{"id":11723,"date":"2023-08-19T21:26:00","date_gmt":"2023-08-19T19:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=11723"},"modified":"2023-08-20T21:28:24","modified_gmt":"2023-08-20T19:28:24","slug":"lettera-di-francesco-ai-sacerdoti-della-diocesi-di-roma-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/lettera-di-francesco-ai-sacerdoti-della-diocesi-di-roma-2\/","title":{"rendered":"Lettera di Francesco ai sacerdoti della diocesi di Roma"},"content":{"rendered":"\n<p>Tornato in Italia dopo l&#8217;immersione entusiasmante vissuta in Portogallo con cos\u00ec tanti giovani provenienti da ogni dove, Francesco si \u00e8 sentito spinto a rendere pubblica una\u00a0<em>Lettera ai sacerdoti della diocesi di Roma<\/em>\u00a0(datata 5 agosto).\u00a0\u00c8\u00a0per un amore autentico e vero ai giovani, che invita a rinnovare ogni cosa lasciando &#8220;i porti sicuri&#8221; per andare in mare aperto, superando la paura di esporsi al rischio.\u00a0\u00c8 anche cos\u00ec che seguiamo Ges\u00f9, l&#8217;Unico Signore e autentico Maestro.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>LETTERA<\/p>\n\n\n\n<p>Cari fratelli sacerdoti,<\/p>\n\n\n\n\n\n<p>desidero raggiungervi con un pensiero di accompagnamento e di amicizia, che spero possa sostenervi mentre portate avanti il vostro ministero, con il suo carico di gioie e di fatiche, di speranze e di delusioni. Abbiamo bisogno di scambiarci sguardi pieni di cura e compassione, imparando da Ges\u00f9 che cos\u00ec guardava gli apostoli, senza esigere da loro una tabella di marcia dettata dal criterio dell\u2019efficienza, ma offrendo attenzioni e ristoro. Cos\u00ec, quando gli apostoli tornarono dalla missione, entusiasti ma stanchi, il Maestro disse loro: \u00abVenite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po\u2019\u00bb (<em>Mc<\/em>&nbsp;6, 31).<\/p>\n\n\n\n<p>Penso a voi, in questo momento in cui ci pu\u00f2 essere, insieme alle attivit\u00e0 estive, anche un po\u2019 di riposo dopo le fatiche pastorali dei mesi scorsi. E <strong>vorrei anzitutto rinnovarvi il mio grazie<\/strong>: \u00abGrazie per la vostra testimonianza, grazie per il vostro servizio; grazie per tanto bene nascosto che fate, grazie per il perdono e la consolazione che regalate in nome di Dio [\u2026]; grazie per il vostro ministero, che spesso si svolge tra tante fatiche, incomprensioni e pochi riconoscimenti\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/homilies\/2023\/documents\/20230406-omelia-crisma.html\"><em>Omelia per la Messa del Crisma<\/em><\/a>, 6 aprile 2023).<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde, il nostro ministero sacerdotale non si misura sui successi pastorali (il Signore stesso ne ha avuti, col passare del tempo, sempre di meno!). Al cuore della nostra vita non c\u2019\u00e8 nemmeno la frenesia delle attivit\u00e0, ma <strong>il rimanere nel Signore per portare frutto<\/strong> (cf.&nbsp;<em>Gv<\/em>&nbsp;15). \u00c8 Lui il nostro ristoro (cf.&nbsp;<em>Mt<\/em>&nbsp;11, 28-29). E la tenerezza che ci consola scaturisce dalla sua misericordia, dall\u2019accogliere il \u201c<em>magis<\/em>\u201d della sua grazia, che ci permette di andare avanti nel lavoro apostolico, di sopportare gli insuccessi e i fallimenti, di gioire con semplicit\u00e0 di cuore, di essere miti e pazienti, di ripartire e ricominciare sempre, di tendere la mano agli altri. Infatti, i nostri necessari \u201cmomenti di ricarica\u201d non avvengono solo quando ci riposiamo fisicamente o spiritualmente, ma anche quando ci apriamo all\u2019incontro fraterno tra di noi: la fraternit\u00e0 conforta, offre spazi di libert\u00e0 interiore e non ci fa sentire soli davanti alle sfide del ministero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 con questo spirito che vi scrivo. Mi sento in cammino con voi e vorrei farvi sentire che vi sono vicino nelle gioie e nelle sofferenze, nei progetti e nelle fatiche, nelle amarezze e nelle consolazioni pastorali. Soprattutto <strong>condivido con voi il