{"id":14212,"date":"2026-09-19T20:27:00","date_gmt":"2026-09-19T18:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=14212"},"modified":"2026-09-19T14:27:58","modified_gmt":"2026-09-19T12:27:58","slug":"assemblea-della-diocesi-di-roma-alla-presenza-di-leone-xiv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/assemblea-della-diocesi-di-roma-alla-presenza-di-leone-xiv\/","title":{"rendered":"Assemblea della Diocesi di Roma alla presenza di Leone XIV"},"content":{"rendered":"\n<p>(Basilica Papale di San Giovanni in Laterano, Venerd\u00ec 18 settembre 2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Cari fratelli e sorelle,<\/p>\n\n\n\n<p>vorrei ripartire con voi dal mattino di Pasqua, da un giardino, da un sepolcro vuoto. Maria di Magdala \u00e8 l\u00ec, all&#8217;alba, quando \u00e8 ancora buio, e il buio in cui si trova non \u00e8 soltanto quello della notte che non \u00e8 finita. \u00c8 il buio di chi ha perduto qualcuno, di chi cerca e non trova, di chi si china e piange. II Vangelo, per\u00f2, non la lascia in quel pianto. Le si avvicina un uomo, che lei scambia per il custode del giardino, e le rivolge due domande: \u00abPerch\u00e9 piangi? Chi cerchi?\u00bb (<em>Gv<\/em> 20, 15).<\/p>\n\n\n\n<p>Queste due domande, carissimi, vorrei che ispirassero il cammino prossimo della Diocesi di Roma. Credo infatti che possiamo sentirle rivolte, oggi, alla nostra Chiesa e all\u2019intera citt\u00e0: \u201cPerch\u00e9 piangi? Chi cerchi?\u201d. Esse riguardano <strong>la ricerca ansiosa di speranza<\/strong> che percepite nelle parrocchie, negli incontri e negli ambienti di vita, quando vi siete messi in ascolto gli uni degli altri e della gente. Maria Maddalena \u00e8 sveglia prima dell\u2019alba ed \u00e8 gi\u00e0 corsa al sepolcro, perch\u00e9 in lei c\u2019\u00e8 vita, c\u2019\u00e8 attesa! Cos\u00ec, a Roma sono tante le persone che ricominciano ogni mattina, ma anche comunit\u00e0 parrocchiali, associazioni, movimenti, gruppi e realt\u00e0 ecclesiali che lavorano con generosit\u00e0 nell\u2019evangelizzazione, nella carit\u00e0, nel servizio alla preghiera liturgica. Certo, accanto a questa ricchezza avete riconosciuto con onest\u00e0 alcune fatiche. \u00c8 lo smarrimento di chi non riesce pi\u00f9 a trovare dove si incontra il Signore. Un\u2019esperienza che condividiamo con tanti fratelli e sorelle, ma che capita di vivere anche a noi. <strong>A volte si moltiplicano le proposte, le attivit\u00e0, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ci\u00f2 che si fa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco, nel Vangelo, che una sola parola fa voltare la Maddalena: il suo nome, \u00abMaria!\u00bb (<em>Gv<\/em> 20, 16). \u00c8 cos\u00ec che si incontra Ges\u00f9 Cristo: sentendosi chiamare per nome da Lui, nei molti modi in cui ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire. \u00c8 da qui che deve ripartire ogni azione pastorale: non tanto chiedendosi \u201cche cosa\u201d fare, ma piuttosto <strong>\u201cchi\u201d e \u201ccome\u201d incontrare<\/strong>. Nelle nostre comunit\u00e0 si pu\u00f2 rimanere anonimi, invisibili e incompresi, oppure essere visti, conosciuti e chiamati per nome. E chi incontra davvero Cristo, come Maria di Magdala, sente riempirsi il cuore e allora non pu\u00f2 restare fermo, corre e va ad annunciare. \u00abHo visto il Signore!