{"id":7286,"date":"2018-04-19T08:50:35","date_gmt":"2018-04-19T06:50:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=7286"},"modified":"2018-04-24T00:13:12","modified_gmt":"2018-04-23T22:13:12","slug":"dalla-fraternita-presbiterale-alla-costruzione-delle-comunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/dalla-fraternita-presbiterale-alla-costruzione-delle-comunita\/","title":{"rendered":"Dalla fraternit\u00e0 presbiterale alla costruzione delle comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>19Relazione che terr\u00e0 il nostro parroco, don Emilio Rocchi, il prossimo 25 aprile a Velletri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7287\" data-permalink=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/dalla-fraternita-presbiterale-alla-costruzione-delle-comunita\/velletri_ritiri-clero-2017-2018-1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1.jpg\" data-orig-size=\"3432,2392\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Velletri_Ritiri Clero 2017-2018-1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-300x209.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-1024x714.jpg\" class=\"alignnone size-large wp-image-7287\" src=\"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-1024x714.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"714\" srcset=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-1024x714.jpg 1024w, https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-1-768x535.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7288\" data-permalink=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/dalla-fraternita-presbiterale-alla-costruzione-delle-comunita\/velletri_ritiri-clero-2017-2018-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2.jpg\" data-orig-size=\"3446,2412\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Velletri_Ritiri Clero 2017-2018-2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-300x210.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-1024x717.jpg\" class=\"alignnone size-large wp-image-7288\" src=\"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-1024x717.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"717\" srcset=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-1024x717.jpg 1024w, https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Velletri_Ritiri-Clero-2017-2018-2-768x538.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dalla fraternit\u00e0 presbiterale alla costruzione delle comunit\u00e0<br \/>\nFORMAZIONE PERMANENTE DEL PRESBITERIO \u2013 RITIRI DEL CLERO<br \/>\n(\u201cSanta Maria dell\u2019Acero\u201d di Velletri \u2013 20 aprile 2018)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\nIntroduzione<\/p>\n<p>Vorrei fare riferimento all\u2019inizio della riflessione ad alcune affermazioni di Papa Francesco. Le troviamo nelle catechesi delle udienze generali dello scorso 11 e 18 aprile; parlando del Battesimo, ha affermato: \u00abSiamo cristiani nella misura in cui lasciamo vivere Ges\u00f9 Cristo in noi. [\u2026] Attraverso il lavacro battesimale, chi crede in Cristo viene immerso nella vita stessa della Trinit\u00e0. [\u2026] Noi battezzati non siamo isolati: siamo membra del Corpo di Cristo. La vitalit\u00e0 che scaturisce dal fonte battesimale \u00e8 illustrata da queste parole di Ges\u00f9: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto (cf. Gv 15, 5). Una stessa vita, quella dello Spirito Santo, scorre dal Cristo ai battezzati, unendoli in un solo Corpo (cf. 1Cor 12, 13), crismato dalla santa unzione e alimentato alla mensa eucaristica. Il Battesimo permette a Cristo di vivere in noi e a noi di vivere uniti a Lui, per collaborare nella Chiesa, ciascuno secondo la propria condizione, alla trasformazione del mondo\u00bb.