{"id":8503,"date":"2020-01-15T12:16:43","date_gmt":"2020-01-15T11:16:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=8503"},"modified":"2020-01-15T12:16:43","modified_gmt":"2020-01-15T11:16:43","slug":"incontro-direttori-cori-e-musicisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/incontro-direttori-cori-e-musicisti\/","title":{"rendered":"Incontro direttori Cori e musicisti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Fermo, 7 novembre 2019<\/p>\n<p>INTRODUZIONE<\/p>\n<p>Innanzitutto un ringraziamento per il prezioso servizio<!--more--> che svolgete con dedizione al servizio delle nostre comunit\u00e0 parrocchiali. Questo incontro vuol essere un momento formativo partendo dal presupposto che anche il coro \u00e8 una ministerialit\u00e0 che richiede formazione, come i catechisti, i lettori, gli operatori della carit\u00e0, i ministranti\u2026 Nel lungo excursus dei riferimenti magisteriali ho attinto all\u2019articolo Canto e musica a servizio della liturgia. Un percorso lungo cento anni del Card. Geraldo M. Agnelo, Segretario della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti dal 1991 al 1999, apparso su l\u2019Osservatore Romano il 3.2.2005. Molti dei suggerimenti, specie nella parte finale, partono dall\u2019esperienza personale che mi ha visto coinvolto per trent\u2019anni nell\u2019animazione del coro parrocchiale e da questi primi due anni di celebrazioni eucaristiche nella Diocesi.<\/p>\n<p>CONSIDERAZIONI PREVIE<\/p>\n<p>Concentriamo l\u2019attenzione soprattutto sulla Messa festiva. Il perno della vita cristiana infatti \u00e8 l\u2019assemblea liturgica domenicale, che ne \u00e8 fonte e apice. Il concetto che vorrei trasmettere \u00e8: tutti i fedeli svolgono una specifica funzione all\u2019interno della celebrazione, culmine della vita cristiana, perci\u00f2 tutti devono parteciparvi consapevolmente. Tre riferimenti irrinunciabili: \u201cPartecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa, cos\u00ec tutti, sia con l&#8217;offerta che con la santa comunione, compiono la propria parte nell&#8217;azione liturgica\u201d (LG1 11). La liturgia non esaurisce l\u2019azione della Chiesa ma \u201c\u00e8 il culmine verso cui tende l&#8217;azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. Il lavoro apostolico, infatti, \u00e8 ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore\u201d (SC 202). \u00abLa Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei e muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all&#8217;azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente\u00bb (SC 48). Musica e canto cooperano ad esprimere il sentire della Chiesa che \u00abdialoga\u00bb con Dio \u00abattraverso riti e preghiere\u00bb. Perci\u00f2 non \u00e8 pensabile una celebrazione eucaristica che non veda partecipare, anche nel canto, il popolo di Dio. 1 La Lumen gentium (LG), \u00e8 la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Chiesa 2 La Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (SC) \u00e8 un importante documento del Concilio Vaticano II che tratta della liturgia cattolica. 2 La partecipazione al canto \u00e8 legata all\u2019identit\u00e0 culturale: il cantare esprime l&#8217;anima di un popolo, la tradizione di una comunit\u00e0, incoraggiando senso di appartenenza e di comunione. Per questo, il canto e la musica liturgica sono dicono l\u2019identit\u00e0 della Chiesa raccolta dalla Trinit\u00e0. Il deposito prezioso della musica sacra e del canto costituiscono narra il sentire della comunit\u00e0 cristiana, al di l\u00e0 dei sentimenti, dei gusti e delle emozioni soggettive. Purtroppo l\u2019assemblea \u00e8 a volte rest\u00eca a cantare anche perch\u00e9, nella cultura odierna, la musica sembra avere grande importanza, ma di fatto si \u00e8 disaffezionati al canto. La cultura musicale \u00e8 spesso fatta di ascolto di quanto eseguito da altri, meno dal coinvolgimento personale