desiderio di comunione, affettiva ed effettiva<\/strong>, mentre offro la mia preghiera quotidiana perch\u00e9 questa nostra madre Chiesa di Roma, chiamata a presiedere nella carit\u00e0, coltivi il prezioso dono della comunione anzitutto in se stessa, facendolo germogliare nelle diverse realt\u00e0 e sensibilit\u00e0 che la compongono. La Chiesa di Roma sia per tutti esempio di compassione e di speranza, con i suoi pastori sempre, proprio sempre, pronti e disponibili a elargire il perdono di Dio, come canali di misericordia che dissetano le aridit\u00e0 dell\u2019uomo d\u2019oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora, cari fratelli, mi domando: in questo nostro tempo che cosa ci chiede il Signore, dove ci orienta lo Spirito che ci ha unti e inviati come apostoli del Vangelo? Nella preghiera mi ritorna questo: che Dio ci chiede di andare a fondo nella lotta contro la&nbsp;<em>mondanit\u00e0 spirituale<\/em>. Il Padre Henri de Lubac, in alcune pagine di un testo che vi invito a leggere, ha definito la mondanit\u00e0 spirituale come \u00abil pericolo pi\u00f9 grande per la Chiesa \u2013 per noi, che siamo Chiesa \u2013 la tentazione pi\u00f9 perfida, quella che sempre rinasce, insidiosamente, allorch\u00e9 le altre sono vinte\u00bb. E ha aggiunto parole che mi sembrano colpire nel segno: \u00abSe questa mondanit\u00e0 spirituale dovesse invadere la Chiesa e lavorare a corromperla intaccando il suo principio stesso, sarebbe infinitamente pi\u00f9 disastrosa di ogni mondanit\u00e0 semplicemente morale\u00bb (<em>Meditazione sulla Chiesa<\/em>, Milano 1965, 470).<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cose che ho ricordato altre volte, ma mi permetto di ribadirle, ritenendole prioritarie: la mondanit\u00e0 spirituale, infatti, \u00e8 pericolosa perch\u00e9 \u00e8 un modo di vivere che riduce la spiritualit\u00e0 ad apparenza: ci porta a essere \u201cmestieranti dello spirito\u201d, uomini rivestiti di forme sacrali che in realt\u00e0 continuano a pensare e agire secondo le mode del mondo. Ci\u00f2 accade quando ci lasciamo affascinare <strong>dalle seduzioni dell\u2019effimero, dalla mediocrit\u00e0 e dall\u2019abitudinariet\u00e0, dalle tentazioni del potere e dell\u2019influenza sociale. E, ancora, da vanagloria e narcisismo, da intransigenze dottrinali ed estetismi liturgici<\/strong>, forme e modi in cui la mondanit\u00e0 \u00absi nasconde dietro apparenze di religiosit\u00e0 e persino di amore alla Chiesa\u00bb, ma in realt\u00e0 \u00abconsiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana e il benessere personale\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_alla_mondanit\u00e0_spirituale\"><em>Evangelii gaudium<\/em><\/a>, 93). Come non riconoscere in tutto ci\u00f2 la versione aggiornata di quel formalismo ipocrita, che Ges\u00f9 vedeva in certe autorit\u00e0 religiose del tempo e che nel corso della sua vita pubblica lo fece soffrire forse pi\u00f9 di ogni altra cosa?<\/p>\n\n\n\n<p>La mondanit\u00e0 spirituale \u00e8 una tentazione \u201cgentile\u201d e per questo ancora pi\u00f9 insidiosa. Si insinua infatti sapendosi nascondere bene dietro buone apparenze, addirittura dentro motivazioni \u201creligiose\u201d. E, anche se la riconosciamo e la allontaniamo da noi, prima o poi si ripresenta travestita in qualche altro modo. Come dice Ges\u00f9 nel Vangelo: \u00abQuando lo spirito impuro esce dall\u2019uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: \u201cRitorner\u00f2 nella mia casa, da cui sono uscito\u201d. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l\u2019ultima condizione di quell\u2019uomo diventa peggiore della prima\u00bb (<em>Lc<\/em>&nbsp;11, 24-26). <strong>Abbiamo bisogno di vigilanza interiore, di custodire la mente e il cuore, di alimentare in noi il fuoco purificatore dello Spirito<\/strong>, perch\u00e9 le tentazioni mondane ritornano e \u201cbussano\u201d in modo garbato, \u00absono i \u201cdemoni educati\u201d: entrano con educazione, senza che io me ne accorga\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2022\/december\/documents\/20221222-curia-romana.html\"><em>Discorso alla Curia Romana<\/em><\/a>, 22 dicembre 2022).