<br \/>\nE ha proseguito la riflessione il 18 aprile, dicendo: \u00abConsiderando i gesti e le parole della liturgia possiamo cogliere la grazia e l\u2019impegno di questo Sacramento, che \u00e8 sempre da riscoprire. [\u2026] Infatti, quanto avviene nella celebrazione del Battesimo suscita una dinamica spirituale che attraversa tutta la vita dei battezzati; \u00e8 l\u2019avvio di un processo che permette di vivere uniti a Cristo nella Chiesa. [\u2026] La croce \u00e8 il distintivo che manifesta chi siamo: il nostro parlare, pensare, guardare, operare sta sotto il segno della croce, ossia sotto il segno dell\u2019amore di Ges\u00f9 fino alla fine. [\u2026] Cristiani si diventa nella misura in cui la croce si imprime in noi come un marchio \u201cpasquale\u201d (cf. Ap 14, 1; 22, 4), rendendo visibile, anche esteriormente, il modo cristiano di affrontare la vita\u00bb.<\/p>\n<p>Mi sembra importante cominciare da queste affermazioni perch\u00e9 quanto abbiamo ascoltato tiene presente la duplice prospettiva nella quale cercher\u00f2 di muovermi nella nuova tappa evangelizzatrice; per quanto riguarda la fraternit\u00e0 presbiterale, cercher\u00f2 di tener presenti e di integrare visione individuale e personale (cf. mistero dell\u2019unit\u00e0 e trinit\u00e0 di Dio) e per quanto riguarda la costruzione delle comunit\u00e0, mi sembra indispensabile rilanciare la centralit\u00e0 dell\u2019amore pasquale nella vita e nella missione della persona e della Chiesa, valorizzando il tesoro del magistero, in particolare postconciliare, in una continuit\u00e0 che mi sembra prezioso che cogliamo, anche per il servizio che siamo chiamati a svolgere nella Chiesa.<\/p>\n<p>Inseriti nella Chiesa, per il Battesimo.<br \/>\nInseriti nel presbiterio diocesano, per l\u2019Ordine<\/p>\n<p>La prima lettura della liturgia odierna ci fa ascoltare i primi 20 versetti del capitolo 9\u00b0 degli Atti degli Apostoli. L\u2019episodio ci mostra il momento in cui Saulo intuisce il legame tra Ges\u00f9 e quanti appartengono alla Via (cf. At 9, 3). Nei pressi di Damasco, avvolto da una luce dal cielo: \u00abe, cadendo a terra, ud\u00ec una voce che gli diceva: \u201cSaulo, Saulo, perch\u00e9 mi perseguiti?\u201d. Rispose: \u201cChi sei, o Signore?\u201d Ed egli: \u201cIo sono Ges\u00f9, che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella citt\u00e0 e ti sar\u00e0 detto ci\u00f2 che devi fare\u201d\u00bb (At 9, 4-6). Perseguitava i seguaci di Ges\u00f9, non Lui: c\u2019\u00e8 quindi un legame tra loro! Una convinzione questa che viene rafforzata da quanto poi fanno Anania, prima, e gli altri discepoli di Damasco, poi.<br \/>\nIl testo fa capire quale salto Dio faccia fare ad Anania. Egli infatti va da lui e imponendogli le mani giunge a chiamarlo fratello: \u00ab\u201dSaulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Ges\u00f9 che ti \u00e8 apparso sulla strada che percorrevi, perch\u00e9 tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo\u201d. E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuper\u00f2 la vista. Si alz\u00f2 e venne battezzato\u00bb (v. 17s).<br \/>\nA Damasco Saulo diventa discepolo e subito missionario: annuncia infatti nelle sinagoghe che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio (v. 20)!<br \/>\nAnche per quanto sperimentato, Paolo parla della Chiesa usando l\u2019immagine del corpo e delle membra, le quali vivono l\u2019una per l\u2019altra, secondo l\u2019ordine che vi ha iscritto Dio (cf. 1Cor 12-14).<\/p>\n<p>Cosa accade a molti?<\/p>\n<p>Con le scelte che si operano e il tipo di vita che si conduce, mi sembra che si sia portati ad esprimere il nostro-Io pi\u00f9 che la Chiesa-Noi, facendo prevalere la autonomia delle parti rispetto alla comunione che lega \u201ca filo doppio\u201d i ministri ordinati; quando non sperimentiamo, la conflittualit\u00e0 con gli altri, che sarebbero \u2013 e sarebbe da ribadire fortemente \u2013 nostri fratelli e sorelle.<\/p>\n<p>E, come mai?