{"id":7221,"date":"2018-03-16T09:09:59","date_gmt":"2018-03-16T08:09:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=7221"},"modified":"2018-03-15T09:11:55","modified_gmt":"2018-03-15T08:11:55","slug":"lumilta-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/lumilta-cristiana\/","title":{"rendered":"L&#8217;umilt\u00e0 cristiana"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non fatevi un\u2019idea troppo alta di voi stessi \u2013 l&#8217;umilt\u00e0 cristiana<\/strong><\/p>\n<p>Terza predica di Quaresima (9 marzo 2018)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019esortazione alla carit\u00e0 che abbiamo raccolto <!--more-->dalla bocca dell\u2019Apostolo, nella precedente meditazione, \u00e8 racchiusa tra due brevi esortazioni all\u2019umilt\u00e0 che si richiamano con evidenza tra di loro, in modo da formare una specie di cornice al discorso sulla carit\u00e0. Lette di seguito, omettendo ci\u00f2 che vi \u00e8 di mezzo, le due esortazioni suonano cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201cNon valutatevi pi\u00f9 di quanto \u00e8 conveniente valutarsi ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione. [&#8230;] Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un\u2019idea troppo alta di voi stessi\u201d (<em>Rm<\/em> 12, 3.16).<\/p>\n<p>Non si tratta di raccomandazioni spicciole alla moderazione e alla modestia; attraverso queste poche parole la parenesi apostolica ci apre dinanzi tutto il vasto orizzonte dell\u2019umilt\u00e0. Accanto alla carit\u00e0, san Paolo individua nell\u2019umilt\u00e0 il secondo valore fondamentale, la seconda direzione in cui si deve lavorare per rinnovare, nello Spirito, la propria vita ed edificare la comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Mai come in questo campo le virt\u00f9 cristiane ci appaiono come un fare propri \u201ci sentimenti che furono in Cristo Ges\u00f9\u201d. Egli, ricorda altrove l\u2019Apostolo, pur essendo di natura divina, \u201cumili\u00f2 se stesso facendosi obbediente fino alla morte\u201d (<em>Fil<\/em> 2, 5-8) e ai suoi discepoli disse egli stesso: \u201cImparate da me che sono mite ed umile di cuore\u201d (<em>Mt<\/em> 11, 29). Dell\u2019umilt\u00e0 si pu\u00f2 parlare da diversi punti di vista, come vedremo far\u00e0 l\u2019Apostolo, ma nel suo significato pi\u00f9 profondo l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 solo quella di Cristo. <strong>Umile davvero \u00e8 chi si sforza di avere il cuore di Cristo<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><strong> L\u2019umilt\u00e0 come sobriet\u00e0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella parenesi della Lettera ai Romani, san Paolo applica alla vita della comunit\u00e0 cristiana l\u2019insegnamento biblico tradizionale sull\u2019umilt\u00e0 che si esprime costantemente attraverso la metafora spaziale dell\u2019\u201cinnalzarsi\u201d e dell\u2019\u201cabbassarsi\u201d, del tendere all\u2019alto e del tendere al basso. Si pu\u00f2 \u201caspirare a cose troppo alte\u201d o con la propria intelligenza, con un indagare smodato che non tiene conto del proprio limite di fronte al mistero, oppure con la volont\u00e0, ambendo a posizioni e mansioni di prestigio. L\u2019Apostolo ha di mira entrambe queste due possibilit\u00e0 e, in ogni caso, le sue parole colpiscono l\u2019una e l\u2019altra cosa insieme: sia la presunzione della mente che l\u2019ambizione della volont\u00e0.