{"id":7673,"date":"2018-12-13T18:19:03","date_gmt":"2018-12-13T17:19:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=7673"},"modified":"2018-12-13T13:20:06","modified_gmt":"2018-12-13T12:20:06","slug":"i-domenica-di-avvento-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/i-domenica-di-avvento-2\/","title":{"rendered":"I domenica di Avvento"},"content":{"rendered":"<ol>\n<li>Raniero Cantalamessa ofmcap: Dio c\u2019\u00e8<\/li>\n<\/ol>\n<p>Prima predica di Avvento 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alle ore 9 di venerd\u00ec 7 dicembre, nella Cappella\u00a0<em>Redemptoris Mater<\/em>, alla presenza di Papa Francesco, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Avvento: \u201cL\u2019anima mia ha sete del Dio vivente\u201d (Salmo 42, 2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>****<\/p>\n<p>Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, nella Chiesa siamo cos\u00ec incalzati da compiti da assolvere,\u00a0problemi da affrontare, sfide a cui rispondere, che rischiamo di perdere di vista, o lasciare come sullo sfondo, il \u201cporro unum necessarium\u201d del Vangelo, e cio\u00e8 il nostro rapporto personale con Dio. Oltre tutto, sappiamo per esperienza che un rapporto personale autentico con Dio \u00e8 la prima condizione per affrontare tutte le situazioni e i problemi che si presentano, senza perdere la pace e la pazienza.<\/p>\n<p>Ho pensato perci\u00f2 di lasciare da parte, in queste prediche di Avvento, ogni riferimento a problemi di attualit\u00e0. Cercheremo di fare quello che santa Angela da Foligno raccomandava ai suoi figli spirituali: \u201craccoglierci in unit\u00e0 e inabissare la nostra anima nell\u2019infinito che \u00e8 Dio\u201d<a name=\"_ftnref1\"><\/a><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Fare un bagno mattutino di fede, prima di iniziare la giornata di lavoro.<\/p>\n<p>Il tema di queste prediche di Avvento\u00a0(e, se Dio lo vorr\u00e0, anche della Quaresima) sar\u00e0 il versetto del Salmo: \u201cL\u2019anima mia ha sete del Dio vivente\u201d (<em>Sal<\/em> 42, 2). Gli uomini del nostro tempo si appassionano a cercare segnali dell\u2019esistenza di esseri viventi e intelligenti su altri pianeti. \u00c8 una ricerca legittima e comprensibile anche se tanto incerta. Pochi per\u00f2 cercano e studiano segnali dell\u2019Essere vivente che ha creato l\u2019universo, che \u00e8 entrato in esso, nella sua storia, e vive in esso. \u201cIn lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo\u201d (<em>At<\/em> 17, 28) e non ce ne accorgiamo. Abbiamo il Vivente reale in mezzo a noi e lo trascuriamo per cercare esseri viventi ipotetici che, nel migliore dei casi, potrebbero fare ben poco per noi, certo non salvarci dalla morte.<\/p>\n<p>Quante volte siamo costretti a dire a Dio, con sant\u2019Agostino: \u201cTu eri con me, ma io non ero con te\u201d<a name=\"_ftnref2\"><\/a><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Al contrario di noi, infatti, il\u00a0Dio vivente ci cerca, non fa altro dalla creazione del mondo. Continua a dire: \u201cAdamo, dove sei?\u201d (<em>Gen<\/em> 3, 9). Noi ci proponiamo di captare i segnali di questo Dio vivente, di rispondere al suo appello, di \u201cbussare alla sua porta\u201d, per entrare in un contatto nuovo, vivo, con lui.<\/p>\n<p>Ci appoggiamo sulla parola di Ges\u00f9: \u201cCercate\u00a0e troverete, bussate e vi sar\u00e0 aperto\u201d (<em>Mt<\/em> 7, 7). Quando si leggono queste parole, si pensa immediatamente che Ges\u00f9 prometta di darci tutte le cose che gli chiediamo, e rimaniamo perplessi perch\u00e9 vediamo che questo raramente si realizza. Egli per\u00f2 intendeva dire soprattutto una cosa: \u201cCercatemi e mi troverete, bussate e vi aprir\u00f2\u201d. Promette di dare se stesso, al di l\u00e0 delle cose spicciole che gli chiediamo, e questa promessa \u00e8 sempre infallibilmente mantenuta. Chi lo cerca, lo trova; a chi bussa, lui apre e una volta trovato lui, tutto il resto passa in seconda linea.