<\/p>\n<p>Spesso si vive come preti una donazione anche eroica verso fratelli e sorelle, ma (\u00e8 la mia ipotesi, ovviamente) non si d\u00e0 uno spazio adeguato alla condivisione e alla comunione tra ministri ordinati, viviamo e esercitiamo il ministero come se Ges\u00f9 avesse agito da solo e non avesse tenuto conto n\u00e9 del Padre n\u00e9 dello Spirito Santo (pensiamo al tempo che Egli dedicava alla preghiera e si ritirava dalla gente, per essere con il Padre e lo Spirito Santo). Ci diamo da fare, in molti casi con grande zelo per le persone \u2013 si va a dormire stanchi, soprattutto psicologicamente \u2013, ma il frutto non \u00e8 pari all\u2019impegno, quando non lo portiamo proprio, a differenza del detto di Ges\u00f9 citato all\u2019inizio (cf. Gv 15, 5). Non pochi cadono nella tipica delusione dei dipendenti di un\u2019azienda che era florida, ma ora sono in cassa integrazione \u2013 forse, conoscete anche voi queste situazioni visto che le difficolt\u00e0 nel mondo del lavoro persistono dovunque \u2013, non si capacitano di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e vivono nella frustrazione, mentre non sarebbe proprio il caso di abbattersi, ma anzi di reagire.<br \/>\nMa, in che modo?<\/p>\n<p>Le circostanze sia interne che esterne alla Chiesa richiedono non un richiamo alla conversione generico ma mettersi con decisione in uno stato di conversione, individuale e comunitario, permanente e profondo, che incida non in modo estetico o verbale (quante volte ci si accorge che mutano nel nostro parlare dei termini, se ne aggiungono di nuovi nel modo di esprimersi), ma non cambia nulla n\u00e9 in noi n\u00e9 attorno a noi. Si tratta di una conversione profonda \u201cnella mente, nel cuore e nelle mani\u201d. \u00c8 quanto accadde nel Vaticano II ai padri conciliari. Essi per una speciale azione dello Spirito Santo si accorsero che non solo non avrebbero potuto pi\u00f9 celebrare la liturgia n\u00e9 parlare della Chiesa scrivendo la costituzione dogmatica come si era fatto da secoli (anche con buoni risultati e veri esempi di santit\u00e0), ma che era indispensabile renderne esplicito il mistero nella vita come nella missione della Chiesa.<\/p>\n<p>Conversione della mente:<br \/>\nDio e la Chiesa valgono pi\u00f9 del mio io<\/p>\n<p>Dobbiamo dire a noi stessi che la realt\u00e0 creata, cos\u00ec come la Chiesa, \u00e8 comunitaria. Tutto ci\u00f2 che Dio ha creato, infatti, non pu\u00f2 che avere la sua impronta: la vita di Dio uno e trino, e tutto ci\u00f2 che \u00e8 e che desidera esprimere la Chiesa non pu\u00f2 che manifestare il Mistero della Trinit\u00e0 che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a portare a compimento e a svelare pienamente; mistero che siamo chiamati a vivere, ad annunciare e a celebrare nella Parola e nei Sacramenti.<\/p>\n<p>Il Battesimo ci ha inseriti in un unico corpo per l\u2019azione dello Spirito Santo e il sacerdozio ministeriale \u2013 quando si vive ci\u00f2 che si celebra e si celebra quanto si vive cio\u00e8 la Pasqua del Signore \u2013 d\u00e0 un contributo decisivo, preziosissimo, alla vita della Chiesa-Ges\u00f9. Egli \u00e8 il Vivente che ha assicurato la continuit\u00e0 della presenza nel momento stesso in cui saliva al cielo alla destra del Padre (cf. Mt 28, 20). Il ministero ordinato, potremmo dire, che \u00e8 al servizio della visibilit\u00e0 di Ges\u00f9 nella Chiesa. E ciascuno deve decidersi se vuole essere nel presbiterio guidato dal vescovo che la Chiesa gli ha donato, sacramentalmente, o anche esistenzialmente, cio\u00e8 chiedendo la Grazia di poter testimoniare e annunciare con gli altri la luce della Pasqua. E coloro che accettano consapevolmente questa seconda dimensione, si accorgono che non solo fanno parte del popolo che Dio ha costituito profetico, regale e sacerdotale ma ne contribuiscono in una maniera speciale alla vitalit\u00e0 e all\u2019irradiazione.