<\/p>\n<p>Nel trasmettere per\u00f2 l\u2019insegnamento biblico tradizionale sull\u2019umilt\u00e0, san Paolo d\u00e0 una motivazione in parte nuova e originale di questa virt\u00f9. Nell\u2019Antico Testamento, il motivo o la ragione che giustifica l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 che Dio \u201crespinge i superbi e dona la sua grazia agli umili\u201d (cf. <em>Prv<\/em> 3, 34; <em>Gb<\/em> 22, 29), che egli \u201cguarda verso l\u2019umile, ma al superbo volge lo sguardo da lontano\u201d (<em>Sal<\/em> 137, 6). Non si diceva, per\u00f2 \u2013 almeno esplicitamente \u2013 perch\u00e9 Dio fa questo, cio\u00e8 perch\u00e9 \u201cinnalza gli umili e abbassa i superbi\u201d. A questo fatto si possono dare infatti diverse spiegazioni: per esempio, la gelosia o \u201cinvidia di Dio\u201d (<em>sphonos Theou<\/em>), come pensavano certi scrittori greci, oppure semplicemente la volont\u00e0 divina di punire l\u2019arroganza umana, la <em>hybris<\/em>.<\/p>\n<p>Il concetto decisivo che san Paolo introduce nel discorso intorno all\u2019umilt\u00e0 \u00e8 il concetto di verit\u00e0. Dio ama l\u2019umile perch\u00e9 <strong>l\u2019umile \u00e8 nella verit\u00e0; \u00e8 un uomo vero, autentico<\/strong>. Egli punisce la superbia, perch\u00e9 la superbia, prima ancora che arroganza, \u00e8 menzogna. Tutto ci\u00f2 infatti che, nell\u2019uomo, non \u00e8 umilt\u00e0 \u00e8 menzogna.<\/p>\n<p>Questo spiega perch\u00e9 i filosofi greci, che pure conobbero ed esaltarono quasi tutte le altre virt\u00f9, non conobbero l\u2019umilt\u00e0. La parola umilt\u00e0 (<em>tapeinosis<\/em>) conserv\u00f2 sempre, presso di loro, un significato prevalentemente negativo di bassezza, di piccineria, di meschinit\u00e0 e pusillanimit\u00e0. I filosofi greci ignoravano i due capisaldi che permettono di associare tra loro umilt\u00e0 e verit\u00e0: l\u2019idea di creazione e l\u2019idea biblica di peccato. L\u2019idea di creazione fonda la certezza che tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di buono e di bello nell\u2019uomo viene da Dio, niente escluso; l\u2019idea biblica di peccato fonda la certezza che tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di male, in senso morale nell\u2019uomo, viene dalla sua libert\u00e0, da lui stesso. <strong>L\u2019uomo biblico \u00e8 spinto all\u2019umilt\u00e0 sia dal bene che dal male che scopre in s\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma veniamo al pensiero dell\u2019Apostolo. La parola usata da lui nel nostro testo per indicare l\u2019umilt\u00e0-verit\u00e0 \u00e8 la parola sobriet\u00e0 o saggezza. Egli esorta i cristiani a non farsi un\u2019idea sbagliata ed esagerata di se stessi, ma ad avere piuttosto, di s\u00e9, una valutazione giusta, sobria, potremmo quasi dire oggettiva. Nella ripresa dell\u2019esortazione, al versetto 16, il \u201cfarsi un\u2019idea sobria di s\u00e9\u201d, trova il suo equivalente nell\u2019espressione \u201ctendere alle cose umili\u201d. Con ci\u00f2 egli viene a dire che l\u2019uomo \u00e8 saggio quando \u00e8 umile e che <strong>\u00e8 umile quando \u00e8 saggio.<br \/>\nAbbassandosi, l\u2019uomo si avvicina alla verit\u00e0<\/strong>. \u201cDio \u00e8 luce\u201d, dice san Giovanni (<em>1Gv<\/em> 1, 5), \u00e8 verit\u00e0, e non pu\u00f2 incontrare l\u2019uomo se non nella verit\u00e0. Egli d\u00e0 la sua grazia all\u2019umile perch\u00e9 solo l\u2019umile \u00e8 capace di riconoscere la grazia; non dice: \u201cIl mio braccio, o la mia mente, ha fatto questo!\u201d (cf. <em>Dt<\/em> 8, 17; <em>Is<\/em> 10, 13). Santa Teresa d\u2019Avila ha scritto: \u201cMi domandavo un giorno per quale motivo il Signore ama tanto l\u2019umilt\u00e0 e mi venne in mente d\u2019improvviso, senza alcuna mia riflessione, che ci\u00f2 deve essere perch\u00e9 egli \u00e8 somma Verit\u00e0 e l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 verit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Che cos\u2019hai che non hai ricevuto?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Apostolo non ci lascia ora nel vago o in superficie, a proposito di questa verit\u00e0 su noi stessi. Alcune sue frasi lapidarie, contenute in altre lettere ma appartenenti a questo stesso ordine di idee, hanno il potere di sottrarci ogni \u201cappiglio\u201d e farci andare veramente a fondo nella scoperta della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Una di tali frasi dice: \u201cChe cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l\u2019hai ricevuto, perch\u00e9 te ne vanti come se non l\u2019avessi ricevuto?