in tali azioni. Ci lasciamo emozionare dal canto dell&#8217;una o dell&#8217;altra star, molto meno dal \u00abcanto di popolo\u00bb. Date queste premesse, spero, al termine della relazione di poter rispondere alle seguenti domande: \uf0b7 perch\u00e9 cantare in chiesa?, il motivo del canto liturgico; \uf0b7 chi canta?, rapporto tra assemblea, il ministro ordinato, la schola, il salmista\u2026 \uf0b7 che cosa cantare?, quali testi sono richiesti dalla liturgia; \uf0b7 quando cantare?, il rapporto con i momenti e i riti della celebrazione. \uf0b7 come cantare?, il genere e le modalit\u00e0<\/p>\n<p>IL MAGISTERO DELLA CHIESA<\/p>\n<p>Il cammino recente della Chiesa su canto e musica nella liturgia \u00e8 racchiuso tra il motu proprio \u201cTra le sollecitudini\u201d di San Pio X che inizia a trattare la tematica, e il chirografo di Giovanni Paolo II, pubblicato nel 2003 nel centenario. \u00abTra le sollecitudini\u00bb. Con questo motu proprio, del 22.11.1903 (Santa Cecilia), San Pio X volle rilanciare la bont\u00e0 della musica sacra, in modo da contrastare la tendenza dell&#8217;epoca di adottare, durante le celebrazioni, uno stile teatrale ed operistico; tale genere musicale non favoriva il senso del sacro n\u00e9 aiutava la preghiera. Ribad\u00ec il duplice scopo della celebrazione liturgica: \u00abla gloria di Dio e l&#8217;edificazione dei fedeli\u00bb con la musica al servizio di questo mistero. Nella linea tracciata da San Pio X, il tema della musica sacra \u00e8 stato affrontato anche dai suoi successori: Pio XI nella Costituzione apostolica Divini Cultus (20.12.1929), Pio XII nelle encicliche Mediator Dei (20.11.1947) e Musicae Sacrae Disciplina (25.12.1955). La Sacra Congregazione dei Riti ne tratta nell&#8217;istruzione Musica Sacra e Sacra Liturgia (3.9.1958). Questi documenti, con qualche modifica o apertura, confermano le linee indicate dal Motu proprio di San Pio X, insistendo su tre punti principali: il primato del canto gregoriano; l&#8217;uso del latino come lingua liturgica; l&#8217;organo a canne come strumento musicale da preferire. Non si deve dimenticare che tali documenti considerava la liturgia come esclusiva del \u00abclero\u00bb; i fedeli erano piuttosto coloro che assistevano alle azioni liturgiche, ma non vi partecipavano attivamente.<\/p>\n<p><em>Il Concilio Vaticano II <\/em><\/p>\n<p>La prospettiva conciliare vede la liturgia come azione di Cristo e della Chiesa (cfr. SC 7). Alla musica sacra \u00e8 dedicato il cap. VI (nn. 112-121) della SC. Non si parla della \u00abmusica sacra\u00bb in se stessa, vista isolatamente ma si analizza il mistero della celebrazione cristiana manifestato dalla musica e dal canto, che 3 realizzano la loro funzione se contribuiscono a significare questo mistero favorendo la partecipazione interiore ed esteriore dei fedeli: \u00abnella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera\u00bb (SC 33). \u00c8 chiaro che la schola cantorum ha una funzione essenziale nel favorire questa partecipazione. Il Concilio, nell\u2019invito a conservare e incrementare il patrimonio musicale della Chiesa, chiede alle scholae cantorum, di far s\u00ec che tutta l&#8217;assemblea, nelle celebrazioni in canto, possa partecipare attivamente: \u201cSi conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra. Si promuovano con impegno le \u00ab scholae cantorum \u00bb in specie presso le chiese cattedrali. I vescovi e gli altri pastori d&#8217;anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l&#8217;assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente\u201d (SC 114). Viene ricordato che il canto non \u00e8 un accessorio dei riti e delle preghiere, ma appartiene alla struttura della celebrazione: si canta in chiesa con la precisa finalit\u00e0 di favorire il dialogo tra Dio e il popolo. Perci\u00f2, il canto e la musica svolgono la loro parte solo se \u00abservono\u00bb la liturgia: \u00abIl