 1, 24). La vita intera del cristiano deve essere un sacrificio vivente, come quella di Cristo (cf. <em>Rm<\/em> 12, 1). Non si tratta solo di sofferenza accettata passivamente, ma anche di <strong>sofferenza attiva, vissuta in unione con Cristo<\/strong>: \u201cCastigo il mio corpo e lo riduco in servit\u00f9\u201d (<em>1Cor<\/em> 9, 27). \u201cTutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e gioia?\u201d, ammonisce l\u2019autore dell\u2019\u201cImitazione di Cristo\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Sono esistiti nella Chiesa due modi diversi di porsi davanti alla croce di Cristo: uno, pi\u00f9 caratteristico della teologia protestante, basato sulla fede e l\u2019appropriazione, che fa leva sulla croce di Cristo e uno \u2013 coltivato, almeno in passato, di preferenza dalla spiritualit\u00e0 cattolica \u2013 che insiste sul soffrire con Cristo, sul condividere la passione di lui e, come nel caso di certi santi, nel rivivere addirittura in s\u00e9 la passione di Cristo, fino a vedere riprodotte in s\u00e9 le sue stimmate. L\u2019ecumenismo ci spinge a ricostruire la sintesi di ci\u00f2 che nella Chiesa ha finito, a poco a poco, per essere contrapposto.<\/p>\n<p>Non si tratta, evidentemente, di mettere sullo stesso piano l\u2019operato di Cristo e quello nostro, ma di accogliere la parola della Scrittura. Essa ci dice che ognuna delle due cose \u2013 sia la fede, sia le opere \u2013, senza l\u2019altra, \u00e8 morta (cf. <em>Gc<\/em> 2, 14ss). \u00c8 la fede stessa nella croce di Cristo che ha bisogno di passare attraverso la sofferenza per essere autentica. La prima lettera di Pietro dice che la sofferenza \u00e8 il \u00abcrogiuolo\u00bb della fede, che la fede ha bisogno della sofferenza per essere purificata, come l\u2019oro nel fuoco (cf. <em>1Pt<\/em> 1, 6-7).<\/p>\n<p>La nostra croce non \u00e8 in se stessa salvezza, non \u00e8 n\u00e9 potenza n\u00e9 sapienza. Per se stessa \u00e8 pura opera umana, o addirittura castigo. Diviene potenza e sapienza di Dio in quanto \u2013 accompagnata dalla fede e per disposizione di Dio stesso \u2013 ci unisce alla croce di Cristo. \u201cSoffrire \u2013 scriveva san Giovanni Paolo II dal suo letto di ospedale dopo l\u2019attentato \u2013 significa diventare particolarmente suscettibili, particolarmente aperti all\u2019opera delle forze salvifiche di Dio, offerte all\u2019umanit\u00e0 in Cristo\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. <strong>Soffrire unisce alla croce di Cristo in modo non solo intellettuale, ma esistenziale e concreto<\/strong>; \u00e8 una specie di canale, di via di accesso, alla croce di Cristo, non parallela alla fede, ma facente un tutt\u2019uno con essa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00abSper\u00f2 contro ogni speranza\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma dobbiamo, ormai, allargare il nostro orizzonte. Per l\u2019evangelista Giovanni che riferisce l\u2019episodio, la croce di Cristo non \u00e8 solo il momento della morte di Cristo, ma anche quello della sua \u201cglorificazione\u201d e del trionfo. La risurrezione vi \u00e8 gi\u00e0 operante nel segno dello Spirito che si effonde (cf. <em>Gv<\/em> 7, 37-39; 19, 34). <strong>Sul Calvario Maria dunque ha condiviso con il Figlio non solo la morte, ma anche le primizie della risurrezione<\/strong>. Una immagine di Maria ai piedi della croce, in cui ella appare solo \u00abtriste, afflitta, piangente\u00bb, come canta lo <em>Stabat Mater<\/em>, cio\u00e8 solo l\u2019Addolorata, non sarebbe completa. Sul Calvario, ella non \u00e8 solo la \u00abMadre dei dolori\u00bb, ma anche la Madre della speranza, \u00abMater spei\u00bb, come la invoca la Chiesa in un suo inno.