\u201d (<em>1Cor<\/em> 4, 7). C\u2019\u00e8 una sola cosa che non ho ricevuto, che \u00e8 tutta e solo mia, ed \u00e8 il peccato. Questo so e sento che viene da me, che trova la sua sorgente in me, o, comunque, nell\u2019uomo e nel mondo, non in Dio, mentre tutto il resto \u2013 compreso il fatto di riconoscere che il peccato viene da me \u2013 e da Dio. Un\u2019altra frase dice: \u201cSe qualcuno pensa di essere qualcosa, mentre \u00e8 nulla, inganna se stesso!\u201d (<em>Gal<\/em> 6, 3).<\/p>\n<p>La \u201cgiusta valutazione\u201d di se stessi \u00e8, dunque, questa: riconoscere il nostro nulla! Questo \u00e8 quel terreno solido, a cui tende l\u2019umilt\u00e0! <strong>La perla preziosa \u00e8 proprio la sincera e pacifica persuasione che, per noi stessi, noi non siamo nulla, non possiamo pensare nulla, non possiamo fare nulla<\/strong>. Senza di me non potete \u201cfare\u201d nulla dice Ges\u00f9 (<em>Gv<\/em> 15, 5) e l\u2019Apostolo aggiunge: \u201cNon che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa\u2026\u201d (<em>2Cor<\/em> 3, 5). Noi possiamo, all\u2019occasione, usare l\u2019una o l\u2019altra di queste parole per troncare una tentazione, un pensiero, una compiacenza, come una vera \u201cspada dello Spirito\u201d: \u201cChe cos\u2019hai che non hai ricevuto?\u201d. L\u2019efficacia della parola di Dio si sperimenta soprattutto in questo caso: quando la si usa su di s\u00e9, pi\u00f9 che quando la si usa sugli altri.<\/p>\n<p>In tal modo siamo avviati a scoprire la vera natura del nostro nulla, che non \u00e8 un nulla puro e semplice, un \u201cinnocente nonnulla\u201d. Intravediamo il traguardo ultimo a cui la parola di Dio ci vuole condurre che \u00e8 di riconoscere quello che veramente siamo: <strong>un nulla superbo<\/strong>! Io sono quel qualcuno che \u201ccrede di essere qualcosa\u201d, mentre sono nulla; io sono quello che non ha nulla che non abbia ricevuto, ma che sempre si vanta \u2013 o \u00e8 tentato di vantarsi \u2013 di qualcosa, come se non l\u2019avesse ricevuto!<\/p>\n<p>Questa non \u00e8 una situazione di alcuni, ma una miseria di tutti. \u00c8 la definizione stessa dell\u2019uomo vecchio: un nulla che crede di essere qualcosa, un nulla superbo. L\u2019Apostolo stesso confessa cosa scopriva, quando anche lui scendeva nel fondo del suo cuore: \u201cScopro in me \u2013 diceva \u2013 un\u2019altra legge\u2026, scopro che il peccato abita in me\u2026 Sono uno sventurato! Chi mi liberer\u00e0?\u201d (cf. <em>Rm<\/em> 7, 14-25). Quell\u2019\u201caltra legge\u201d, il \u201cpeccato che abita in noi\u201d \u00e8, per san Paolo, come si sa, anzitutto l\u2019autoglorificazione, l\u2019orgoglio, il menar vanto di s\u00e9.<\/p>\n<p>Al termine del nostro cammino di discesa, non scopriamo, dunque, in noi l\u2019umilt\u00e0, ma la superbia. Ma proprio questo scoprire che siamo radicalmente superbi e che lo siamo per colpa nostra, non di Dio, perch\u00e9 <strong>lo siamo diventati facendo cattivo uso della nostra libert\u00e0, proprio questo \u00e8 l\u2019umilt\u00e0, perch\u00e9 questo \u00e8 la verit\u00e0<\/strong>. Aver scoperto questo traguardo, o anche soltanto l\u2019averlo intravisto come da lontano, attraverso la parola di Dio, \u00e8 una grazia grande. D\u00e0 una pace nuova. Come chi, in tempo di guerra, ha scoperto che possiede sotto la sua stessa casa, senza neppure dover uscire fuori, un rifugio sicuro contro i bombardamenti, assolutamente irraggiungibile.