canto sacro \u00e8 stato lodato sia dalla Sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai Romani Pontefici che recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel servizio divino\u00bb (SC 112). Il servizio, il compito ministeriale \u00e8 dunque il fine della musica e del canto liturgico. Gi\u00e0 San Pio X parlava della musica come \u00abumile ancella\u00bb della liturgia. Pio XI, nella Costituzione Apostolica Divini cultus sanctitatem del 1928, la definiva \u00abserva nobilissima\u00bb. Pio XII, nell&#8217;Istruzione Musicae Sacrae Disciplina del 1955, giungeva a chiamarla \u00absacrae liturgiae quasi administra\u00bb, spianando cos\u00ec la strada al senso indicato dal Vaticano II. Da San Pio X alla Sacrosanctum Concilium c&#8217;\u00e8 un crescendo nell&#8217;esplicitare il significato del canto e della musica per la liturgia.<\/p>\n<p>Il compito del canto e della musica secondo il Concilio<\/p>\n<p>Il canto e la musica non sono puro ornamento esteriore e coreografico da fruire in parallelo all&#8217;azione liturgica. Sono invece modi concreti attraverso i quali la Chiesa intrattiene il dialogo di fede con Dio, e non ingredienti di una religiosit\u00e0 qualsiasi che muove il sentimento ma non la vita. Sono realt\u00e0 vive, come \u00e8 viva la liturgia, e non un repertorio da eseguire autonomamente dalla celebrazione, come accade ad esempio in un concerto. Sono encomiabili gli sforzi e l\u2019impegno di tante nostre corali nel preparare canti anche impegnativi, specie nelle grandi solennit\u00e0. Ma non dobbiamo dimenticare che la bont\u00e0 dell\u2019esecuzione musicale, la sua perfezione formale, pur avendo un suo influsso positivo sulla preghiera, da sola \u00e8 insufficiente a dare alla musica il senso proprio di musica per la liturgia. Tre ambiti in cui il canto e la musica svolgono il loro compito ministeriale: &#8211; A servizio della rivelazione biblica. La Chiesa, seguendo la tradizione ebraica, canta anzitutto la Parola di Dio: la Bibbia, infatti, fornisce i testi da cantare; le composizioni ecclesiastiche vengono dopo e sono ispirate alle Scritture. L\u2019esempio pi\u00f9 eloquente sono i Salmi, adottati dalla tradizione come propri del culto liturgico, le stesse antifone che accompagnano i canti della Messa sono riproposizione di versetti biblici. La bellezza del canto traduce ed interpreta la Parola divina: cos\u00ec la ministerialit\u00e0 del canto e della musica perviene al suo 4 vertice e il segno sonoro viene elevato a segno liturgico che comunica i contenuti della Parola di Dio celebrata. Suono e musica aiutano a penetrare il misterioso significato veicolato dai testi sacri, riesprimendolo, esaltandolo, aiutando ad interiorizzarlo. Per questo motivo vanno sempre privilegiati i canti a contenuto biblico rispetto ad altri testi. &#8211; A servizio dell&#8217;agire rituale, ossia delle parole e dei gesti, ciascuno con una valenza specifica e inserito in una sequenza celebrativa. Tra musica e rito intercorre una osmosi vitale (anche il silenzio ha valenza \u00abmusicale\u00bb) perci\u00f2 canto e musica concorrono ad esprimere il significato e la funzione di un dato \u00abtesto\u00bb o \u00abgesto\u00bb della celebrazione. Per questo, ad ogni funzione rituale corrisponde una confacente espressione musicale: il canto d&#8217;ingresso ha una funzione diversa dal canto alla comunione e anche lo stile, il tempo, la solennit\u00e0 dell\u2019esecuzione vanno misurati tenendo conto di questa diversit\u00e0. &#8211; A servizio della comunit\u00e0 orante, ossia l&#8217;assemblea \u00abora\u00bb e \u00abqui\u00bb, dove ognuno dei presenti ha la sua parte da compiere. Data la natura comunitaria della celebrazione, tutti e ciascuno, compresa la scuola di canto, partecipano alla preghiera secondo le loro possibilit\u00e0. Non \u00e8 pensabile una assemblea liturgica dove si faccia distinzione tra cantori e pubblico &#8211; come avviene in un concerto -, come se ognuno partecipasse alla preghiera a modo suo. Il canto non riguarda solo i cantori, ma anche chi presiede la celebrazione e tutti coloro che vi partecipano, tra cui i cantori e i musicisti. D\u2019altro canto, prima che musicisti e cantori, questi sono dei fedeli che partecipano alla preghiera della comunit\u00e0 prestando il loro servizio cantando e suonando. \u00c8 impensabile che un cantore partecipi alla Messa esclusivamente per eseguire dei canti, quasi come un professionista e non invece come un fedele che partecipa piamente, consapevolmente e fruttuosamente ai santi misteri. Se canto e musica non sono eco della gloria di Dio e non coinvolgono sistematicamente il popolo, celebrano se stessi e scadono nella idolatria, risultando un ostacolo all&#8217;incontro con il Dio vivente. Ribadisco che il loro fine non \u00e8 quello di far ascoltare a degli spettatori un&#8217;opera musicale, quanto di rendere visibile, attraverso il suono, la dimensione discendente e ascendente della celebrazione cristiana, ossia il dialogo salvifico tra Dio e il suo popolo. In altre occasioni si possono organizzare altri eventi per valorizzare la musica sacra e la bravura acquisita dalla schola cantorum. Infine, Concilio non ha trascurato l&#8217;attenzione alla necessaria formazione musicale (SC 115). Ha riconosciuto il canto gregoriano come \u00abcanto proprio della liturgia romana\u00bb, e pertanto da conservare, senza tuttavia escludere altri generi di musica sacra, specialmente la polifonia, purch\u00e9 rispondano allo spirito dell&#8217;azione liturgica (SC 117). Ha invitato a promuovere con impegno il canto popolare (SC 118). Sulla promozione del canto gregoriano e il recupero dei canti popolari mi pare che le indicazioni conciliari vengano ancora largamente disattese.<\/p>\n<p>Il post Concilio<\/p>\n<p>\u00abSe il Concilio Ecumenico ha aperto nuove strade per il futuro della musica sacra, stabilendo che nelle sacre celebrazioni il primato del canto liturgico spetti all&#8217;assemblea, non per questo viene diminuito il ruolo delle Cappelle musicali o delle \u00abscholae cantorum\u00bb: il loro compito anzi \u00e8 divenuto di ancor maggiore rilievo e 5 importanza, perch\u00e9 devono servire di sostegno, di modello, di stimolo per una musica pi\u00f9 elevata ed elevante\u00bb (Paolo VI, Discorso del 25 Settembre 1977). A meno di quattro anni da SC, l&#8217;Istruzione Musicam sacram (5 Marzo1967) della Sacra Congregazione dei Riti, esplicitava le direttive conciliari: ricordava i criteri e la funzione del canto e della musica nelle celebrazioni liturgiche, e dava soprattutto indicazioni concrete. Un passaggio relativo al ministero delle scholae: \u00ab\u00c8 degno di particolare attenzione, per il servizio liturgico che svolge, il coro o cappella musicale o schola cantorum. In seguito alle norme conciliari riguardanti la riforma liturgica, il suo compito \u00e8 divenuto di ancor maggiore rilievo e importanza: deve, infatti, attendere all&#8217;esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto\u00bb (n. 19). Anche i nn. 39-41 dell&#8217;Ordinamento generale del Messale Romano (ed. 2004) sono autorevoli riferimenti. Alcune sottolineature: &#8211; Il canto nella celebrazione della Messa \u00e8 cos\u00ec importante (n\u00b0 39) che deve tener conto dell\u2019assemblea concreta che ha di fronte e delle sue possibilit\u00e0: se pu\u00f2 cantare ancora in gregoriano e in latino, se pu\u00f2 adottare la polifonia; se \u00e8 una comunit\u00e0 religiosa che forse avr\u00e0 un repertorio diverso da una parrocchia, se \u00e8 formata prevalentemente da bambini, da giovani, da anziani, ecc. &#8211; L\u2019Ordinamento distingue ancora, nel n\u00b0 40, tra celebrazioni feriali e domenicali, ricordando che se non \u00e8 sempre necessario cantare tutti i testi per loro natura destinati al canto (ad es. il Kyrie, il Gloria). Si