\u00bb (v. 18), dice la donna ai discepoli. Non un ricordo, non un fatto privato, ma una gioia profonda che genera comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, fratelli e sorelle, non vi consegno oggi un nuovo programma pastorale. Non ripartiamo da zero, e nulla di quanto abbiamo vissuto va archiviato. Il lavoro sulle \u201cmalattie spirituali\u201d ci ha insegnato a riconoscere ci\u00f2 che, nella nostra vita ecclesiale, chiede di essere curato, corretto o convertito. Il Cammino Sinodale ci ha insegnato come ascoltare e discernere insieme, corresponsabili dell\u2019unica missione. Desidero invece proporvi di sviluppare una terza dimensione: quella della <em>verifica pastorale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, riconoscere ci\u00f2 che ha portato frutto, comprendere ci\u00f2 che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. <strong>Significa, in una parola, fare verit\u00e0<\/strong>. Vi invito a operare questa verifica coinvolgendo l\u2019intera comunit\u00e0 e, per quanto possibile, ascoltando anche persone che non la frequentano e vedono le cose, per cos\u00ec, dire \u201cdall\u2019esterno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esercitarvi nella verifica pastorale vi indico alcune attenzioni, che distinguo ma che formano un unico dinamismo.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>prima attenzione: incontrare Cristo e farlo incontrare<\/em>. La Chiesa non esiste per s\u00e9 stessa, ma per condurre ogni persona all\u2019incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un\u2019attivit\u00e0 \u00e8 ben organizzata, se \u00e8 partecipata, se dura da molti anni; <strong>occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo<\/strong>, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>seconda attenzione: generare comunit\u00e0<\/em>. Dalla Pasqua di Cristo nascono comunit\u00e0 nuove, libere, riconciliate. Abbiamo il coraggio di curare l\u2019essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali<strong> le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili<\/strong>. Ai giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>terza attenzione: abitare e servire la citt\u00e0<\/em>. Roma non \u00e8 lo sfondo indifferente delle nostre comunit\u00e0: \u00e8 il luogo della nostra missione. La comunit\u00e0 generata dal Risorto non pu\u00f2 restare chiusa in se stessa, ma condivide le attese, le fragilit\u00e0 e le domande delle persone; e <strong>impara a riconoscere, in ci\u00f2 che accade nei diversi ambienti della citt\u00e0, le domande alle quali il Vangelo pu\u00f2 rispondere, se nuovamente accolto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>A queste tre attenzioni di verifica se ne aggiunge <em>una quarta<\/em>, che le attraversa tutte: <em>la formazione del Popolo di Dio<\/em>. Le nostre attivit\u00e0 fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Aiutano a maturare responsabilit\u00e0 ecclesiali? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio?<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore del metodo che vi propongo \u00e8 per\u00f2 una domanda semplicissima: \u201c<em>perch\u00e9?<\/em>\u201d. Si tratta di <strong>fermarsi insieme e di domandarsi, per ogni cosa che si fa: perch\u00e9 la facciamo?<\/strong> Quale intenzione evangelica ci muove, a quale bisogno reale intendiamo rispondere, in che modo questa scelta corrisponde alla missione della Chiesa? E poi, il secondo passo: <strong>perch\u00e9 otteniamo questi risultati e non altri?<\/strong> Perch\u00e9 alcune iniziative generano cammini e altre restano isolate? Perch\u00e9 alcune persone partecipano e altre rimangono ai margini? Dall\u2019incontro tra le ragioni delle nostre scelte e le ragioni dei loro effetti nasce <strong>un discernimento autentico, che permette di riconoscere ci\u00f2 che va mantenuto, valorizzato, corretto, abbandonato o avviato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 tutto questo non resti un buon proposito, il cammino avr\u00e0 un suo \u201critmo\u201d, e ringrazio il Cardinale Vicario e gli altri collaboratori di avere predisposto delle tappe che vi saranno presentate.