<\/p>\n<p>Una grande maestra di spirito \u2013 santa Angela da Foligno \u2013, vicina a morire, esclam\u00f2: \u201cO nulla sconosciuto, o nulla sconosciuto! L\u2019anima non pu\u00f2 avere migliore visione in questo mondo che contemplare il proprio nulla e abitare in esso come nella cella di un carcere\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. La stessa Santa esortava i suoi figli spirituali a fare il possibile per rientrare subito in quella cella, appena, per qualsiasi motivo, ne fossero usciti fuori. Bisogna fare come certe bestiole molto pavide che non si allontanano mai dal buco della loro tana tanto da non potervi rientrare subito, alla prima avvisaglia di pericolo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un grande segreto nascosto in questo consiglio, una verit\u00e0 misteriosa che si sperimenta provando. Si scopre allora che esiste davvero questa cella e che vi si pu\u00f2 entrare davvero ogni volta che lo si vuole. Essa consiste nel quieto e tranquillo sentimento di essere un nulla, e un nulla superbo. <strong>Quando si \u00e8 dentro la cella di questo carcere, non si vedono pi\u00f9 i difetti del prossimo, o si vedono in un\u2019altra luce<\/strong>. Si capisce che \u00e8 possibile, con la grazia e con l\u2019esercizio, realizzare ci\u00f2 che dice l\u2019Apostolo e che sembra, a prima vista, eccessivo e cio\u00e8 di \u201cconsiderare tutti gli altri superiori a s\u00e9\u201d (cf. <em>Fil<\/em> 2, 3), o almeno si capisce come esso possa essere stato possibile ai santi.<\/p>\n<p>Chiudersi in quel carcere \u00e8 tutt\u2019altro, dunque, che chiudersi in se stessi; \u00e8, invece, aprirsi agli altri, all\u2019essere, all\u2019oggettivit\u00e0 delle cose. Il contrario di quello che hanno sempre pensato i nemici dell\u2019umilt\u00e0 cristiana. \u00c8 chiudersi all\u2019egoismo, non nell\u2019egoismo. \u00c8 la vittoria su uno dei mali che anche la moderna psicologia giudica esiziale per la persona umana: il narcisismo.<\/p>\n<p>In quella cella, inoltre, non penetra il nemico. Un giorno, Antonio il Grande ebbe una visione; vide, in un attimo, tutti gli infiniti lacci del nemico spiegati per terra e disse gemendo: \u201cChi potr\u00e0 dunque evitare tutti questi lacci?\u201d e intese una voce rispondergli: \u201cL\u2019umilt\u00e0!\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Il Vangelo ci presenta un modello insuperabile di questa l\u2019umilt\u00e0-verit\u00e0, ed \u00e8 Maria. Dio \u2013 canta Maria nel Magnificat \u2013 \u201cha guardato l\u2019umilt\u00e0 della sua serva\u201d (<em>Lc<\/em> 1, 48). Ma cosa intende qui la Vergine con \u201cumilt\u00e0\u201d? Non la virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0, ma la sua condizione umile o, al massimo, la sua appartenenza alla categoria degli umili e dei poveri di cui si parla nel seguito del cantico. Lo conferma il rimando esplicito al cantico di Anna, la madre di Samuele, dove la stessa parola usata da Maria (<em>tapeinosis<\/em>) significa chiaramente miseria, sterilit\u00e0, condizione umile, non sentimento di umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma la cosa \u00e8 chiara di per s\u00e9. Come si pu\u00f2 pensare che Maria esalti la sua umilt\u00e0, senza, con ci\u00f2 stesso, distruggere l\u2019umilt\u00e0 di Maria? Come si pu\u00f2 pensare che Maria attribuisca alla sua umilt\u00e0 la scelta di Dio, senza, con ci\u00f2, distruggere la gratuit\u00e0 di tale scelta e rendere incomprensibile tutta la vita di Maria a partire dalla sua immacolata concezione? Per sottolineare l\u2019importanza dell\u2019umilt\u00e0, qualcuno ha scritto incautamente che Maria \u201cnon si vanta di nessun\u2019altra virt\u00f9 se non della sua umilt\u00e0\u201d, come se, in tal modo, si facesse un grande onore, e non invece un grande torto, a tale virt\u00f9. <strong>La virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0 ha uno statuto tutto speciale: ce l\u2019ha chi non crede di averla, non ce l\u2019ha chi crede di averla<\/strong>. Solo Ges\u00f9 pu\u00f2 dichiararsi \u201cumile di cuore\u201d ed esserlo veramente; questa \u00e8 la caratteristica unica e irripetibile dell\u2019umilt\u00e0 dell\u2019uomo-Dio.