{"id":7247,"date":"2018-04-01T13:25:51","date_gmt":"2018-04-01T11:25:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=7247"},"modified":"2018-04-01T13:25:51","modified_gmt":"2018-04-01T11:25:51","slug":"omelia-del-giovedi-santo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/omelia-del-giovedi-santo\/","title":{"rendered":"Omelia del Gioved\u00ec Santo"},"content":{"rendered":"<p>Gioved\u00ec santo \u2013 Messa in Coena Domini<\/p>\n<p>Alle ore 15.45 di gioved\u00ec 30 marzo, Gioved\u00ec della Settimana Santa, Papa Francesco ha lasciato Santa Marta e si \u00e8 recato nella Casa Circondariale Regina Coeli (Roma). Al suo arrivo, intorno alle 16, ha incontrato i detenuti ammalati in infermeria. Quindi ha presieduto la celebrazione della Messa in Coena Domini, inizio del Triduo Pasquale, e lasciato in dono l\u2019Altare su cui ha celebrato. Nel corso del Rito il Santo Padre ha lavato i piedi a 12 detenuti provenienti da sette diversi Paesi: 4 sono italiani, 2 filippini, 2 marocchini, 1 moldavo, 1 colombiano, 1 nigeriano e 1 della Sierra Leone. Otto di loro sono di religione cattolica; due musulmani; uno ortodosso e uno buddista. Infine, prima di far rientro in Vaticano, ha incontrato alcuni detenuti della VIII Sezione. Di seguito riportiamo il testo della trascrizione dell\u2019omelia che Papa Francesco ha tenuto a braccio dopo la proclamazione del Santo Vangelo e le parole finali.<\/p>\n<p>Omelia del Santo Padre<br \/>\nGes\u00f9 finisce il suo discorso dicendo: \u201cVi ho dato infatti l\u2019esempio, perch\u00e9 come ho fatto io, facciate anche voi\u201d (Gv 13,15). Lavare i piedi. I piedi, in quel tempo, erano lavati dagli schiavi: era un compito da schiavo. La gente percorreva la strada, non c\u2019era l\u2019asfalto, non c\u2019erano i sampietrini; in quel tempo c\u2019era la polvere della strada e la gente si sporcava i piedi. E all\u2019entrata della casa c\u2019erano gli schiavi che lavavano i piedi. Era un lavoro da schiavi. Ma era un servizio: un servizio fatto da schiavi. E Ges\u00f9 volle fare questo servizio, per darci un esempio di come noi dobbiamo servirci gli uni gli altri. Una volta, quando erano in cammino, due dei discepoli che volevano fare carriera, avevano chiesto a Ges\u00f9 di occupare dei posti importanti, uno alla sua destra e l\u2019altro alla sinistra (cf. Mc 10, 35-45). E Ges\u00f9 li ha guardati con amore \u2013 Ges\u00f9 guardava sempre con amore \u2013 e ha detto: \u201cVoi non sapete ci\u00f2 che domandate\u201d (v. 38). I capi delle Nazioni \u2013 dice Ges\u00f9 \u2013 comandano, si fanno servire, e loro stanno bene (cf. v.42). Pensiamo a quell\u2019epoca dei re, degli imperatori tanto crudeli, che si facevano servire dagli schiavi \u2026 Ma fra voi \u2013 dice Ges\u00f9 \u2013 non deve essere lo stesso: chi comanda deve servire. Il capo vostro deve essere il vostro servitore (cf. v.43). Ges\u00f9 capovolge l\u2019abitudine storica, culturale di quell\u2019epoca \u2013 anche questa di oggi \u2013 colui che comanda, per essere un bravo capo, sia dove sia, deve servire. Io penso tante volte \u2013 non a questo tempo perch\u00e9 ognuno ancora \u00e8 vivo e ha l\u2019opportunit\u00e0 di cambiare vita e non possiamo giudicare, ma pensiamo alla storia \u2013 se tanti re, imperatori, capi di Stato avessero capito questo insegnamento di Ges\u00f9 e invece di comandare, di essere crudeli, di uccidere la gente avessero fatto questo, quante guerre non sarebbero state fatte! Il servizio: davvero c\u2019\u00e8 gente che non facilita questo atteggiamento, gente superba, gente odiosa, gente che forse ci augura del male; ma noi siamo chiamati servirli di pi\u00f9. E anche c\u2019\u00e8 gente che soffre, che \u00e8 scartata dalla societ\u00e0, almeno per un periodo, e Ges\u00f9 va l\u00ec a dir loro: Tu sei importante per me. Ges\u00f9 viene a servirci, e il segnale che Ges\u00f9 ci serve oggi qui, al carcere di Regina Coeli, \u00e8 che ha voluto scegliere 12 di voi, come i 12 apostoli, per lavare i piedi. Ges\u00f9 rischia su ognuno di noi. Sappiate questo: Ges\u00f9 si chiama Ges\u00f9, non si chiama Ponzio Pilato. Ges\u00f9 non sa lavarsi le mani: soltanto sa rischiare! Guardate questa immagine tanto bella: Ges\u00f9 chinato tra le spine, rischiando di ferirsi per prendere la pecorella smarrita. Oggi io, che sono peccatore come voi, ma rappresent\u00f2 Ges\u00f9, sono ambasciatore di Ges\u00f9. Oggi, quando io mi inchino davanti a ognuno di voi, pensate: \u201cGes\u00f9 ha rischiato in quest\u2019uomo, un peccatore, per venire da me e dirmi che mi ama\u201d. Questo \u00e8 il servizio, questo \u00e8 Ges\u00f9: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto. Guardate come rischia, Ges\u00f9! E cos\u00ec, con questi sentimenti, andiamo avanti con questa cerimonia che \u00e8 simbolica. Prima di darci il suo corpo e il suo sangue, Ges\u00f9 rischia per ognuno di noi, e rischia nel servizio perch\u00e9 ci ama tanto.