{"id":13173,"date":"2025-07-22T13:17:38","date_gmt":"2025-07-22T11:17:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=13173"},"modified":"2025-07-22T13:17:38","modified_gmt":"2025-07-22T11:17:38","slug":"storia-del-non-parroco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/storia-del-non-parroco\/","title":{"rendered":"Storia del \u201cnon parroco\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u201cCena con narrazione\u201d: storia del \u201cnon parroco\u201d Ivo, tra sogni e tradimenti, amputazione e amore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia, con una voce esile che tradisce la sua giovane et\u00e0, ma anche con un tono ispirato, legge alcune righe del libro&nbsp;<em>Il nome di Dio non \u00e8 pi\u00f9 Dio&nbsp;<\/em>di Paolo Cugini:&nbsp;<em>\u201c<\/em>C&#8217;\u00e8 tutto un sistema di cose che fa di tutto affinch\u00e9 la realt\u00e0 risulti compatta, bella, simpatica. C&#8217;\u00e8 tutto un mondo che lavora al mascheramento della realt\u00e0, soprattutto al mascheramento delle manipolazioni del reale. E poi intervengono degli eventi che incrinano la compattezza, che aprono degli spiragli, che provocano una riflessione, una crisi e danno il via, in questo modo, al cammino della decostruzione\u201d.<em>&nbsp;<\/em>Il brano, scelto da don Ivo Seghedoni, protagonista del terzo incontro del ciclo&nbsp;<em>Cena con narrazione<\/em>&nbsp;che si tiene nei gioved\u00ec di luglio al Santuario, introduce la serata che \u00e8 stata teatro, come ormai da tradizione, di due narrazioni che si sono svolte in contemporanea. La prima, intensa, coinvolgente, e a tratti commovente, di don Ivo, fatta di parole, silenzi e sguardi e la seconda, pi\u00f9 lieve, ma anche affascinante, fatta dalle mani abili di Giulia Liberati, dermatologa di professione e artigiana per passione. In diretta, utilizzando fili che si intrecciano, spilli che fermano gli snodi e fusilli che tintinnano, ha creato un prezioso tombolo, un pizzo particolare che ha origini antichissime, che si perdono nel Medioevo, usato per i corredi delle giovani spose: nelle Marche la capitale del tombolo \u00e8 Offida, dove ci sono anche delle scuole con delle signore che insegnano. Nella luce del tramonto e nella speciale serenit\u00e0 del Santuario si respirava un\u2019aria di bellezza e autenticit\u00e0 che poche volte si raggiungono quando si partecipa ad eventi del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema dell\u2019edizione 2025 di questi appuntamenti \u00e8 tratto dal profeta Gioele, \u201cio effonder\u00f2 il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni\u201d<em>.&nbsp;<\/em>\u201cVoi avete tratto il titolo delle vostre tre serate da questa proposta che viene da Paola Bignardi nella ricerca fatta sulla fede e la spiritualit\u00e0 dei giovani \u2013 spiega don Ivo \u2013. Prima di fare questa ricerca, Bignardi ne aveva fatta un\u2019altra sui seminaristi delle diocesi del Triveneto. Molti di loro dicono: noi dobbiamo realizzare i sogni dei vecchi, noi quando saremo preti giovani dovremo realizzare i sogni dei vecchi e non i nostri sogni, e di questo soffriamo\u201d. Don Ivo, che si definisce \u201cnon parroco\u201d di una \u201cnon parrocchia\u201d, quella di San Pio X nella diocesi di Modena-Nonantola, colpisce al cuore i presenti perch\u00e9 si presenta per quello che \u00e8, con i suoi limiti, le sue debolezze e la sua profonda umanit\u00e0 che mette a nudo e a disposizione di chi ascolta con grande dignit\u00e0. Racconta con la consapevolezza degli anni, 64, e delle ferite riportate, di aver vissuto \u201cmolta ribellione per le tante catene che soffocano la vita