<\/p>\n<p>L\u2019anima che ha sete del Dio vivente lo trover\u00e0 infallibilmente e con lui e in lui trover\u00e0 tutto, come ci ricordano le parole di Santa Teresa d\u2019Avila:\u00a0\u201cNulla ti turbi, nulla ti spaventi;\u00a0tutto passa,\u00a0Dio non cambia;\u00a0la pazienza\u00a0ottiene tutto;\u00a0chi possiede Dio\u00a0non manca di nulla.\u00a0Solo Dio basta\u201d.\u00a0Con questi sentimenti iniziamo il nostro cammino di ricerca del volto di\u00a0\u00a0 Dio vivente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tornare alle cose!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Bibbia \u00e8 punteggiata di testi che parlano di Dio come del \u201cvivente\u201d.\u00a0 \u201cEgli \u00e8 il Dio vivente\u201d, dice Geremia (<em>Ger<\/em> 10, 10); \u201cIo sono il vivente\u201d, dice Dio stesso in Ezechiele (<em>Ez<\/em> 33, 11). In uno dei salmi pi\u00f9 belli del salterio, scritto durante l\u2019esilio, l\u2019orante esclama: \u201cL\u2019anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente\u201d (<em>Sal<\/em> 42, 2). E ancora: \u201cIl mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente\u201d (<em>Sal<\/em> 84, 3). Pietro, a Cesarea di Filippo, proclama Ges\u00f9 \u201cFiglio del\u00a0Dio vivente\u201d (<em>Mt<\/em> 16, 16).<\/p>\n<p>Si tratta evidentemente di una metafora tratta dall\u2019esperienza umana. Israele si \u00e8 rassegnato a usarla per distinguere il suo Dio dagli idoli\u00a0delle genti che sono divinit\u00e0 \u201cmorte\u201d. In contrasto con essi, il Dio della Bibbia \u00e8 \u201cun Dio che respira\u201d e il suo respiro o soffio (<em>ruah<\/em>) \u00e8 lo Spirito Santo.<\/p>\n<p>Dopo il lungo predominio dell\u2019idealismo e il trionfo dell&#8217;\u201cidea\u201d, in tempi a noi pi\u00f9 vicini, anche il pensiero secolare ha avvertito il bisogno di un ritorno alla \u201crealt\u00e0\u201d e l\u2019ha espresso nel grido programmatico: \u201cTornare alle cose!\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Cio\u00e8: non fermarsi alle formulazioni date della realt\u00e0, alle teorie costruitevi sopra, a ci\u00f2 che comunemente si pensa intorno ad essa, ma puntare direttamente alla realt\u00e0 stessa che sta alla base di tutto; rimuovere i vari strati di terra riportata e scoprire la roccia sottostante.<\/p>\n<p>Dobbiamo applicare questo programma anche all\u2019ambito della fede. Della fede, infatti, san Tommaso d\u2019Aquino ha scritto che \u201cnon termina alle enunciazioni, ma alle cose\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Quando si tratta della \u201ccosa\u201d suprema nell\u2019ambito della fede, cio\u00e8 di\u00a0Dio, \u201ctornare alle cose\u201d, significa tornare al Dio vivente; sfondare, per cos\u00ec dire, il terribile muro dell\u2019idea che ci siamo fatti di lui e correre, come a braccia aperte, incontro a Dio in persona. Scoprire che Dio non \u00e8 un\u2019astrazione, ma una realt\u00e0; che tra le nostre idee di\u00a0Dio e il\u00a0Dio vivo c\u2019\u00e8 la stessa differenza che tra un cielo dipinto su un foglio di carta e il cielo vero.<\/p>\n<p>Il programma: \u201cTornare alle cose!