deve fare in modo che nelle celebrazioni domenicali non manchi il canto dei ministri e del popolo. \u00abNella scelta delle parti destinate al canto si dia la preferenza a quelle di maggiore importanza e soprattutto a quelle che devono essere cantate dal sacerdote, dal diacono, dal lettore con la risposta del popolo, o dal sacerdote e dal popolo insieme\u00bb. Ci\u00f2 significa che nella Messa &#8211; contrariamente a quanto si pensa comunemente &#8211; hanno priorit\u00e0 i dialoghi tra i ministri e il popolo, cos\u00ec come le acclamazioni brevi (ad es., prima e dopo il vangelo o quelle che intercalano la Preghiera eucaristica). Nella liturgia della parola ha priorit\u00e0 il Salmo e nella Preghiera eucaristica il Santo e l&#8217;Amen conclusivo. &#8211; Nel n. 41 si richiama la preferenza da accordare, a parit\u00e0 di condizioni, al canto gregoriano, come indicato dalla SC 116, senza escludere altri generi di musica, purch\u00e9 \u00abrispondano allo spirito dell&#8217;azione liturgica e favoriscano la partecipazione di tutti i fedeli\u00bb. Infine, si chiede che i fedeli sappiano cantare insieme, in lingua latina e nelle melodie pi\u00f9 facili, almeno le parti dell&#8217;ordinario della Messa, specie il Credo e il Pater noster. &#8211; Infine, sulla schola cantorum e gli strumenti musicali: \u00abLa schola cantorum, tenuto conto della disposizione di ogni chiesa, sia collocata in modo da mettere chiaramente in risalto la sua natura: che essa cio\u00e8 \u00e8 parte della comunit\u00e0 dei fedeli e svolge un suo particolare ufficio; sia agevolato perci\u00f2 il compimento del suo ministero liturgico e sia facilitata a ciascuno dei membri della schola la partecipazione sacramentale piena alla Messa\u00bb (n. 312). Giovanni Paolo II ha toccato a pi\u00f9 riprese il tema delle scholae cantorum. Nella lettera apostolica Dies Domini, al n\u00b0 50, a proposito di una celebrazione gioiosa e canora, il Papa scrive: \u00abDato il carattere proprio della Messa domenicale e l&#8217;importanza che essa riveste per la Vita dei fedeli, \u00e8 necessario prepararla con speciale cura. Nelle forme suggerite dalla saggezza pastorale e dagli usi locali in 6 armonia con le norme liturgiche, bisogna assicurare alla celebrazione quel carattere festoso che s&#8217;addice al giorno commemorativo della Risurrezione del Signore. A tale scopo \u00e8 importante dedicare attenzione al canto dell&#8217;assemblea, poich\u00e9 esso \u00e8 particolarmente adatto ad esprimere la gioia del cuore, sottolinea la solennit\u00e0 e favorisce la condivisione dell&#8217;unica fede e del medesimo amore. Ci si preoccupi pertanto della sua qualit\u00e0, sia per quanto riguarda i testi che le melodie, affinch\u00e9 quanto si propone oggi di nuovo e creativo sia conforme alle disposizioni liturgiche e degno di quella tradizione ecclesiale che vanta, in materia di musica sacra, un patrimonio di inestimabile valore\u00bb. Nella preparazione della liturgia, non mi pare superfluo l\u2019invito a raccordarsi col gruppo liturgico, i lettori, il celebrante per concordare a scelta dei canti, il canto del Salmo, l\u2019Alleluia, le risposte del popolo\u2026 Nel Chirografo per il centenario del Tra le sollecitudini (22.11.2003), Giovanni Paolo Il ripercorre i principi e le istanze del nostro argomento. Al n\u00b0 8, in relazione ai cantori, osserva che \u00abil compito della schola non \u00e8 venuto meno: essa infatti svolge nell&#8217;assemblea il ruolo di guida e di sostegno e, in certi momenti della liturgia, ha un proprio ruolo specifico. Dal buon coordinamento di tutti \u2013 il sacerdote celebrante e il diacono, gli accoliti, i ministranti, i lettori, il salmista, la schola cantorum, i musicisti, il cantore, l&#8217;assemblea \u2013 scaturisce quel giusto clima spirituale che rende il momento liturgico veramente intenso, partecipato e fruttuoso. L&#8217;aspetto musicale delle celebrazioni