<\/p>\n<p>Di Abramo, san Paolo afferma che \u201cebbe fede sperando contro ogni speranza\u201d (<em>Rm<\/em> 4, 18). La stessa cosa si deve dire, con pi\u00f9 ragione, di Maria sotto la croce. Ella credette, sperando contro ogni speranza, cio\u00e8 in una situazione in cui, umanamente parlando, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna ragione per sperare. In qualche modo che non possiamo spiegare (e che forse neppure lei era in grado di spiegare a se stessa), Maria, come Abramo, ha creduto che Dio era capace di far risuscitare il suo Figlio \u00abanche dai morti\u00bb (cf. <em>Ebr<\/em> 11, 19). Un testo del Concilio Vaticano II menziona questa speranza di Maria sotto la croce come un elemento determinante della sua vocazione materna. Dice che sotto la croce, \u00abella ha cooperato in modo tutto speciale all\u2019opera del Salvatore, con l\u2019obbedienza, la fede, la speranza e l\u2019ardente carit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Veniamo ora alla Chiesa, cio\u00e8 a noi. Delle tre cose che la Chiesa commemora nel triduo pasquale \u2013 crocifissione, sepoltura e risurrezione del Signore -, \u00abnoi, \u2013 ha scritto sant\u2019Agostino \u2013 nella vita presente realizziamo ci\u00f2 che significa la crocifissione, mentre teniamo per fede e speranza ci\u00f2 che significano la sepoltura e la risurrezione\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Anche la Chiesa, come Maria, vive la risurrezione \u00abin speranza\u00bb. Anche per essa, <strong>la croce \u00e8 oggetto di esperienza, mentre la risurrezione \u00e8 oggetto di speranza<\/strong>.<\/p>\n<p>Come Maria fu presso il Figlio crocifisso, cos\u00ec la Chiesa \u00e8 chiamata a stare presso i crocifissi di oggi: i poveri, i sofferenti, gli umiliati e gli offesi. Starci con speranza. Non basta compatire le loro pene o anche cercare di alleviarle. \u00c8 troppo poco. Questo possono farlo tutti, anche chi non conosce la risurrezione. La Chiesa deve dare speranza, proclamando che la sofferenza non \u00e8 assurda, ma ha un senso, perch\u00e9 ci sar\u00e0 una risurrezione da morte. La Chiesa deve \u00abdare ragione della speranza che \u00e8 in lei\u00bb (cf. <em>1Pt <\/em>3, 15).<\/p>\n<p>Gli uomini hanno bisogno di speranza per vivere, come dell\u2019ossigeno per respirare. Anche la Chiesa ha bisogno di speranza per proseguire il suo cammino nella storia e non sentirsi schiacciata dalle avversit\u00e0. Nell\u2019udienza generale dell\u201911 Marzo \u2013 l\u2019ultima pubblica prima della sospensione per il Coronavirus \u2013 papa Francesco ci ha esortato a vivere questo tempo di prova \u201ccon fortezza, responsabilit\u00e0 e con speranza\u201d. Vorrei raccogliere soprattutto il suo appello alla speranza.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 stata per molto tempo, ed \u00e8 tutt\u2019ora, tra le virt\u00f9 teologali, la sorella minore, la parente povera. Il poeta Charles P\u00e9guy ha un\u2019immagine bellissima al riguardo. Dice che le tre virt\u00f9 teologali \u2013 fede, speranza e carit\u00e0 \u2013 sono come tre sorelle: due grandi e una ancora bambina. Camminano insieme per strada tenendosi per mano, le due grandi ai lati e la bambina al centro. La bambina \u00e8 naturalmente la Speranza. Tutti al vederle dicono: \u201cCertamente sono le due grandi che trascinano la bambina al centro!\u201d. Si sbagliano: \u00e8 la bambina Speranza che trascina le due sorelle, perch\u00e9 se si ferma la speranza si ferma tutto<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Dobbiamo \u2013 come suggerisce lo stesso poeta \u2013 diventare \u00abcomplici della bambina speranza\u00bb. Hai sperato ardentemente una cosa, un intervento di Dio, e non \u00e8 successo niente? Sei tornato a sperare di nuovo la volta successiva, e ancora niente? Tutto \u00e8 andato avanti come prima, nonostante tante suppliche, tante lacrime, e forse anche tanti segni che questa volta saresti stato esaudito? Tu continua a sperare, spera ancora un\u2019altra volta, spera sempre, fino alla fine. Diventa complice della speranza!<\/p>\n<p><strong>Diventare complici della speranza<\/strong> significa permettere a Dio di deluderti, di ingannarti quaggi\u00f9 tutte le volte che vuole. Di pi\u00f9: significa essere in fondo contenti, in qualche parte remota del proprio cuore, che Dio non ti abbia ascoltato la prima e la seconda volta e che continui a non ascoltarti, perch\u00e9 cos\u00ec ti ha permesso di dargli una prova in pi\u00f9, di fare un atto di speranza in pi\u00f9 e ogni volta pi\u00f9 difficile. Ti ha fatto una grazia ben pi\u00f9 grande di quella che chiedevi: la grazia di sperare in lui. Lui ha l\u2019eternit\u00e0 per farsi perdonare del ritardo!