\u201d ha avuto un\u2019applicazione giustamente famosa: quella che ha portato alla scoperta che le cose\u2026esistono. Vale la pena rileggere la pagina famosa di Sartre:<\/p>\n<p>\u201cEro al giardino pubblico. La radice del castagno s\u2019affondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo pi\u00f9 che era una radice. Le parole erano scomparse, con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini hanno tracciato sulla loro superficie. Ero seduto, un po\u2019 chino, a testa bassa, solo, di fronte a quella massa nera e nodosa, del tutto brutta, che mi faceva paura. E poi ho avuto un lampo d\u2019illuminazione. Ne ho avuto il fiato mozzo. Mai prima di questi ultimi tempi, avevo presentito ci\u00f2 che vuol dire \u2018esistere\u2019. Ero come gli altri, come quelli che passeggiano in riva al mare nei loro abiti primaverili. Dicevo come loro: \u2018Il mare \u00e8 verde; quel punto bianco, lass\u00f9, \u00e8 un gabbiano\u2019, ma non sentivo che ci\u00f2 esisteva, che il gabbiano era un gabbiano-esistente; di solito l\u2019esistenza si nasconde. \u00c8 l\u00ec attorno a noi, \u00e8 noi, non si pu\u00f2 dire due parole senza parlare di essa e, infine, non la si tocca\u2026E poi, ecco: d\u2019un tratto, era l\u00ec, chiaro come il giorno: l\u2019esistenza s\u2019era improvvisamente svelata\u201d<a name=\"_ftnref5\"><\/a><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Il filosofo che ha fatto questa \u201cscoperta\u201d si dichiarava ateo, perci\u00f2 non \u00e8 andato oltre la costatazione che io esisto, che il mondo esiste, che le cose esistono. Noi per\u00f2 possiamo partire da questa esperienza e farne il trampolino di lancio per la scoperta di un altro Esistente, la scintilla che rende possibile un\u2019altra illuminazione. Quello che \u00e8 stato possibile con la radice di castagno, perch\u00e9 non dovrebbe infatti essere possibile con Dio? \u00c8 forse Dio, per la mente dell\u2019uomo, meno reale di quanto la radice di castagno lo sia per il suo occhio? I Padri non esitavano a mettere a servizio della fede le intuizioni di verit\u00e0 presenti nei filosofi pagani, anche di quelli la cui autorit\u00e0 veniva volentieri addotta contro i cristiani. Noi dobbiamo imitarli e fare lo stesso nel nostro tempo.<\/p>\n<p>Cosa possiamo dunque ritenere della \u201cilluminazione\u201d di quel filosofo? Nessuna applicazione diretta, o di contenuto, ma solo una indiretta e di metodo. Letto con una certa disposizione d\u2019animo favorita dalla grazia, quel racconto sembra fatto apposta per scuoterci dall\u2019abitudine, per suscitare in noi dapprima il sospetto, poi la certezza che esiste una conoscenza di Dio che ancora ci \u00e8 ignota. Che, forse, prima d\u2019ora, neppure noi abbiamo mai intuito cosa vuole dire che Dio \u201cesiste\u201d, che egli \u00e8 un Dio-esistente, o, come dice la Bibbia, un Dio-vivente. Che abbiamo dunque un compito davanti a noi, una scoperta da fare: scoprire che Dio \u201cc\u2019\u00e8\u201d, tanto da averne, anche noi, per un istante, il fiato mozzo! Sarebbe l\u2019avventura della vita.<\/p>\n<p>Ci aiuta a capire di che si tratta l\u2019esperienza di certi convertiti, ai quali l\u2019esistenza di\u00a0Dio si \u00e8 rivelata improvvisamente, a un certo punto della vita, dopo averla tenacemente ignorata o negata.<\/p>\n<p>Uno di essi \u00e8 stato il giornalista francese Andr\u00e9 Frossard, morto il 2 Febbraio del 1995. Cos\u00ec egli descrive la sua vita prima della conversione:<\/p>\n<p>\u201cDio non esisteva. La sua immagine, le immagini in sostanza che evocano l\u2019esistenza sua o di quella che potrebbe esserne detta la discendenza storica: i santi, i profeti, gli eroi della Bibbia, non figuravano affatto in casa nostra. Nessuno ci parlava di lui. Eravamo degli atei perfetti, di quelli che non si pongono pi\u00f9 interrogativi sul loro ateismo. Gli ultimi anticlericali che si scagliavano ancora contro la religione nelle riunioni pubbliche ci parevano patetici ed un po\u2019 ridicoli, quali lo sarebbero degli storici che si impegnassero a confutare la favola di Cappuccetto Rosso\u201d.