<\/p>\n<p>Maria non aveva, dunque, la virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0? Certo che l\u2019aveva e in grado sommo, ma questo lo sapeva solo Dio, lei no. Proprio questo, infatti costituisce il pregio ineguagliabile della vera umilt\u00e0: che <strong>il suo profumo \u00e8 colto soltanto da Dio, non da chi lo emana<\/strong>. L\u2019anima di Maria, libera da ogni vera e peccaminosa concupiscenza, davanti alla situazione nuova creata dalla sua divina maternit\u00e0, si \u00e8 portata, con tutta rapidit\u00e0 e naturalezza, al suo punto di verit\u00e0 \u2013 al suo nulla \u2013 e di l\u00ec niente e nessuno l\u2019ha pi\u00f9 potuta smuovere.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 l\u2019umilt\u00e0 della Madre di Dio appare un prodigio unico della grazia. Ella ha strappato a Lutero questo elogio: \u201cSebbene Maria avesse accolto in s\u00e9 quella grande opera di Dio, ebbe e mantenne un tale sentimento di s\u00e9 da non elevarsi sopra il minimo uomo della terra [&#8230;]. Qui va celebrato lo spirito di Maria meravigliosamente puro, ch\u00e9 mentre le viene fatto un onore s\u00ec grande, non si lascia indurre in tentazione, ma come se non vedesse, rimane sulla giusta via\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>La sobriet\u00e0 di Maria \u00e8 al di sopra di ogni paragone anche tra i santi. Ella ha retto alla tensione tremenda di questo pensiero: \u201cTu sei la madre del Messia, la madre di Dio! Tu sei quello che ogni donna del tuo popolo avrebbe desiderato essere!\u201d. \u201cA che debbo che la madre del mio Signore venga a me?\u201d, aveva esclamato Elisabetta, ed ella risponde: \u201cHa guardato la piccolezza della sua serva!\u201d. <strong>Ella si inabiss\u00f2 nel suo nulla ed \u201celev\u00f2\u201d solo Dio<\/strong>, dicendo: \u201cL\u2019anima mia magnifica il Signore\u201d. Il Signore, non la serva. <strong>Maria \u00e8 davvero il capolavoro della grazia divina<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Umilt\u00e0 e umiliazioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non ci dobbiamo illudere di aver raggiunto l\u2019umilt\u00e0 solo perch\u00e9 la parola di Dio e l\u2019esempio di Maria ci ha condotti a scoprire il nostro nulla. A che punto siamo giunti in fatto di umilt\u00e0, si vede quando l\u2019iniziativa passa da noi agli altri, cio\u00e8 quando non siamo pi\u00f9 noi a riconoscere i nostri difetti e torti, ma sono gli altri a farlo; <strong>quando non siamo solo capaci di dirci la verit\u00e0, ma anche di lasciarcela dire, di buon grado, da altri<\/strong>. Si vede, in altre parole, nei rimproveri, nelle correzioni, nelle critiche e nelle umiliazioni. \u201cSpesso giova molto a conservarci nell\u2019umilt\u00e0 \u2013 dice l\u2019autore dell\u2019Imitazione di Cristo \u2013 che gli altri conoscano e riprendano i nostri difetti\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Pretendere di uccidere il proprio orgoglio colpendolo da soli, senza che nessuno intervenga dal di fuori, \u00e8 come usare il proprio braccio per punire se stesso: non ci si far\u00e0 mai veramente male<\/strong>. \u00c8 come volersi asportare da soli un tumore. Vi sono persone (e io sono certamente tra queste) le quali sono capaci di dire di s\u00e9 \u2013 e anche sinceramente \u2013 tutto il male possibile e immaginabile; persone che, durante una liturgia penitenziale, fanno delle autoaccuse di una schiettezza e di un coraggio ammirevoli, ma appena qualcuno intorno a loro accenna a prendere sul serio le loro confessioni, o si azzarda a dire di esse una piccola parte di quello che si son dette da sole, sono scintille. Evidentemente c\u2019\u00e8 ancora tanta strada da fare per <strong>arrivare alla vera umilt\u00e0 e all\u2019umile verit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando io cerco di ricevere