liturgiche, quindi, non pu\u00f2 essere lasciato n\u00e9 all&#8217;improvvisazione, n\u00e9 all&#8217;arbitrio dei singoli, ma deve essere affidato ad una ben concertata direzione nel rispetto delle norme e delle competenze, quale significativo frutto di un&#8217;adeguata formazione liturgica\u00bb. Nella Lettera Spiritus et Sponsa (4.12.03), il Papa torna sulla musica quale mezzo privilegiato per facilitare la partecipazione attiva dei fedeli all&#8217;azione sacra, ribadendo \u00abla necessit\u00e0 che la musica, secondo le direttive della Sacrosanctum Concilium, conservi e incrementi il suo ruolo all&#8217;interno delle celebrazioni liturgiche, tenendo conto del carattere proprio della Liturgia come della sensibilit\u00e0 del nostro tempo e delle tradizioni musicali delle diverse regioni del mondo\u00bb (n\u00b0 4).<\/p>\n<p>LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI<\/p>\n<p>Queste ultime citazioni magisteriali sottolineano l\u2019esigenza che il coro sia adeguatamente formato. Certo, \u00e8 necessaria una formazione al canto liturgico che aiuti ad evitare errori, superficialit\u00e0, sciatterie; che non trascuri temi decisivi: la celebrazione eucaristica e le sue parti, l\u2019anno liturgico, la musica e il canto nella liturgia, identit\u00e0 e ministero della schola cantorum, ecc. Tale formazione per\u00f2 non \u00e8 sufficiente per maturare la necessaria sensibilit\u00e0 ecclesiale a svolgere il delicato servizio della musica e del canto: al pari degli altri gruppi (catechisti, ministranti, ministri straordinari, operatori Caritas, gruppo liturgico\u2026) anche ai membri della schola \u00e8 richiesto un cammino personale di formazione alla vita cristiana in parrocchia. Questo comporter\u00e0 che i membri della corale siano inserito attivamente nella vita della comunit\u00e0. Elenco, seppur con un tono scherzoso, alcuni punti critici della celebrazione da tener presente, che ho rilevato in due anni di celebrazioni: 7 \uf0b7 Io me la canto, io me la suono\u2026 \u00e8 il tema principale del nostro incontro. Il coro non pu\u00f2 far tutto da solo; pi\u00f9 la celebrazione \u00e8 solenne pi\u00f9 deve favorire spazi di partecipazione al popolo. Pu\u00f2 essere utile l\u2019animatore che guida l\u2019assemblea. \uf0b7 Rispetto dei tempi celebrativi: il canto \u00e8 per la liturgia, non viceversa. Occorre evitare che il celebrante attenda a lungo la conclusione del canto se il momento rituale (ingresso, offertorio, comunione) si \u00e8 concluso da un pezzo. \uf0b7 Individuare il genere musicale adatto al momento liturgico in cui si canta. Si \u00e8 detto in precedenza che un canto d\u2019offertorio o di comunione non ha lo stesso stile solenne del canto d\u2019ingresso o di adorazione. Inoltre bisogna tener conto che non sempre il tempo e il ritmo di tutti i canti si conciliano con la partecipazione attiva del popolo che non sostiene ritmi incalzanti. \uf0b7 Scegliere con cura i testi (prediligendo contenuti biblici). Per esempio, alla Comunione, oltre ad un canto eucaristico si pu\u00f2 riproporre in canto il Vangelo del giorno, o far riferimento al tempo liturgico che si vive \uf0b7 Evitare di appiattire le tonalit\u00e0 sulle esigenze del Direttore del coro, dei solisti o del\u2026 parroco! Evitare di abbassare troppo i canti perch\u00e9 \u201cnon si arriva\u201d, cercando invece di educare le voci dei coristi. Per i canti da cantare insieme al popolo tenere conto che oltre una certa nota (do\/re) alta non si pu\u00f2 andare. \uf0b7 Favorire la voce principale (soprani) che deve percepirsi nettamente dal popolo per poter a sua volta cantare. Capita, nei canti polifonici, che si sentono tutte le voci tranne quella principale. \uf0b7 Andare alla fonte: lo spartito. Per questo, almeno uno nel coro deve conoscere la musica, cos\u00ec da evitare errori di esecuzione e distorsioni che si perpetuano nel tempo (es. S. Maria del cammino, Ed