<\/p>\n<p>In una giornata d\u2019estate, stanco di aspettare l\u2019amico con cui aveva un appuntamento, il giovane Frossard entra nella chiesa vicina<strong>,\u00a0<\/strong>osserva la sua architettura e guarda le persone che vi pregano. Ed ecco come egli narra ci\u00f2 che accadde:<\/p>\n<p>\u201cDapprima mi vengono suggerite queste parole: \u201cVita Spirituale\u201d. Non dette, e neppure formate da me stesso: sentite come se fossero pronunciate accanto a me sottovoce da una persona che veda ci\u00f2 che io non vedo ancora. L\u2019ultima sillaba di questo preludio sussurrato raggiunge appena in me il filo della coscienza, che comincia la valanga a rovescio. [\u2026] Come descriverlo con queste povere parole? Un altro mondo d\u2019uno splendore e d\u2019 una densit\u00e0 che rimandano di colpo il nostro tra le ombre fragili dei sogni realizzabili. Questo mondo,\u00a0\u00e8 la realt\u00e0, la verit\u00e0: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto. C\u2019 \u00e8 un ordine nell\u2019 universo, ed alla sommit\u00e0, al di l\u00e0 di questo velo di nebbia risplendente, l\u2019evidenza di Dio, l\u2019evidenza fatta presenza e l\u2019evidenza fatta persona di colui che un istante\u00a0prima avrei negato [\u2026] La sua irruzione straripante, totale, s\u2019 accompagna con una gioia che non \u00e8 altro che l\u2019esultanza del salvato\u201d<\/p>\n<p>Uscito di chiesa, il suo amico, vedendo che qualcosa \u00e8 accaduto, gli domanda: \u201cChe ti succede? \u2013 \u201cRisponde: \u201cSono cattolico\u201d, e, come se temessi di non essere stato sufficientemente esplicito, aggiunsi \u201capostolico e romano\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019espressione che nella nostra lingua meglio esprime questo avvenimento \u00e8: accorgerci di Dio. \u201cAccorgersi\u201d\u00a0indica\u00a0un improvviso aprirsi degli occhi, un soprassalto della coscienza, per cui cominciamo a vedere qualcosa che era l\u00ec anche prima, ma che\u00a0non vedevamo.<\/p>\n<p>Proviamo a rileggere, sull\u2019onda dell\u2019\u201cilluminazione\u201d descritta da Sartre, l\u2019episodio del roveto ardente. Ci servir\u00e0, tra l\u2019altro, per costatare come anche il moderno pensiero \u201cesistenziale\u201d ci pu\u00f2 aiutare a scoprire, nella Bibbia, qualcosa di nuovo, che il pensiero antico, tutto orientato in senso ontologico, pur con tutta la sua ricchezza, non era in grado di cogliere.<\/p>\n<p>La pagina della Bibbia che narra del roveto ardente (<em>Es<\/em> 3, 1ss.) \u00e8 essa stessa un roveto ardente. Brucia, ma non si consuma. A distanza di millenni non ha perso nulla del suo potere di veicolare il senso del divino. Essa mostra, meglio di ogni discorso, cosa succede quando si incontra davvero il Dio vivente. \u201cMos\u00e8 pens\u00f2: \u2018Voglio avvicinarmi\u2026\u2019\u201d. Ancora pensa e vuole. \u00c8 padrone di s\u00e9; \u00e8 lui che conduce (o crede di condurre) il gioco. Ma ecco che il divino irrompe con il suo essere e impone la sua legge. \u201cMos\u00e8, Mos\u00e8! Non avvicinarti. Io sono il Dio di tuo padre\u201d. Tutto \u00e8 improvvisamente cambiato. Mos\u00e8 diventa di colpo docile, remissivo. \u201cEccomi!\u201d, risponde e si vela il viso, come i Serafini si coprivano gli occhi con le ali (cf. <em>Is<\/em> 6, 2). Il \u2018numinoso\u2019 \u00e8 nell\u2019aria. Mos\u00e8 entra nel mistero.