di un prete, molta ribellione per tutte quelle cose che ti impediscono di volare, di essere te stesso. Ho avuto molta rabbia quando ero giovane, ma ho sempre ascoltato il mio sentimento, questa voce interiore che mi gridava, che non dovevo piagnucolare ma dovevo tirarmi su le maniche\u201d. Questa ribellione \u00e8 nata dalla constatazione della presenza di \u201ctre gabbie della parrocchia, contro le quali io mi sono scontrato subito\u201d. La prima \u00e8 \u201cla maledizione della parrocchia\u201d ovvero \u201cche noi siamo tutti vittime di un immaginario. L&#8217;immaginario di quello che la parrocchia \u00e8 stata. Questo immaginario che ci ha stregati cattura il prete, che se non fa le cose che si sono sempre fatte ieri si sente in colpa, perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 e non capisce perch\u00e9. Questo immaginario strega anche i vescovi, che danno delle indicazioni sulla missionariet\u00e0 piuttosto pallide, perch\u00e9 si preoccupano poi sempre di confermare quello che \u00e8 il sistema da cui veniamo. Ma strega anche molti laici, che tante volte sono girati all&#8217;indietro e continuano nostalgicamente a voler ripetere esperienze di ieri perch\u00e9 erano tanto belle e tanto care. E si lamentano che i giovani non vogliono farle, oppure vogliono che i giovani le assumano mentre queste cose non appartengono a loro. Appartenevano a noi, appunto\u201d. La seconda gabbia \u00e8 che \u201cle curie spesso non benedicono i progetti pastorali innovativi\u201d, un atteggiamento che \u201cfa stare molto male perch\u00e9 nelle curie c&#8217;\u00e8 come un meccanismo di blocco rispetto ad ogni cosa che \u00e8 nuova, che non \u00e8 secondo la tradizione, che non \u00e8 secondo il diritto. E tutto questo meccanismo di blocco ci fa sentire quella che viene chiamata la malattia del cattolicesimo, che \u00e8 il sistema romano tridentino che deve per forza rimanere in piedi, mentre il tempo di oggi \u00e8 un tempo nuovo, \u00e8 un tempo diverso\u201d. La terza gabbia \u00e8 proprio fisica, perch\u00e9 \u201ctutte queste chiese, tutti questi oratori, tutti questi spazi presenti sul territorio, non sono a norma tante volte e non abbiamo pi\u00f9 le risorse economiche per garantirli. Cosicch\u00e9 non sono pi\u00f9&nbsp;luoghi, ma sono spazi. A volte sono casermoni che dobbiamo far funzionare o tenere in piedi, ma non sono pi\u00f9 coerenti con la dimensione missionaria del presente\u201d. Si tratta di \u201cun peso strutturale, istituzionale, economico, che tante volte \u00e8 sulle spalle dei preti, ma anche delle comunit\u00e0 e che diventa un grosso imbarazzo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Don Ivo, e non poteva essere altrimenti, passa alle conseguenze personali di queste sue constatazioni iniziali: \u201cIl ruolo di parroco, con tutto ci\u00f2 che significa con queste gabbie, sentivo che mi faceva invecchiare. Sentivo che rendeva me una persona polverosa, noiosa, prevedibile. Io non tollero di essere guardato, visto, percepito come parroco. Non mi piace. Perch\u00e9 io sono Ivo, poi sono don Ivo, poi sono il prete a servizio della parrocchia di San Pio, poi giuridicamente sono anche il parroco. Io desidero molto non avere addosso questa armatura, perch\u00e9 falsifica le relazioni. Sei percepito come parroco e sei collocato immediatamente in una modalit\u00e0 di relazione di una certa distanza, o di attesa che tu amministri certi servizi o che si regolino in un certo modo le relazioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019era anche un\u2019altra e pi\u00f9 profonda ferita che faceva sanguinare don Ivo: \u201cio, come