<\/p>\n<p>Conversione del cuore e delle mani:<br \/>\nil primato dell\u2019amore \u2026<\/p>\n<p>Siamo sollecitati ad avere presente il mistero di Dio, Uno in tre Persone, Tre Persone che sono un solo Dio, nella liturgia e nella vita della Chiesa: corpo nel quale le persone, diverse ma non separate tra loro, si impegnano (con la grazia di Cristo) a mettere l\u2019amore, al posto giusto, e a vivere la fraternit\u00e0 nella reciprocit\u00e0 \u2013 che \u201cab aeterno\u201d caratterizza Padre e Figlio e Spirito Santo: l\u2019amore reciproco \u00e8 il debito che hanno (cf. Rm 13, 8), perch\u00e9 \u00e8 il Comandamento nuovo di Ges\u00f9 (cf. Gv 13, 34s) \u2013 sino a vedere l\u2019azione dello Spirito Santo.<br \/>\nEgli infatti pu\u00f2 trasformare il nostro cuore dilatandolo sulla misura di quello del Crocifisso: egli pu\u00f2 aprire le nostre mani e spalancarle come quelle del Crocifisso.<br \/>\nEgli pu\u00f2 allargare l\u2019interiorit\u00e0 del singolo.<br \/>\nEgli pu\u00f2 portare le persone alla fraternit\u00e0 mistica.<br \/>\nNon si pu\u00f2 eliminare quello che caratterizza l\u2019ascesi \u2013 \u00e8 infatti necessaria \u2013, per gioire del dono ineffabile della mistica e della contemplazione!<\/p>\n<p>Mi sembrano quanto mai attuali le indicazioni di Giovanni Paolo II all\u2019inizio del terzo millennio; esse tengono presente sicuramente ci\u00f2 che scrisse Paolo VI circa la necessit\u00e0 di ridare il giusto posto alla virt\u00f9 teologale della carit\u00e0:<br \/>\n\u00ab\u201cDa questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri\u201d (Gv 13, 35). Se abbiamo veramente contemplato il volto di Cristo, carissimi Fratelli e Sorelle, la nostra programmazione pastorale non potr\u00e0 non ispirarsi al \u201ccomandamento nuovo\u201d che egli ci ha dato: \u201cCome io vi ho amato, cos\u00ec amatevi anche voi gli uni gli altri\u201d (Gv 13, 34).<br \/>\n\u00c8 l\u2019altro grande ambito in cui occorrer\u00e0 esprimere un deciso impegno programmatico, a livello di Chiesa universale e di Chiese particolari: quello della comunione (koinon\u00eca) che incarna e manifesta l\u2019essenza stessa del mistero della Chiesa. La comunione \u00e8 il frutto e la manifestazione di quell\u2019amore che, sgorgando dal cuore dell\u2019eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo Spirito che Ges\u00f9 ci dona (cf. Rm 5, 5), per fare di tutti noi \u201cun cuore solo e un&#8217;anima sola\u201d (At 4, 32). \u00c8 realizzando questa comunione di amore che la Chiesa si manifesta come \u201csacramento\u201d, ossia \u201csegno e strumento dell\u2019intima unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 di tutto il genere umano\u201d (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1).<br \/>\nLe parole del Signore, a questo proposito, sono troppo precise per poterne ridurre la portata. Tante cose, anche nel nuovo secolo, saranno necessarie per il cammino storico della Chiesa; ma se mancher\u00e0 la carit\u00e0 (agape), tutto sar\u00e0 inutile. \u00c8 lo stesso apostolo Paolo a ricordarcelo nell&#8217;inno alla carit\u00e0: se anche parlassimo le lingue degli uomini e degli angeli, e avessimo una fede \u201cda trasportare le montagne\u201d, ma poi mancassimo della carit\u00e0, tutto sarebbe \u201cnulla\u201d (cf. 1Cor 13, 2). La carit\u00e0 \u00e8 davvero il \u201ccuore\u201d della Chiesa, come aveva ben intuito santa Teresa di Lisieux, che ho voluto proclamare Dottore della Chiesa proprio come esperta della scientia amoris: \u201cCapii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore era acceso d&#8217;Amore. Capii che solo l&#8217;Amore faceva agire le membra della Chiesa [&#8230;] Capii che l&#8217;Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l&#8217;Amore era tutto\u201d (MsB 3vo, Opere complete, Citt\u00e0 del Vaticano, 1997, 223)\u00bb.<\/p>\n<p>\u2026 e dell\u2019amore ai poveri<\/p>\n<p>Giovanni Paolo II ha fortemente invitato a scommettere sulla carit\u00e0:<br \/>\n\u00abDalla comunione intra-ecclesiale, la carit\u00e0 si apre per sua natura al servizio universale, proiettandoci nell&#8217;impegno di un amore operoso e concreto verso ogni essere umano. \u00c8 un ambito, questo, che qualifica in modo ugualmente decisivo la vita cristiana, lo stile ecclesiale e la programmazione pastorale. Il secolo e il millennio che si avviano dovranno ancora vedere, ed anzi \u00e8 auspicabile che lo vedano con forza maggiore, a quale grado di dedizione sappia arrivare la carit\u00e0 verso i pi\u00f9 poveri. Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi: \u201cHo avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi\u201d (Mt 25, 35-36). Questa pagina non \u00e8 un semplice invito alla carit\u00e0: \u00e8 una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno che sul versante dell&#8217;ortodossia, la Chiesa misura la sua fedelt\u00e0 di Sposa di Cristo. Certo, non va dimenticato che nessuno pu\u00f2 essere escluso dal nostro amore, dal momento che \u201ccon l&#8217;incarnazione il Figlio di Dio si \u00e8 unito in certo modo a ogni uomo\u201d (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22). Ma stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c&#8217;\u00e8 una sua presenza speciale, che impone alla Chiesa un&#8217;opzione preferenziale per loro.<br \/>\nDobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunit\u00e0 cristiana, come \u201ca casa loro\u201d. Non sarebbe, questo stile, la pi\u00f9 grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carit\u00e0 e la testimonianza della povert\u00e0 cristiana, l&#8217;annuncio del Vangelo, che pur \u00e8 la prima carit\u00e0, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l&#8217;odierna societ\u00e0 della comunicazione quotidianamente ci espone. La carit\u00e0 delle opere assicura una forza inequivocabile alla carit\u00e0 delle parole\u00bb.<\/p>\n<p>I nostri presbit\u00e8ri sono pienamente coinvolti in tutto ci\u00f2, perch\u00e9 la prima carit\u00e0 che possiamo vivere \u00e8 quella che siamo chiamati ad esercitare tra noi ministri ordinati e vescovo, tra noi ministri ordinati e le persone che la divina Provvidenza ci fa incontrare. I primi poveri da servire sono i ministri ordinati pi\u00f9 deboli e fragili; quelli desiderosi di tornare a casa, ma forse intimoriti dal \u201cfratello maggiore\u201d che pensa di non sbagliare o si vanta con poca verit\u00e0 di non averlo mai fatto!<\/p>\n<p>Con la grazia di Dio, siamo chiamati a combattere la \u201ccultura del single\u201d imposta dal mondo in modo pervasivo e rilanciare la cultura della famiglia di Dio e della famiglia presbiterale (la famiglia che c\u2019\u00e8 e non quella che desidererei!). Allora \u2013 proprio come fa il buon pastore \u2013 sapremo custodire e difendere le persone alle quali siamo stati inviati.<br \/>\nS\u00ec, con la grazia di Dio possiamo vincere la \u201ccultura dell\u2019efficienza\u201d se e quando poniamo il nostro sguardo e la nostra fiducia nel Crocifisso, anche nel suo stare appeso e immobile. Se lo imitiamo, ci saranno dati occhi per riconoscere le opere meravigliose che Dio continua a compiere, anche al di l\u00e0 di noi; quelle opere che siamo chiamati a celebrare in mezzo al popolo, santo ma portato a perderne la memoria grata.<br \/>\nS\u00ec, con la grazia di Dio possiamo vincere la \u201ccultura del merito del singolo\u201d se e quando ci decidiamo a scegliere sinodalit\u00e0 e, se possibile, la vita in comune tra preti al vivere da soli, pi\u00f9 comodo e meno gratificante, in non pochi casi. Anche qui si tratta di scegliere la croce ma di farlo per la vita comunitaria tra preti. Scegliamo la croce quando non diciamo sempre l\u2019ultima parola, pur sapendo forse pi\u00f9 di altri; ci inchiodiamo alla croce quando decidiamo di dare tempo ai nostri confratelli, magari andando a visitarli o ascoltandoli in modo profondo (senza far capire che abbiamo tante altre cose pi\u00f9 importanti da fare); amiamo la croce quando decidiamo di lasciar fare agli altri (sia giovani che anziani) e non pensare che \u00e8 fatto bene solto quando lo facciamo noi e come lo avremmo fatto noi. Come \u00e8 difficile imparare a stare bene accanto agli altri, a stare con semplicit\u00e0 dietro e stare con umilt\u00e0 davanti! Atteggiamenti che Papa Francesco indica per la missione del vescovo e anche per quanti come noi ne sono collaboratori.