<\/p>\n<p>In questa atmosfera Dio rivela il suo nome: \u201cIo sono colui che sono\u201d. Trapiantata sul terreno culturale ellenistico, gi\u00e0 con i Settanta, questa parola era stata interpretata come una definizione di ci\u00f2 che Dio \u00e8, l\u2019Essere assoluto, come un\u2019affermazione della sua essenza pi\u00f9 profonda. Ma una\u00a0tale interpretazione, dicono oggi gli esegeti, \u00e8 \u201cdel tutto estranea al modo di pensare dell\u2019Antico Testamento\u201d. La frase significa piuttosto: \u201cIo sono colui che\u00a0<em>ci<\/em>\u00a0sono; o pi\u00f9 semplicemente ancora: \u201cIo ci sono (o Io ci sar\u00f2) per voi!\u201d<a name=\"_ftnref6\"><\/a><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Si tratta di un\u2019affermazione concreta, non astratta;\u00a0si riferisce pi\u00f9 all\u2019esistenza di Dio che non alla sua essenza, pi\u00f9 al suo \u201cesserci\u201d, che non a \u201cche cosa \u00e8\u201d. Non siamo lontani dall\u2019 \u201cIo vivo\u201d, \u201cIo sono il vivente\u201d, che Dio pronuncia in altre parti della Bibbia.<\/p>\n<p>Quel giorno dunque Mos\u00e8 scopr\u00ec una cosa semplicissima, ma capace di mettere in moto e sostenere tutto il processo di liberazione che seguir\u00e0. Scopr\u00ec che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe esiste, c\u2019\u00e8, \u00e8 una realt\u00e0 presente e operante nella storia, uno su cui si pu\u00f2 contare. Questo era, del resto, quello che Mos\u00e8 aveva bisogno di sapere in quel momento, non un\u2019astratta definizione di Dio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che accomuna l\u2019esperienza del filosofo davanti alla radice del castagno e quella di Mos\u00e8 davanti al roveto ardente. Entrambi scoprono il mistero dell\u2019essere: il primo, l\u2019essere delle cose, il secondo l\u2019Essere di Dio. Ma mentre scoprire che Dio esiste \u00e8 fonte di coraggio e di gioia, scoprire solo che le cose esistono non produce, a detta di quello stesso filosofo, che \u201cnausea\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dio, sentimento di una presenza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cosa significa e come si definisce il Dio vivente? Per un momento ho coltivato il proposito di rispondere a questa domanda, tracciando un profilo del Dio vivente, a partire dalla Bibbia, ma poi ho visto che sarebbe stata una grande stoltezza. Voler descrivere il Dio vivente, tracciarne un profilo, sia pure fondandosi sulla Bibbia, \u00e8 ricadere nel tentativo di ridurre il Dio vivente a\u00a0<em>idea<\/em>\u00a0del Dio vivente.<\/p>\n<p>Quello che possiamo fare<em>,<\/em>\u00a0anche nei confronti del Dio vivente, \u00e8 oltrepassare \u201ci tenui segni di riconoscimento che gli uomini hanno tracciato sulla sua superficie\u201d, rompere i piccoli gusci delle nostre idee di Dio, o i \u201cvasetti di alabastro\u201d in cui lo teniamo racchiuso, in modo che il suo profumo si espanda e \u201criempia la casa\u201d. Ci \u00e8 maestro in questo sant\u2019Agostino.\u00a0 Il santo ci ha lasciato una specie di metodo per elevarci con il cuore e la mente al Dio vivo e vero. Esso consiste nel ripetere a noi stessi, dopo ogni riflessione su Dio: \u201cMa Dio non \u00e8 questo, ma Dio non \u00e8 questo!\u201d. Pensa alla terra, pensa al cielo, pensa agli angeli o a qualsiasi cosa o persona; pensa, infine, a quello che tu stesso pensi di Dio, e ogni volta ripeti: \u201cS\u00ec, ma Dio non \u00e8 questo, Dio non \u00e8 questo!\u201d. \u201cCerca sopra di noi\u201d, rispondono, una ad una, tutte le creature interrogate<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Dobbiamo credere in un Dio che \u00e8 al di l\u00e0 del Dio in cui crediamo!