<\/p>\n<p>Al gesto dello scambio della pace, il Santo Padre ha pronunciato queste parole:<\/p>\n<p>E adesso, tutti noi \u2013 sono sicuro che tutti noi \u2013 abbiamo la voglia di essere in pace con tutti. Ma nel nostro cuore ci sono tante volte sentimenti contrastanti. \u00c8 facile essere in pace con coloro a cui vogliamo bene e con quanti ci fanno del bene; ma non \u00e8 facile essere in pace con quelli che ci hanno fatto torto, che non ci vogliono bene, con i quali siamo in inimicizia. In silenzio, un attimo, ognuno pensi a coloro che ci vogliono bene e a cui noi vogliamo bene, e anche ognuno di noi pensi a coloro che non ci vogliono bene e anche a coloro a cui noi non vogliamo e anche \u2013 anzi \u2013 a coloro su cui noi vorremmo vendicarci. E chiediamo al Signore, in silenzio, la grazia di dare a tutti, buoni e cattivi, il dono della pace.<\/p>\n<p>Parole finali del Santo Padre<br \/>\nParole del Santo Padre in risposta al saluto della direttrice del penitenziario e di un detenuto, al termine della Visita alla casa circondariale di Regina Coeli<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tu hai parlato di uno sguardo nuovo: rinnovare lo sguardo \u2026 Questo fa bene, perch\u00e9 alla mia et\u00e0, per esempio, vengono le cateratte, e non si vede bene la realt\u00e0: l\u2019anno prossimo dovremo fare l\u2019intervento. Ma cos\u00ec succede con l\u2019anima: il lavoro della vita, la stanchezza, gli sbagli, le delusioni oscurano lo sguardo, lo sguardo dell\u2019anima. E per questo, quello che tu hai detto \u00e8 vero: approfittare delle opportunit\u00e0 per rinnovare lo sguardo. E come ho detto in piazza S. Pietro [Udienza generale di ieri] in tanti paesini, ma anche nella mia terra, quando si sentono le campane della Resurrezione del Signore, le mamme, le nonne portano i bambini a lavarsi gli occhi perch\u00e9 abbiano lo sguardo della speranza del Cristo risorto. Non stancatevi mai di rinnovare lo sguardo. Di fare quell\u2019intervento di cateratte all\u2019anima, quotidiano. Ma sempre rinnovare lo sguardo. \u00c8 un bello sforzo. Tutti voi conoscete la bottiglia di vino a met\u00e0: se io guardo la met\u00e0 vuota, \u00e8 brutta la vita, \u00e8 brutta, ma se guardo la met\u00e0 piena, ancora ho da bere. Lo sguardo che apre alla speranza, parola che tu hai detto e anche lei [la direttrice] ha detto; e lei l\u2019ha ripetuta parecchie volte. Non si pu\u00f2 concepire una casa circondariale come questa senza speranza. Qui, gli ospiti sono per imparare o fare crescere il \u201cseminare speranza\u201d: non c\u2019\u00e8 alcuna pena giusta \u2013 giusta! \u2013 senza che sia aperta alla speranza. Una pena che non sia aperta alla speranza non \u00e8 cristiana, non \u00e8 umana! Ci sono le difficolt\u00e0 nella vita, le cose brutte, la tristezza \u2013 uno pensa ai suoi, pensa alla mamma, al pap\u00e0, alla moglie, al marito, ai figli\u2026 \u00e8 brutta, quella tristezza. Ma non lasciarsi andare gi\u00f9: no, no. Io sono qui, ma per reinserirmi, rinnovato o rinnovata. E questa \u00e8 la speranza. Seminare speranza. Sempre, sempre. Il vostro lavoro \u00e8 questo: aiutare a seminare la speranza di reinserimento, e questo ci far\u00e0 bene a tutti. Sempre. Ogni pena dev\u2019essere aperta all\u2019orizzonte della speranza. Per questo, non \u00e8 n\u00e9 umana n\u00e9 cristiana la pena di morte. Ogni pena dev\u2019essere aperta alla speranza, al reinserimento, anche per dare l\u2019esperienza vissuta per il bene delle altre persone. Acqua di resurrezione, sguardo nuovo, speranza: questo vi auguro. So che voi ospiti avete lavorato tanto per preparare questa visita, anche imbiancare le pareti: vi ringrazio. \u00c8 per me un segnale di benevolenza e di accoglienza, e vi ringrazio tanto. Vi sono vicino, prego per voi, e voi pregate per me e non dimenticatevi: l\u2019acqua che fa lo sguardo nuovo, e la speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gioved\u00ec santo \u2013 Messa in Coena Domini Alle ore 15.45 di gioved\u00ec 30 marzo, Gioved\u00ec della Settimana Santa, Papa Francesco ha lasciato Santa Marta e si \u00e8 recato nella Casa Circondariale Regina Coeli (Roma). Al suo arrivo, intorno alle 16, ha incontrato i detenuti ammalati in infermeria. 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