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi chiedo perci\u00f2 di <strong>darvi il tempo di camminare insieme<\/strong> \u2013 non un anno, ma un cammino \u2013, perch\u00e9 sia un vero discernimento e non un\u2019iniziativa che si aggiunge alle altre. Il Vescovo non vi chiede di programmare nuove attivit\u00e0: <strong>vi propone un metodo comune di ascolto, di discernimento, di verifica e di conversione<\/strong>. I contenuti e le priorit\u00e0 restano affidati alla responsabilit\u00e0 delle vostre comunit\u00e0, nei cinque ambiti che sono la catechesi e l\u2019iniziazione cristiana, i giovani, la famiglia, la carit\u00e0, le vocazioni, perch\u00e9 l\u2019obiettivo \u00e8 condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze. E in questo le Prefetture sono chiamate a diventare sempre pi\u00f9 luoghi di incontro, di confronto e di elaborazione pastorale condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Cari fratelli e sorelle, \u00e8 vero: <strong>un metodo, da solo, non ha mai convertito nessuno<\/strong>. Allora, perch\u00e9 ci\u00f2 che vi ho proposto non resti astratto, <strong>vi ricordo anche un volto<\/strong>. Ho infatti approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perch\u00e9 sia avviata l\u2019inchiesta diocesana sulla vita, le virt\u00f9 e la fama di santit\u00e0 di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997. Il dono che egli fa al nostro cammino non sta anzitutto nelle opere che ha fatto: Don Luigi, prima di costruire qualunque cosa, ha voluto \u201cvedere\u201d. Nel 1969 commission\u00f2 un\u2019indagine sulla religiosit\u00e0 dei romani, perch\u00e9 aveva imparato che non c\u2019\u00e8 incarnazione del messaggio senza ascolto della realt\u00e0. Nel suo ultimo intervento, poche settimane prima di morire, don Luigi disse ai suoi operatori: \u00abIl discernimento \u00e8 questa domanda: Signore, dove sei?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Carissimi, questo fa pensare alla domanda di Maria di Magdala presso il sepolcro di Ges\u00f9. \u00c8 la domanda con cui oggi ricominciamo. <strong>Quali segni del Regno e quali appelli dello Spirito Santo emergono oggi dalla vita di Roma, e quale forma di Chiesa occorre assumere per riconoscerli e servirli?<\/strong> Custodire in noi questa domanda ci aiuter\u00e0 a essere Chiesa solidale con il destino di questa citt\u00e0, a contatto con le sue ferite, le sue attese e le sue trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei ora dirvi una parola sul ministero ordinato a Roma. Prima per\u00f2 desidero dire \u201cgrazie\u201d, e non per formalit\u00e0. Grazie al Cardinale Vicario, ai Vescovi ausiliari, ai Prefetti e a quanti prestano servizio negli uffici del Vicariato. Grazie ai Parroci e ai Vicari parrocchiali; ai sacerdoti anziani e malati, ai Cappellani degli ospedali, delle carceri, delle scuole e delle universit\u00e0; ai sacerdoti venuti da altre Chiese e da altri Paesi, che servono in questa citt\u00e0 come fosse la loro. Grazie ai Diaconi permanenti e alle loro famiglie. Grazie ai religiosi e alle religiose; a chi nel silenzio sostiene Roma con l\u2019intercessione; e a chi la incontra ogni giorno nelle scuole, negli ospedali, nelle case di accoglienza, nelle periferie. Grazie ai catechisti, agli educatori, agli operatori della carit\u00e0. Lo sappiamo: il bene non fa rumore, lo conosce il Signore, e oggi desidero riconoscerlo anch\u2019io. Grazie!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>So anche che il servizio pastorale, oggi, \u00e8 pi\u00f9 faticoso di ieri. Vi esorto a non portare le fatiche da soli<\/strong>. E vi dico con chiarezza che l\u2019arte della verifica pastorale non vi chiede di fare di pi\u00f9: vi d\u00e0, anzi, il permesso di <strong>fare meno e meglio<\/strong>. Se la verifica pastorale diventasse un\u2019ulteriore incombenza sulle vostre spalle, ne avremmo tradito il senso. Vorrei allora offrirvi qualche considerazione sul volto dei presbiteri di cui Roma ha bisogno. Il prete dovrebbe essere un uomo che ascolta prima di rispondere, che discerne prima di decidere. Una persona che resta davanti al Signore, perch\u00e9 non pu\u00f2 condurre altri a un incontro che non sta vivendo. La domanda del \u201cperch\u00e9?