<\/p>\n<p>Il Dio vivente, in quanto vivente, lo si pu\u00f2 intuire vagamente, averne una specie di sentore o pre-sentimento. Si pu\u00f2 suscitarne il desiderio, la\u00a0nostalgia. Di pi\u00f9 no. Non si pu\u00f2 racchiudere la vita in un\u2019idea. Per questo si pu\u00f2 avere di lui pi\u00f9 facilmente il sentimento, o il sentore, che non l\u2019idea, poich\u00e9 l\u2019idea circoscrive la persona, mentre il sentimento ne rivela la presenza, lasciandola nella sua interezza e indeterminazione. San Gregorio Nisseno parla della pi\u00f9 alta forma di conoscenza di Dio come di un \u201csentimento di presenza\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Il divino \u00e8 una categoria assolutamente diversa da ogni altra, che non pu\u00f2 essere definita, ma solo accennata; se ne pu\u00f2 parlare solo per analogie e per contrapposti. Un\u2019 immagine che nella Bibbia ci parla cos\u00ec di Dio \u00e8 quella della roccia. Pochi titoli biblici sono capaci di creare in noi un sentimento cos\u00ec vivo di Dio \u2013 soprattutto di ci\u00f2 che Dio \u00e8 per noi \u2013 quanto questo del Dio-roccia.\u00a0 Cerchiamo anche noi di succhiare, come dice la Scrittura, \u201cmiele dalla roccia\u201d (cf.\u00a0 <em>Dt<\/em> 32, 13).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che un semplice titolo, roccia appare, nella Bibbia, come una specie di nome personale di Dio, tanto da essere scritto, a volte, con la lettera maiuscola. \u201cEgli \u00e8 la Roccia, perfetta \u00e8 l\u2019opera sua\u201d (<em>Dt<\/em> 32, 4); \u201cIl Signore \u00e8 una roccia eterna\u201d (<em>Is<\/em> 26, 4). Ma perch\u00e9 questa immagine non ci incuta spavento e soggezione per la durezza e l\u2019impenetrabilit\u00e0 che evoca, ecco che la Bibbia aggiunge subito un\u2019altra verit\u00e0: egli \u00e8 la \u201cnostra\u201d roccia, la \u201cmia\u201d roccia. Cio\u00e8 una roccia per noi, non contro di noi. \u201cIl Signore \u00e8 la mia roccia\u201d (<em>Sal<\/em> 18, 3), la \u201croccia della mia difesa\u201d (<em>Sal<\/em> 31, 4), la \u201croccia della nostra salvezza\u201d (<em>Sal<\/em> 95, 1).<\/p>\n<p>I primi traduttori della Bibbia, i Settanta, si sono spaventati davanti a un\u2019immagine cos\u00ec materiale di Dio che sembrava abbassarlo e hanno sistematicamente sostituito il concreto \u201croccia\u201d con astratti, quali \u201cforza\u201d, \u201crifugio\u201d, \u201csalvezza\u201d. Ma giustamente tutte le traduzioni moderne hanno restituito a Dio il titolo originale di roccia.<\/p>\n<p>Roccia non \u00e8 un titolo astratto; non dice soltanto cos\u2019\u00e8 Dio, ma anche cosa dobbiamo essere noi. La roccia \u00e8 fatta per essere scalata, per cercarvi rifugio, non solo per essere contemplata da lontano. La roccia attira, appassiona.\u00a0 Se Dio \u00e8 roccia, l\u2019uomo deve diventare un \u201crocciatore\u201d. Ges\u00f9 diceva: \u201cImparate dal padrone di casa\u201d; \u201cGuardate i pescatori\u201d; san Giacomo continua dicendo: \u201cGuardate gli agricoltori\u201d. Noi possiamo aggiungere: \u201cGuardate i rocciatori!\u201d. Se cala la notte o viene una bufera, non commettono l\u2019imprudenza di tentare di scendere, ma ancora di pi\u00f9 si stringono alla roccia e aspettano che passi la bufera.<\/p>\n<p>L\u2019insistenza della Bibbia sul Dio-roccia ha come scopo quello di infondere nella creatura fiducia, scacciando dal suo cuore le paure. \u201cNon temiamo se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare\u201d, dice un salmo; e il motivo che si adduce \u00e8: \u201cNostra roccaforte \u00e8 il Dio di Giacobbe\u201d (<em>Sal<\/em> 46, 3. 8).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dio c\u2019\u00e8 e tanto basta!