gloria da un uomo per qualcosa che dico o che faccio, \u00e8 quasi certo che quello stesso uomo cerca di ricevere gloria da me per quello che dice o fa in risposta. E cos\u00ec avviene che ognuno cerca la propria gloria e nessuno la ottiene e se, per caso, la ottiene non \u00e8 che \u201cvanagloria\u201d, cio\u00e8 gloria vuota, destinata a dissolversi in fumo con la morte. Ma l\u2019effetto \u00e8 ugualmente terribile; Ges\u00f9 attribuiva alla ricerca della propria gloria addirittura l\u2019impossibilit\u00e0 di credere. Diceva ai farisei: \u201cCome potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?\u201d (<em>Gv<\/em> 5, 44).<\/p>\n<p>Quando ci ritroviamo invischiati in pensieri e aspirazioni di gloria umana, gettiamo nella mischia di tali pensieri, come una torcia ardente, la parola che Ges\u00f9 stesso us\u00f2 e che ha lasciato a noi: \u201cIo non cerco la mia gloria!\u201d (<em>Gv<\/em> 8, 50). Essa ha il potere quasi sacramentale di realizzare ci\u00f2 che significa, di dissipare tali pensieri.<\/p>\n<p><strong>Quella dell\u2019umilt\u00e0 \u00e8 una lotta che dura tutta la vita e si estende a ogni aspetto della vita<\/strong>. L\u2019orgoglio \u00e8 capace di nutrirsi sia del male che del bene e di sopravvivere, quindi, in ogni situazione e in ogni \u201cclima\u201d. Anzi, a differenza di ci\u00f2 che avviene per ogni altro vizio, il bene, non il male, \u00e8 il terreno di coltura preferito di questo terribile \u201cvirus\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa vanit\u00e0 ha cos\u00ec profonde radici nel cuore dell\u2019uomo che un soldato, un servo di milizie, un cuoco, un facchino, si vanta e pretende di avere i suoi ammiratori e gli stessi filosofi ne vogliono. E coloro che scrivono contro la vanagloria aspirano al vanto di aver scritto bene, e coloro che li leggono, al vanto di averli letti; io, che scrivo questo, nutro forse lo stesso desiderio e forse anche coloro che mi leggeranno\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>La vanagloria \u00e8 capace di trasformare in atto di orgoglio il nostro stesso tendere all\u2019umilt\u00e0. Ma con la grazia, noi possiamo uscire vincitori anche da questa terribile battaglia. Se infatti il tuo uomo vecchio riesce a trasformare in atti di orgoglio i tuoi stessi atti di umilt\u00e0, <strong>tu, con la grazia, trasforma in atti di umilt\u00e0 anche i tuoi atti di orgoglio, riconoscendoli<\/strong>. Riconoscendo, umilmente, che sei un nulla superbo. Cos\u00ec Dio viene glorificato anche dal nostro stesso orgoglio.<\/p>\n<p><strong>In questa battaglia Dio \u00e8 solito venire in soccorso ai suoi con un rimedio quanto mai efficace e singolare<\/strong>. Scrive san Paolo: \u201cPerch\u00e9 non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni mi \u00e8 stata messa una spina nella carne un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi: perch\u00e9 io non vada in superbia\u201d (<em>2Cor<\/em> 12, 7).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019uomo \u201cnon monti in superbia\u201d, Dio lo fissa al suolo con una specie di \u00e0ncora; gli mette dei \u201cpesi ai fianchi\u201d (cf. <em>Sal<\/em> 66, 11). Noi non sappiamo cosa fosse esattamente questa \u201cspina nella carne\u201d e questo \u201cinviato di Satana\u201d per Paolo, ma sappiamo bene cos\u2019\u00e8 per noi! Ognuno che vuole seguire il Signore e servire la Chiesa ce l\u2019ha. <strong>Sono situazioni umilianti dalle quali si \u00e8 richiamati costantemente, talvolta notte e giorno, alla dura realt\u00e0 di quello che siamo<\/strong>. Pu\u00f2 essere un difetto, una malattia, una debolezza, un\u2019impotenza, che il Signore ci lascia, nonostante tutte le suppliche. Una tentazione persistente e umiliante, forse proprio una tentazione di superbia! Una persona con cui si \u00e8 costretti a vivere e che, nonostante la rettitudine di entrambe le parti, ha il potere di mettere a nudo la nostra fragilit\u00e0, di demolire la nostra presunzione.