<br \/>\nGes\u00f9 che \u00e8 il Maestro, nel Vangelo non si pone sempre al centro dell\u2019attenzione; preferisce parlare del regno di Dio, del Padre, dello Spirito Santo\u2026 Pensiamo, a quando dice addirittura che \u00e8 bene per gli apostoli che egli se ne vada perch\u00e9 altrimenti non potrebbe venire lo Spirito Santo (cf. Gv 16, 7). Egli ci insegna a fare bene la nostra parte, ma anche a fare spazio all\u2019azione di altri. Essi possono dare il loro contributo, se glielo permettiamo lasciando spazio e se non siamo di ostacolo o di impedimento, magari in buona fede. MI sembra tanto interesante per i nostri presbiteri quanto l\u2019Evangelii gaudium dice sul rapporto tra giovani e anziani: \u00abCome ho gi\u00e0 detto, non ho voluto offrire un\u2019analisi completa, ma invito le comunit\u00e0 a completare ed arricchire queste prospettive a partire dalla consapevolezza delle sfide che le riguardano direttamente o da vicino. Spero che quando lo faranno tengano conto che, ogni volta che cerchiamo di leggere nella realt\u00e0 attuale i segni dei tempi, \u00e8 opportuno ascoltare i giovani e gli anziani. Entrambi sono la speranza dei popoli. Gli anziani apportano la memoria e la saggezza dell\u2019esperienza, che invita a non ripetere stupidamente gli stessi errori del passato. I giovani ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perch\u00e9 portano in s\u00e9 le nuove tendenze dell\u2019umanit\u00e0 e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono pi\u00f9 portatrici di vita nel mondo attuale. Le sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere l\u2019allegria, l\u2019audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!\u00bb.<\/p>\n<p>Come ministri ordinati possiamo mostrare a fedeli laici e \u201cconsacrati\u201d che \u00e8 bello e necessario vivere la \u00abcomunione nelle differenze\u00bb, rendendo visibile quanto la liturgia ci fa dire nella preghiera eucaristica seconda: Ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e sangue di Cristo lo Spirito santo ci riunisca in un solo corpo. Scegliere la fraternit\u00e0 presbiterale nella forma della vita comune chiede presenza e invocazione costanti dello Spirito Santo, Colui che \u00e8 la fantasia dell\u2019amore, il Solo che possa offrirci le categorie per annunciare il mistero di Ges\u00f9 e della Chiesa, sua Sposa e suo Corpo!<br \/>\nE se \u00e8 vero che \u00abl\u2019unit\u00e0 \u00e8 superiore al conflitto\u00bb, bisogna precisare che ci\u00f2 si attua ed \u00e8 vero per quanti vivono morti a se stessi e viventi in Cristo Ges\u00f9 (cf. Rm 6, 11). Questo \u00e8 il modo di pensare e agire secondo lo Spirito, non quello del mondo. Chi persegue questo stile di vita, quando parla di conversione si accorger\u00e0 di una particolare efficacia e concretezza; infatti non fa altro che dire con semplicit\u00e0 il vivere la Pasqua: mistero di morte (a se stessi come singoli) e di risurrezione (come popolo sacerdotale che esalta le opere meravigliose di Dio).<\/p>\n<p>Lo Spirito Santo fa vivere Ges\u00f9 in potenza in noi e attorno a noi; insegna come si coltivano le persone affinch\u00e9 abbiano la misericordia di Ges\u00f9 (cf. Mt 9, 13; 12, 7) e il Suo modo di esercitare l\u2019autorit\u00e0 (cf. Lc 22, 24-32; Gv 13, 1-17). Ci ispira a rimanere con Lui e la sua Chiesa (cf. Gv 15, 1-10); ci fa amare sino alla fine, qualsiasi cosa accada: fa credere alla fecondit\u00e0 della Croce (cf. Gv 12, 32).<br \/>\nLa centralit\u00e0 della Pasqua nella vita del singolo e della Chiesa: \u00abMa come Cristo ha compiuto l\u2019opera della redenzione in povert\u00e0 e nella persecuzione, cos\u00ec la Chiesa \u00e8 chiamata ad incamminarsi per la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. [\u2026] Dalla potenza del Signore risorto viene corroborata per vincere con pazienza e carit\u00e0 le sue afflizioni e difficolt\u00e0 interne ed esterne e per svelare al mondo con fedelt\u00e0, anche se in immagine, il mistero di lui, fin quando alla fine sar\u00e0 manifestato in piena luce\u00bb.