tanti preti giovani, quando lo ero, 38 anni fa, sono stato una persona tradita. Sono stato tradito da quella narrazione che \u00e8 stata legittimata dall&#8217;idealismo dei vent&#8217;anni. \u00c8 la narrazione che la rinuncia a una relazione affettiva e sessuale con una donna e a generare dei figli fosse solo una rinuncia. Certo, una grandissima rinuncia, ma fosse solo una rinuncia. Io, come tanti, sono stato tradito da questo racconto. Un racconto che dice che questa rinuncia poi \u00e8 ampiamente ricompensata dalla relazione intima con il Signore, dalla condivisione con la propria comunit\u00e0 e dalla passione per il Vangelo. Allora, secondo me questa \u00e8 una menzogna. \u00c8 una pietosa menzogna, forse a volte \u00e8 un&#8217;ingenua menzogna, o forse qualche volta \u00e8 anche una crudele menzogna. Perch\u00e9 la rinuncia a una relazione affettiva e sessuale con una donna e alla generazione dei figli non \u00e8 una rinuncia. Come dice Madeleine Delbr\u00eal, \u00e8 una vera e propria amputazione. Io mi dicevo senza sosta che non volevo rinunciare all&#8217;intimit\u00e0, e non sapevo come fare per non rinunciare all\u2019intimit\u00e0. Come abitare un confine tra il celibato e la scelta di avere un amore? Tra il rispettare questa scelta di celibato che avevo fatto e vivere un\u2019intimit\u00e0 autentica, che fosse un\u2019intimit\u00e0 per\u00f2 che prevedeva che non esistesse l\u2019incontro dei corpi? Volevo che la mia vita da prete comprendesse il fatto che ci si potesse promettere una fedelt\u00e0 reciproca, e che ci si potesse promettere un incontro intimo, rispettoso del celibato, certo, ma con questa trasparenza, con questa vicinanza, che non \u00e8 la vittoria della solitudine, ma \u00e8 il poter vivere una consonanza profonda, una musica insieme, non so come dirlo, ecco\u201d. La soluzione \u00e8 stata che \u201cho cominciato a cercare degli amici preti con cui esistesse una condivisione veramente profonda, una condivisione di trasparenza, una condivisione di racconto di s\u00e9, anche degli aspetti pi\u00f9 intimi, e una condivisione di promessa reciproca, di amore, di benevolenza, di sostegno, di cammino comune, dove ci si potesse fare una promessa: io sar\u00f2 per te e con te in un cammino dove stiamo procedendo su una lametta posta, per cos\u00ec dire, in verticale\u201d. E poi \u201cho cominciato a pregare con questi amici. Eravamo in quattro. Uno di noi \u00e8 morto in modo terribile e solitario tre anni dopo questo inizio del cammino, \u00e8 stato veramente terribile, la sua morte \u00e8 stata una scossa elettrica per noi tre che siamo rimasti. Noi abbiamo pregato insieme per quasi cinque anni, tutte le settimane, leggendo il Vangelo con l&#8217;obiettivo di raccontare la nostra vita intima agli altri a partire da quel Vangelo. Abbiamo cominciato in quattro, poi siamo diventati sei, poi otto. Adesso io vivo da 26 anni in questa comunit\u00e0 di preti. Siamo in dodici. Noi, dal 1998, abbiamo la condivisione economica totale dei nostri beni. La mia macchina parcheggiata qui non \u00e8 mia, nel senso che non l&#8217;ho comprata con i miei soldi, ma con i nostri soldi. E noi ci chiamiamo&nbsp;<em>Amicizia Presbiterale dei Santi Basilio e Gregorio<\/em>, perch\u00e9 San Basilio e San Gregorio sono due monaci e due vescovi della Cappadocia che hanno vissuto una grandissima amicizia. C&#8217;\u00e8 un testo bellissimo che tutti conosciamo, che racconta dell&#8217;amicizia reciproca\u2026 poi si sono date delle randellate, a volte hanno litigato pesantemente, proprio come noi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle domande dopo la cena condivisa