oggi ancora, Ti ringrazio, Tu sei la mia vita\u2026). Studiare uno spartito \u00e8 pi\u00f9 impegnativo che imparare i canti liturgici attraverso i video Youtube o il passaparola ma \u00e8 segno di rispetto verso il servizio che rendiamo alla liturgia. \uf0b7 Armonizzare il volume degli strumenti musicali perch\u00e9 non abbiano il sopravvento rispetto al canto, che deve potersi distinguere sia perch\u00e9 il popolo possa partecipare sia per percepire il contenuto del canto che si sta eseguendo. \uf0b7 Attenzione all\u2019atto penitenziale. Spesso capita di eseguire in automatico il Gloria dopo l\u2019Atto penitenziale senza aver verificare che il sacerdote abbia dato l\u2019assoluzione (Dio onnipotente abbia misericordia di voi\u2026) \uf0b7 Eseguire l\u2019Alleluja correttamente, accordandosi coi lettori se leggere o no il versetto, e col celebrante, nel caso il canto debba ripetersi dopo il Vangelo. \uf0b7 Rispettare i tempi dello Scambio di pace e dell\u2019Agnello di Dio, evitando di sovrapporre il primo (quando c\u2019\u00e8, dev\u2019essere breve) alla frazione del pane, cos\u00ec come il sacerdote avr\u00e0 cura di non iniziare la frazione del pane durante lo scambio di pace. Viceversa \u00e8 irritante iniziare il canto dell\u2019Agnello di Dio appena si \u00e8 stati invitati a scambiarsi il dono della pace.<\/p>\n<p>8 CONCLUSIONI<\/p>\n<p>Riprendiamo le domande poste all\u2019inizio: \uf0b7 perch\u00e9 cantare in chiesa? Per favorire il dialogo del popolo con il suo Dio nell\u2019azione liturgica \uf0b7 chi canta? Tutti, schola e assemblea, secondo un ministero e un ruolo specifico \uf0b7 che cosa cantare? Innanzitutto testi della Scrittura e solo ci\u00f2 che \u00e8 aderente al momento liturgico che si sta vivendo. All\u2019Offertorio non \u00e8 necessario cantare sempre \uf0b7 quando cantare? Innanzitutto per favorire il dialogo tra celebrante e popolo, poi le parti fisse della Messa (Kyrie, Gloria, Alleluja, Sanctus, Pater noster, Agnus Dei), e tutto il resto. Mai prolungare inutilmente il momento rituale. \uf0b7 come cantare?, innanzitutto rispettando lo spartito, scegliendo canti e ritmi che facilitino la partecipazione esteriore ed interiore del popolo al momento rituale. Valorizzare la partecipazione di tutti alla celebrazione, non significa minimizzare il compito della schola cantorum, ma dare ad essa il ruolo ministeriale che le spetta. E viceversa, valorizzare la schola cantorum non vuol dire trasformare la Messa in un concerto di musica religiosa. I membri di una scuola di canto non possono certamente essere tutti esperti nei vari risvolti del canto liturgico, ma almeno qualcuno dev\u2019essere adeguatamente preparato. Sottolineo il valore della scuola diocesana di musica e liturgia e delle competenze dei parroci che potrebbero contribuire a supportare la formazione degli operatori del canto. Il cantare la liturgia e non solo durante la liturgia, deve portare il popolo di Dio a rimanere edificato e rigenerato dalla partecipazione all\u2019Eucaristia che non \u00e8 un precetto da assolvere ma dono di grazia da ricevere e condividere gioiosamente con i fratelli. + Rocco Pennacchio Arcivescovo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Fermo, 7 novembre 2019 INTRODUZIONE Innanzitutto un ringraziamento per il prezioso servizio<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8504,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-8503","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/coro.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2XXfi-2d9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8503"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8503\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8505,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8503\/revisions\/8505"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8504"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}