<\/p>\n<p>La percezione che abbiamo della nostra vita<\/p>\n<p>Invocare spesso lo Spirito Santo ci d\u00e0 la grazia di scoprirci parte eletta del popolo di Dio e, di esserlo, in un atteggiamento riconoscente. Infatti, potremmo anche noi, come accade a diversi che hanno celebrato il sacramento del matrimonio, \u201csopportare\u201d la nostra condizione o la nostra scelta, e farlo ricadere sugli altri!<br \/>\nSe e quando ci si riconosce uomini che sperimentano la misericordia di Dio, dei fortunati a essere stati chiamati in questa strada di santit\u00e0, scaturisce quella gioia pasquale \u2013 anche nelle difficolt\u00e0 e nelle contraddizioni della vita \u2013, che non si pu\u00f2 che comunicare! Anche da questa percezione di s\u00e9, sorge l\u2019esigenza di ringraziare Dio nella preghiera sia essa personale che comunitaria.<br \/>\nIn fondo, \u00e8 ci\u00f2 che accadde al lebbroso che decise di tornare sui propri passi per rendere gloria a Dio, contravvenendo all\u2019invito esplicito di Ges\u00f9. S\u2019era accorto di ci\u00f2 che gli era accaduto, e non poteva proseguire per andare a presentarsi dai sacerdoti. \u00abGes\u00f9 osserv\u00f2: \u201cNon ne sono stati purificati dieci? E gli altri dove sono? Non si \u00e8 trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all\u2019infuori di questo straniero?\u201d E gli disse: \u201c\u00c0lzati e va\u2019; la tua fede ti ha salvato!\u201d\u00bb (Lc 17, 17-19).<br \/>\nNon si pu\u00f2 frenare la gioia che si esprime quando si \u00e8 vista la potenza di Dio!<\/p>\n<p>\u2026 incide nella qualit\u00e0 della preghiera e nell\u2019annuncio della Parola<\/p>\n<p>Preghiera e Annuncio della Parola, sono tra le priorit\u00e0 indicate da Giovanni Paolo II al termine del Grande Giubileo dell\u2019anno duemila; la preghiera \u00e8 al secondo posto (nn. 32-34) e l\u2019Annuncio della Parola al settimo (nn. 40s). Al primo posto, La santit\u00e0 (n. 30s); le altre sono: L\u2019Eucaristia domenicale (nn. 35s), Il sacramento della Riconciliazione (n. 37), Il primato della grazia (n. 38) e Ascolto della Parola (n. 39).<\/p>\n<p>Di seguito inserisco alcuni passaggi di quanto si dice della preghiera e dello annuncio della Parola che dall\u2019inizio caratterizzano gli apostoli (cf. At 6, 4).<br \/>\n\u00abNella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: \u201cRimanete in me e io in voi\u201d (Gv 15, 4). Questa reciprocit\u00e0 \u00e8 la sostanza stessa, l&#8217;anima della vita cristiana ed \u00e8 condizione di ogni autentica vita pastorale. Realizzata in noi dallo Spirito Santo, essa ci apre, attraverso Cristo ed in Cristo, alla contemplazione del volto del Padre. Imparare questa logica trinitaria della preghiera cristiana, vivendola pienamente innanzitutto nella liturgia, culmine e fonte della vita ecclesiale (Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 10), ma anche nell&#8217;esperienza personale, \u00e8 il segreto di un cristianesimo veramente vitale, che non ha motivo di temere il futuro, perch\u00e9 continuamente torna alle sorgenti e in esse si rigenera. [\u2026] S\u00ec, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunit\u00e0 cristiane devono diventare autentiche \u201cscuole\u201d di preghiera, dove l&#8217;incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero \u201cinvaghimento\u201d del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall&#8217;impegno nella storia: aprendo il cuore all&#8217;amore di Dio, lo apre anche all&#8217;amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio (Cf. Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. su alcuni aspetti della meditazione cristiana Orationis formas [15 ottobre 1989]: AAS 82 [1990], 362-379). [\u2026] Certo alla preghiera sono in particolare chiamati quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, pi\u00f9 disponibili all&#8217;esperienza contemplativa, ed \u00e8 importante che essi la coltivino con generoso impegno. Ma ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d&#8217;oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma \u201ccristiani a rischio\u201d. Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino di \u201csurrogati\u201d, accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una \u201csociet\u00e0 cristiana\u201d, che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l&#8217;umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre pi\u00f9 varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizza. Ho tante volte ripetuto in questi anni l&#8217;appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall&#8217;ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: \u201cGuai a me se non predicassi il Vangelo!\u201d (1Cor 9, 16). Questa passione non mancher\u00e0 di suscitare nella Chiesa una nuova missionariet\u00e0, che non potr\u00e0 essere demandata ad una porzione di \u201cspecialisti\u201d, ma dovr\u00e0 coinvolgere la responsabilit\u00e0 di tutti i membri del Popolo di Dio. Chi ha incontrato veramente Cristo, non pu\u00f2 tenerselo per s\u00e9, deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno quotidiano delle comunit\u00e0 e dei gruppi cristiani. Ci\u00f2 tuttavia avverr\u00e0 nel rispetto dovuto al cammino sempre diversificato di ciascuna persona e nell&#8217;attenzione per le diverse culture in cui il messaggio cristiano deve essere calato, cos\u00ec che gli specifici valori di ogni popolo non siano rinnegati, ma purificati e portati alla loro pienezza\u00bb.<\/p>\n<p>In conclusione<\/p>\n<p>Papa Francesco evidenzia i pericoli dello gnosticismo e del pelagianesimo; l\u2019aveva fatto al Convegno ecclesiale di Firenze e l\u2019ha ribadito in questi giorni. \u00abSono due eresie sorte nei primi secoli cristiani, ma che continuano ad avere un\u2019allarmante attualit\u00e0. Anche oggi i cuori di molti cristiani, forse senza esserne consapevoli, si lasciano sedurre da queste proposte ingannevoli. In esse si esprime un immanentismo antropocentrico travestito da verit\u00e0 cattolica\u00bb. Infatti, le nostre, come la chiamata di Pietro descritta da Luca (cf. Lc 5, 1-11), non dipendono da uno stato di perfezione iniziale. Infatti, Pietro dice: \u201cSignore, allontanati da me\u201d (v. 8).<br \/>\nLa chiamata chiede la disponibilit\u00e0 a lasciare tutto per stare con Ges\u00f9 e seguirlo in uno stato di conversione e di sequela permanenti. A chi avesse il desiderio di misurarne il livello, mi sentirei di consigliare alcuni esercizi:<br \/>\n&#8211; scrivere su un foglio, da un lato, quanto pensiamo di aver dato e, dall\u2019altro, quanto ricevuto: da Dio, dalla Chiesa o dalle persone che cerchiamo di servire. In genere, si riceve molto pi\u00f9 di quanto si d\u00e0, ma si dovrebbe anche gustare, nell\u2019esame di coscienza, la gioia d\u2019aver dato senza ricevere,<br \/>\n&#8211; verificare la nostra capacit\u00e0 di scegliere, per quanto dipenda da noi, gli ultimi posti, quelli preferiti da Ges\u00f9,<br \/>\n&#8211; accorgerci se amiamo le persone che ci sono state affidate dal vescovo o dalle circostanze con l\u2019umilt\u00e0 e la gioia di chi non ha altro da fare che cantare la gloria di Dio. Nel libro di Tobia, troviamo questo invito rivolto da Raffaele a Tobia e Tobi: \u00abBenedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perch\u00e9 sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come \u00e8 giusto, e non esitate a ringraziarlo. \u00c8 bene tenere nascosto il segreto del re, ma \u00e8 motivo di onore manifestare e lodare le opere di Dio. [\u2026] Quando ero con voi, io stavo con voi non per bont\u00e0 mia, ma \u00e8 per la volont\u00e0 di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni\u00bb (Tb 12, 6b-7a. 18).<\/p>\n<p>Rocchi don Emilio<\/p>\n<p>11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>19Relazione che terr\u00e0 il nostro parroco, don Emilio Rocchi, il prossimo 25 aprile a Velletri. 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