<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei soffermarmi, per\u00f2, su un aspetto di questa mondanit\u00e0. Essa, quando entra nel cuore dei pastori, assume una forma specifica, quella del clericalismo. Scusate se lo ribadisco, ma da sacerdoti penso che mi capiate, perch\u00e9 anche voi condividete ci\u00f2 in cui credete in modo accorato, secondo quel bel tratto tipicamente romano (romanesco!) per cui la sincerit\u00e0 delle labbra proviene dal cuore, e sa di cuore! E io, da anziano e dal cuore, sento di dirvi che mi preoccupa quando ricadiamo nelle forme del clericalismo; quando, magari senza accorgercene, <strong>diamo a vedere alla gente di essere superiori, privilegiati, collocati \u201cin alto\u201d e quindi separati dal resto del Popolo santo di Dio<\/strong>. Come mi ha scritto una volta un bravo sacerdote, \u201cil clericalismo \u00e8 sintomo di una vita sacerdotale e laicale tentata di vivere nel ruolo e non nel vincolo reale con Dio e i fratelli\u201d. Denota insomma una malattia che ci fa perdere la memoria del Battesimo ricevuto, lasciando sullo sfondo la nostra appartenenza al medesimo Popolo santo e portandoci a vivere l\u2019autorit\u00e0 nelle varie forme del potere, senza pi\u00f9 accorgerci delle doppiezze, senza umilt\u00e0 ma con atteggiamenti distaccati e altezzosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per scuoterci da questa tentazione, ci fa bene metterci in ascolto di ci\u00f2 che il profeta Ezechiele dice ai pastori: \u00abVi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore pi\u00f9 grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudelt\u00e0 e violenza\u00bb (34, 3-4). Si parla di \u201clatte\u201d e di \u201clana\u201d, ci\u00f2 che nutre e che riscalda; il rischio che la Parola ci pone davanti \u00e8 dunque quello di nutrire noi stessi e i nostri interessi, rivestendoci di una vita comoda e confortevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Certamente \u2013 come afferma Sant\u2019Agostino \u2013 il pastore deve vivere anche grazie al sostegno offerto dal latte del suo gregge; ma commenta il Vescovo di Ippona: \u00abPrendano pure il latte dalle pecore e vi si mantengano nella loro penuria. Tuttavia, non trascurino la debolezza delle pecore, cio\u00e8 nella loro attivit\u00e0 non cerchino, per dir cos\u00ec, il loro tornaconto dando l\u2019impressione d\u2019annunziare il Vangelo per sbarcare il lunario loro personalmente, ma dispensino agli altri la luce della parola di verit\u00e0 che li illumini\u00bb (<em>Discorso sui pastori<\/em>, 46,5). Allo stesso modo, Agostino parla della lana associandola agli onori: essa, che riveste la pecora, pu\u00f2 far pensare a tutto ci\u00f2 di cui possiamo adornarci esteriormente, ricercando la lode degli uomini, il prestigio, la fama, la ricchezza. Il grande padre latino scrive: \u00abChi offre la lana rende l\u2019onore. Questi sono i due vantaggi che cercano dalla gente quei pastori che pascono se stessi e non le pecore: risorse per sopperire alle proprie necessit\u00e0 e riguardi particolari consistenti in onorificenze e lodi\u00bb (<em>Ibidem<\/em>, 46,6). Quando siamo preoccupati solo del latte, pensiamo al nostro tornaconto personale; quando cerchiamo in modo ossessivo la lana, pensiamo a curare la nostra immagine e ad aumentare il successo. E cos\u00ec si perde lo spirito sacerdotale, lo zelo per il servizio, l\u2019anelito per la cura del popolo, finendo per ragionare secondo la stoltezza mondana: \u00abChe me ne importa? Ciascuno faccia ci\u00f2 che gli piace; il mio sostentamento \u00e8 assicurato, e cos\u00ec pure il mio onore. Ho latte e lana a sufficienza. Vada pure ciascuno dove gli pare\u00bb (<em>Ibidem<\/em>, 46,7).