\u201d \u00e8 anzitutto una sua domanda personale: perch\u00e9 sono prete? Corrisponde ancora, la mia giornata, al motivo per cui il Signore mi ha chiamato per nome? Il prete non concentra in s\u00e9 ogni responsabilit\u00e0. Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilit\u00e0 dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedelt\u00e0 alla natura della Chiesa. Una comunit\u00e0 nella quale tutto dipende dal parroco \u00e8 una comunit\u00e0 fragile, e presiedere non significa fare tutto. Significa generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realt\u00e0, custodire l\u2019unit\u00e0. Il prete, infine, si inserisce e desidera appartenere a una comunit\u00e0 capace di leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa. Questa \u00e8 la forma che la carit\u00e0 assume nella presidenza pastorale, ed \u00e8 ci\u00f2 che impedisce a una parrocchia di ripiegarsi nell\u2019autoconservazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno \u00e8 chiamato a vivere tutto questo da solo. <strong>Il presbiterio<\/strong> non \u00e8 la somma di sacerdoti che si incontrano per necessit\u00e0 organizzative: <strong>\u00e8 una fraternit\u00e0, ed \u00e8 il primo luogo in cui verificare se ci\u00f2 che facciamo genera davvero comunione<\/strong>. Desidero che le Prefetture siano, prima che strumenti di coordinamento, luoghi effettivi di fraternit\u00e0 sacerdotale, dove si possa dire anche la propria fatica senza vergognarsene. Accanto a voi, i diaconi ricordano a tutta la Chiesa che essa esiste per servire; e i religiosi e le religiose, con la gratuit\u00e0 delle loro vite, ricordano a Roma che nessuna efficienza salva l\u2019uomo e che il primato spetta a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un pensiero particolare va ai nostri seminaristi<\/strong>. Cari giovani, vi state preparando ad essere preti per questa Diocesi. Vi invito a prendere parte, gi\u00e0 ora, a questo cammino di verifica, imparando ad assumerlo come stile negli anni della formazione. E lasciatevi formare sia dai libri, che sono necessari per incontrare i buoni maestri, sia dai volti: dai poveri, dai malati, dalla gente delle nostre parrocchie. A voi e ai vostri formatori dico la mia gratitudine e la mia fiducia. I giovani non si consegnano a un ruolo, ma seguono uomini e donne che appaiono felici di ci\u00f2 che sono.<\/p>\n\n\n\n<p>So che questo cammino di verifica chieder\u00e0 pazienza, e forse anche il coraggio di lasciare andare qualcosa a cui siamo affezionati. Ma \u00e8 lo stesso coraggio di Maria di Magdala, che ha dovuto lasciare andare il desiderio di trattenere il Signore per correre, invece, ad annunciarlo. <strong>Da questo discernimento pastorale nascer\u00e0, lo spero, una fase di condivisione delle esperienze rinnovate e poi la costruzione di un cammino comune che ci prepari, insieme, al Giubileo della Redenzione del 2033<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Cari fratelli e sorelle di Roma, non temete di lasciarvi ancora chiamare per nome! Il Signore vivo si lascia incontrare da chi, come Maria all\u2019alba di Pasqua, ha ancora il coraggio di cercarlo, anche in lacrime, anche nel buio. Vi accompagni la Madre di Dio, <em>Salus Populi Romani<\/em>, che per prima ha creduto e ha generato Cristo al mondo. E a tutti voi, alle vostre comunit\u00e0 e a questa citt\u00e0, giunga la mia benedizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Basilica Papale di San Giovanni in Laterano, Venerd\u00ec 18 settembre 2026) Cari fratelli e sorelle, vorrei ripartire con voi dal mattino di Pasqua, da un giardino, da un sepolcro vuoto. 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