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il primo biografo di san Francesco d\u2019Assisi, Tommaso da Celano, descrive un momento di buio e quasi di sconforto che il santo visse verso la fine della sua vita, a causa delle deviazioni che vedeva intorno a s\u00e9 dal primitivo stile di vita dei suoi frati.<\/p>\n<p>Essendo turbato \u2013 scrive \u2013 per i cattivi esempi, e avendo fatto ricorso un giorno, cos\u00ec amareggiato, alla preghiera, si sent\u00ec apostrofato a questo modo dal Signore: \u201cPerch\u00e9 tu, omiciattolo, ti turbi? Forse io ti ho stabilito pastore del mio Ordine in modo tale che tu dimenticassi che io ne rimango il patrono principale?\u00a0 [\u2026] Non turbarti dunque, ma attendi alla tua salvezza perch\u00e9 se l\u2019Ordine si riducesse anche a soli tre frati, rimarr\u00e0 il mio aiuto sempre stabile\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p>Lo studioso francescano francese P. Eloi Leclerc, che meglio di tutti ha illustrato questa fase tormentata della vita di Francesco, dice che il Santo fu cos\u00ec rianimato dalle parole di Cristo che andava ripetendo tra s\u00e9 una esclamazione: \u201cDieu est, et cela suffit\u201d.\u00a0 Francesco, Dio c\u2019\u00e8 e tanto basta!\u00a0 Dio c\u2019\u00e8 e tanto basta!\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>Impariamo a ripetere anche noi queste semplici parole quando, nella Chiesa o nella nostra vita, ci troviamo in situazioni simili a quelle di Francesco. Dio c\u2019\u00e8 e tanto basta!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>Raniero Cantalamessa ofmcap: Dio c\u2019\u00e8<\/li>\n<\/ol>\n<p>Prima predica di Avvento 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alle ore 9 di venerd\u00ec 7 dicembre, nella Cappella\u00a0<em>Redemptoris Mater<\/em>, alla presenza di Papa Francesco, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Avvento: \u201cL\u2019anima mia ha sete del Dio vivente\u201d (Salmo 42, 2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>****<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> S. Angela da Foligno, <em>Istruzioni<\/em> III, Ed. Quaracchi 1985, p. 474.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> S. Agostino,\u00a0<em>Confessioni<\/em>, X, 27.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u201c<em>Zu den Sachen selbst<\/em>\u201c: \u00e8 il programma della Scuola fenomenologica di Husserl.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> S. Tommaso d\u2019Aquino,\u00a0<em>S.Th<\/em>. II-IIae, q. 1, a. 2, 2.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> J.-P. Sartre,\u00a0<em>La nausea<\/em>, Mondadori, Milano 1984, pp.193 s.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Cf. G. von Rad,\u00a0<em>Theologie des Alten Testaments,\u00a0<\/em>I, Monaco 1966, p.194.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> S. Agostino,\u00a0<em>Commento al Salmo<\/em>\u00a085, 12 (CCL 39, p. 1136); cf. anche\u00a0<em>Confessioni<\/em>, X, 6, 9.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> S. Gregorio Nisseno,\u00a0<em>In Cant<\/em>. XI,5,2 (PG 44, 1001).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Celano,\u00a0<em>Vita seconda<\/em>\u00a0CXVII, 158 (Fonti Francescane, nr. 742).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Eloi Leclerc,\u00a0<em>Sagesse d\u2019un Pauvre<\/em>, Editions Franciscaines, Paris 1959, pp. 75-78.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raniero Cantalamessa ofmcap: Dio c\u2019\u00e8 Prima predica di Avvento 2018 &nbsp; Alle ore 9 di venerd\u00ec 7 dicembre, nella Cappella\u00a0Redemptoris Mater, alla presenza di Papa Francesco, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. 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