qualcuno chiede cosa si fa nella \u201cnon parrocchia\u201d di don Ivo. La risposta parte da un fatto apparentemente catastrofico, il terremoto del 2012: \u201cper me \u00e8 stata una grazia \u2013 racconta \u2013 perch\u00e9 quando \u00e8 venuto questo terremoto noi abbiamo chiuso la mia chiesa che ha avuto dei danni. E voi direte: perch\u00e9 racconto questa storia? Adesso ve lo spiego. L&#8217;abbiamo chiusa e un giorno siamo entrati in cinquanta e io ho detto: \u2018Guardiamo questa chiesa\u2026 non possiamo girarla di 90 gradi? Quindi da cos\u00ec, l&#8217;orientamento solito, a cos\u00ec?\u2019 Abbiamo provato, abbiamo studiato la cosa&nbsp;e, ristrutturando la chiesa, noi l&#8217;abbiamo girata di 90 gradi. Poi abbiamo fatto una sperimentazione che \u00e8 durata 5 anni e nel 2018 abbiamo consacrato definitivamente questo nuovo orientamento della chiesa, che adesso appunto \u00e8 un&#8217;aula dove i banchi sono posti in modo quasi circolare. Perch\u00e9 vi dico questa cosa? Perch\u00e9 questo segno di girare la chiesa \u00e8 un po&#8217; il segno simbolico liturgico, celebrativo, che dice come abbiamo condotto questa nostra comunit\u00e0 in questi otto anni\u201d. A cominciare dall&#8217;iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi: \u201cper noi, nell&#8217;iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, al centro ci sono gli adulti, non i bambini, e quindi i percorsi di riscoperta della fede per i loro genitori anzitutto. Poi c&#8217;\u00e8 stata questa rivoluzione liturgica dell&#8217;orientamento nuovo della chiesa, e adesso c&#8217;\u00e8 questa decisione della guida sinodale della comunit\u00e0. Noi abbiamo dichiarato morto il consiglio pastorale e al suo posto esiste un gruppo di cammino sinodale fatto di 30 persone che si trova ogni 3-4 settimane tutto insieme e riflette sulla nuova identit\u00e0 sinodale della comunit\u00e0. Al suo interno ci sono dei sottogruppi: c&#8217;\u00e8 un sottogruppo sui giovani, un sottogruppo sulla Caritas, un sottogruppo che si chiama gruppo ministeriale che guida la parrocchia incontrandosi tutte le settimane con me. Il gruppo di guida della parrocchia \u00e8 fatto di sei persone: io, un altro uomo e quattro donne e poi c&#8217;\u00e8 il gruppo di pensiero che si trova ogni 15 giorni a cercare di capire cosa vuol dire una guida sinodale della comunit\u00e0. Non facciamo la sagra, non facciamo la processione, non facciamo le benedizioni; quindi ci sono molte cose che non facciamo. Tutte queste decisioni ovviamente le abbiamo prese insieme. Per\u00f2 facciamo altre cose: soprattutto questi tre progetti di rinnovamento hanno costituito un po&#8217; il cammino principale della nostra comunit\u00e0. Vi faccio un esempio: noi abbiamo quattro Messe la domenica perch\u00e9 siamo una parrocchia molto grande e abbiamo un principio che nessuna persona, nell\u2019Eucaristia, pu\u00f2 fare due cose. Nessuno. Se distribuisci la Comunione non leggi le letture; se canti non fai la raccolta delle offerte; cio\u00e8 noi facciamo in modo che il pi\u00f9 possibile l\u2019Eucaristia sia partecipata da tutti. A volte facciamo l&#8217;omelia condivisa: io e un laico, io e una donna, cos\u00ec, insieme. E altre cose: per esempio abbiamo scritto delle professioni di fede da usare per il Credo domenicale, magari costruite sul Vangelo della domenica, e che tuttavia abbiano gli aspetti decisivi di una professione di fede \u2014 credo in Dio Padre, credo nel Figlio, credo nello Spirito, credo nella Risurrezione, credo nella Chiesa \u2014 cio\u00e8 sempre diviso secondo il criterio della professione di fede, ma riscritto, per esempio, sui Vangeli della Quaresima. Facciamo tutte queste cose che facciamo insieme nel gruppo liturgico della comunit\u00e0, in cui io non vado mai. La decisione della guida sinodale della comunit\u00e0 \u00e8 nata dal fatto che a un certo punto abbiamo perso il prete giovane: sono rimasto io da solo e la domanda \u00e8 stata: \u2018cosa facciamo?