<\/p>\n<p>Talvolta si tratta di qualcosa di pi\u00f9 pesante ancora: sono situazioni in cui il servitore di Dio \u00e8 costretto ad assistere impotente al fallimento di tutti i suoi sforzi e a cose troppo pi\u00f9 grandi di lui, che gli fanno toccare con mano la sua impotenza di fronte al potere del male e delle tenebre. \u00c8 qui soprattutto che egli impara cosa vuol dire \u201cumiliarsi sotto la potente mano di Dio\u201d (cf. <em>1Pt<\/em> 5, 6).<\/p>\n<p><strong>L\u2019umilt\u00e0 non \u00e8 solo importante per il progresso personale nella via della santit\u00e0; \u00e8 essenziale anche per il buon funzionamento della vita di comunit\u00e0, per l\u2019edificazione della Chiesa<\/strong>. Io dico che l\u2019\u2019umilt\u00e0 \u00e8 l\u2019isolante nella vita della Chiesa. L\u2019isolante \u00e8 importantissimo e vitale per il progresso nel campo dell\u2019elettricit\u00e0. Pi\u00f9, infatti, \u00e8 alta la tensione e potente la corrente elettrica che passa attraverso un filo, pi\u00f9 deve essere resistente l\u2019isolante che impedisce alla corrente di scaricarsi al suolo o di provocare corti circuiti. Al progresso nel campo dell\u2019elettricit\u00e0 deve corrispondere un analogo progresso nella tecnica dell\u2019isolante. <strong>L\u2019umilt\u00e0 \u00e8, nella vita spirituale, il grande isolante che permette alla corrente divina della grazia di passare attraverso una persona senza dissiparsi, o, peggio, provocare fiammate di orgoglio e di rivalit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Terminiamo con le parole di un salmo che ci permette di trasformare in preghiera l\u2019esortazione che l\u2019Apostolo ci ha rivolto con il suo insegnamento sull\u2019umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Signore, non si inorgoglisce il mio cuore<\/p>\n<p>e non si leva con superbia il mio sguardo;<\/p>\n<p>non vado in cerca di cose grandi,<\/p>\n<p>superiori alle mie forze.<\/p>\n<p>Io sono tranquillo e sereno<\/p>\n<p>come bimbo svezzato in braccio a sua madre,<\/p>\n<p>come un bimbo svezzato \u00e8 l\u2019anima mia. (<em>Sal<\/em> 130).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>S. Teresa d\u2019Avila, <em>Castello Interiore<\/em>, VI dim., cap. 10.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Il libro della Beata Angela da Foligno<\/em>, ed. critica a cura di L. Thier e A. Calufetti, Quaracchi 1985, p. 734.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>Apophtegmata Patrum<\/em>, 7 (PG 65, 77).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> 4.M. Lutero, <em>Commento al Magnificat<\/em>, ed. Weimar 7, p. 555 s.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Imitazione di Cristo<\/em>, II,2.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> B. Pascal, <em>Pensieri<\/em>, n. 150 Br.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non fatevi un\u2019idea troppo alta di voi stessi \u2013 l&#8217;umilt\u00e0 cristiana Terza predica di Quaresima (9 marzo 2018) &nbsp; L\u2019esortazione alla carit\u00e0 che abbiamo raccolto<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5930,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-7221","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/Raniero_E.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2XXfi-1St","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7221","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7221"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7221\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7222,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7221\/revisions\/7222"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5930"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7221"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7221"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}