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma bisogna fare attenzione a una cosa. La speranza non \u00e8 solo una bella e poetica disposizione interiore, difficile quanto si vuole, ma che lascia, per il resto, inoperosi e senza compiti concreti, e perci\u00f2, alla fine, sterile. Al contrario, <strong>sperare significa proprio scoprire che c\u2019\u00e8 ancora qualcosa che si pu\u00f2 fare<\/strong>, un compito da assolvere e che non si \u00e8, perci\u00f2, lasciati in bal\u00eca del vuoto e di una paralizzante inattivit\u00e0.<\/p>\n<p>Quand\u2019anche non ci fosse nulla pi\u00f9 da fare da parte nostra per cambiare una certa situazione difficile, resterebbe pur sempre un grande compito da assolvere, tale da tenerci abbastanza impegnati e tenere lontana la disperazione: quello di sopportare con pazienza fino alla fine. Questo fu il grande \u00abcompito\u00bb che Maria port\u00f2 a compimento, sperando, sotto la croce, e in questo ella \u00e8 pronta ora ad aiutare anche noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella Bibbia assistiamo a dei veri e propri sussulti di speranza. Uno di essi si trova nella terza Lamentazione di Geremia. Essa \u00e8 il canto dell\u2019anima nella prova pi\u00f9 desolante e pu\u00f2 essere applicato quasi alla lettera a Maria ai piedi della croce:<\/p>\n<p><em>Io sono la persona che ha provato la miseria e la pena. Dio mi ha fatto camminare nelle tenebre, non nella luce; mi ha costruito un muro tutt\u2019intorno perch\u00e9 non potessi pi\u00f9 uscire. Se grido e invoco aiuto egli soffoca la mia preghiera. Ho detto: \u201c\u00c8 sparita la mia gloria, la speranza che mi veniva dal Signore\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ma ecco il sussulto di speranza che capovolge tutto. A un certo punto, l\u2019orante dice a se stesso: \u00abMa le misericordie del Signore non sono finite; dunque in lui voglio sperare! Il Signore non rigetta mai, ma se affligge avr\u00e0 anche piet\u00e0. Forse c\u2019\u00e8 ancora speranza\u00bb (cf. <em>Lam<\/em> 3, 1-29). Dal momento che il profeta decide di tornare a sperare, il tono cambia: la lamentazione si trasforma in fiduciosa attesa dell\u2019intervento di Dio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Volgiamo lo sguardo, ancora una volta, a colei che ha saputo stare presso la croce sperando contro ogni speranza. Invochiamo Maria come madre della speranza con le parole di un antico inno della Chiesa:<\/p>\n<p><em>Salve Mater misericordiae,<br \/>\nMater Dei, et mater veniae,<br \/>\nMater Spei, et mater gratiae,<br \/>\nMater plena sanctae laetitiae,<br \/>\nO MARIA!<\/em><\/p>\n<p>Salve, o Madre di misericordia,<br \/>\nMadre di Dio e Madre di perdono<br \/>\nMadre di Speranza e Madre di grazia,<br \/>\nMadre ricolma di santa allegrezza,<br \/>\nO MARIA!<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Lumen gentium<\/em>, 58.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Imitazione di Cristo<\/em>, II, 12,3.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> S. Giovanni Paolo II, Lettera apostolica sul senso cristiano della sofferenza umana <em>Salvifici doloris <\/em>(11 febbraio 1984), 23 (AAS 76, 1984, p. 231).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> <em>Lumen gentium<\/em>, 61.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> S. Agostino, <em>Lettere<\/em>, 535,2,3; 14, 24.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Charles P\u00e9guy, <em>Le porche du myst\u00e8re de la deuxi\u00e8me vertu<\/em>, in <em>\u0152uvres po\u00e9tiques compl\u00e8tes<\/em>, Parigi 1975, p. 655 s.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presso la croce di Ges\u00f9 stava Maria sua madre \u2013 Terza predica di quaresima 27 marzo 2020 \u00a0 Maria sul Calvario La parola di Dio<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5930,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-8773","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Raniero_E.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2XXfi-2hv","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8773"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8774,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773\/revisions\/8774"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5930"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8773"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8773"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8773"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}