\u2019 Cio\u00e8 come facciamo a garantire una vita della comunit\u00e0 impoveriti e con un solo prete per una parrocchia grandissima? Come si fa a dare ancora vita alla comunit\u00e0 non mettendo tutto il carico sul prete? \u00c8 per questo che io dico che noi siamo una parrocchia<em>&nbsp;senza<\/em>: senza una guida solo maschile, senza una guida clericale. Il prete deve fare dei passi indietro perch\u00e9 tutti gli altri facciano un passo avanti. Che non vuol dire un&#8217;assenza, ma vuol dire lasciare dei ruoli, fare in modo che altri li possano prendere in mano con fiducia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine don Ivo, prendendo un respiro e concedendosi un momento di silenzio, affronta le domande \u201cimpossibili\u201d: \u201cmi chiedete visto il tradimento, la delusione che all&#8217;inizio hai percepito, che cosa ti ha spinto e ti ha guidato fino ad arrivare ad ora, a 38 anni di scelta? La vita \u00e8 un mistero: noi pensiamo di avere tutto in mano perch\u00e9, prima di scegliere, magari ci pensiamo tanto, ci confrontiamo, riflettiamo, preghiamo; e per\u00f2 poi, tante volte, si \u00e8 anche condotti dove tu non vuoi. E penso che in questo mistero ci sia anche la mano di Dio che guida in un modo che sfugge un po&#8217; anche al nostro controllo. Io ho sentito questo tradimento che dicevo prima, per\u00f2 io ho anche sentito sempre di essere molto amato, molto. Ho sentito che sono sempre stato molto fortunato, cio\u00e8 che la mia vita \u00e8 stata molto benedetta nonostante i miei tradimenti, cio\u00e8 nonostante le mie mancanze, nonostante il mio carattere a volte insopportabile e anche le mie grandi fragilit\u00e0. Ho capito man mano che diventavo adulto che questa non era una rinuncia ma era un&#8217;amputazione dolorosa, molto dolorosa, e che mi faceva sanguinare. Per\u00f2 mentre scorreva questo sangue scorreva anche tanta grazia, tanta benevolenza, tanta vicinanza, tante sorprese che venivano dalla Parola di Dio. Io poi ho avuto un padre straordinario \u2014 che non \u00e8 mio padre carnale \u2014 quello che \u00e8 stato il mio \u201cpadre spirituale\u201d, che veramente mi ha accompagnato con una benevolenza straordinaria; e poi ho fatto degli incontri che hanno veramente cambiato e benedetto la mia vita. Non so perch\u00e9 mi sono trovato a un certo punto&nbsp;sul mio cammino certe persone che l&#8217;hanno fatta svoltare. E quindi s\u00ec, c&#8217;\u00e8 il tradimento, la delusione, la mancanza terribile che ti fa soffrire; per\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;altra parte. E in tutto questo tu pensi: ma la mano di Dio chiss\u00e0 dov&#8217;\u00e8, qual \u00e8. Quindi io sono molto felice di essere prete; io sono anche contento di essere celibe; per\u00f2 io non nascondo che in certi momenti \u00e8 stato difficilissimo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Simona Mengascini<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"461\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"13174\" data-permalink=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/storia-del-non-parroco\/img_3631\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/IMG_3631.jpeg\" data-orig-size=\"720,1600\" data-comments-opened=\"0\" 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