<\/p>\n\n\n\n<p>La preoccupazione, allora, si concentra sull\u2019\u201cio\u201d: il proprio sostentamento, i propri bisogni, la lode ricevuta per se stessi invece che per la gloria di Dio. Questo accade nella vita di chi scivola nel clericalismo: perde lo spirito della&nbsp;<em>lode<\/em>&nbsp;perch\u00e9 ha smarrito il senso della grazia, lo stupore per la&nbsp;<em>gratuit\u00e0<\/em>&nbsp;con cui Dio lo ama, quella fiduciosa semplicit\u00e0 del cuore che fa tendere le mani al Signore, aspettando da Lui il cibo a tempo opportuno (cf.&nbsp;<em>Sal&nbsp;<\/em>104, 27), nella consapevolezza che senza di Lui non possiamo far nulla (cf.&nbsp;<em>Gv<\/em>&nbsp;15, 5). Solo quando viviamo in questa gratuit\u00e0, possiamo vivere il ministero e le relazioni pastorali nello spirito del servizio, secondo le parole di Ges\u00f9: \u00abGratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date\u00bb (<em>Mt<\/em>&nbsp;10, 8).<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di guardare proprio a Ges\u00f9, alla compassione con cui Egli vede la nostra umanit\u00e0 ferita, alla gratuit\u00e0 con cui ha offerto la sua vita per noi sulla croce. Ecco l\u2019antidoto quotidiano alla mondanit\u00e0 e al clericalismo: <strong>guardare Ges\u00f9 crocifisso<\/strong>, fissare gli occhi ogni giorno su di Lui che ha svuotato se stesso e si \u00e8 umiliato per noi fino alla morte (cf.&nbsp;<em>Fil<\/em>&nbsp;2, 7-8). Egli ha accettato l\u2019umiliazione per rialzarci dalle nostre cadute e liberarci dal potere del male. Cos\u00ec, guardando le piaghe di Ges\u00f9, guardando Lui umiliato, impariamo che siamo chiamati a offrire noi stessi, a farci pane spezzato per chi ha fame, a condividere il cammino di chi \u00e8 affaticato e oppresso. <strong>Questo \u00e8 lo spirito sacerdotale: farci servi del Popolo di Dio e non padroni, lavare i piedi ai fratelli e non schiacciarli sotto i nostri piedi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Restiamo dunque vigilanti verso il clericalismo.&nbsp;Ci aiuti a starne lontano l\u2019Apostolo Pietro che, come ci ricorda la tradizione, anche nel momento della morte si \u00e8 umiliato a testa in gi\u00f9 pur di non essere all\u2019altezza del suo Signore. Ce ne preservi l\u2019Apostolo Paolo, che a motivo di Cristo Signore ha considerato tutti i guadagni della vita e del mondo come spazzatura (cf.&nbsp;<em>Fil<\/em>&nbsp;3, 8).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>Il clericalismo, lo sappiamo, pu\u00f2 riguardare tutti, anche i laici e gli operatori pastorali: si pu\u00f2 assumere infatti \u201cuno spirito clericale\u201d nel portare avanti i ministeri e i carismi, vivendo la propria chiamata in modo elitario, chiudendosi nel proprio gruppo ed erigendo muri verso l\u2019esterno, sviluppando legami possessivi nei confronti dei ruoli nella comunit\u00e0, coltivando atteggiamenti boriosi e arroganti verso gli altri. E i sintomi sono proprio la perdita dello spirito della lode e della gratuit\u00e0 gioiosa, mentre <strong>il diavolo s\u2019insinua alimentando la lamentela, la negativit\u00e0 e l\u2019insoddisfazione cronica per ci\u00f2 che non va, l\u2019ironia che diventa cinismo<\/strong>. Ma cos\u00ec ci si fa assorbire dal clima di critica e di rabbia che si respira in giro, anzich\u00e9 essere coloro che, con semplicit\u00e0 e mitezza evangeliche, con gentilezza e rispetto, aiutano i fratelli e le sorelle a uscire dalle sabbie mobili dell\u2019insofferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutto ci\u00f2, nelle nostre fragilit\u00e0 e nelle nostre inadeguatezze, cos\u00ec come nella crisi odierna della fede, <strong>non scoraggiamoci!<\/strong> De Lubac concludeva affermando che la Chiesa, \u00abanche oggi, nonostante tutte le nostre opacit\u00e0 [\u2026] \u00e8, come la Vergine, il Sacramento di Ges\u00f9 Cristo. Nessuna nostra infedelt\u00e0 pu\u00f2 impedirle di essere \u201cla Chiesa di Dio\u201d, \u201cl\u2019ancella del Signore\u201d\u00bb (<em>Meditazione sulla Chiesa<\/em>, cit., 472). Fratelli, questa \u00e8 la speranza che sostiene i nostri passi, alleggerisce i nostri pesi, rid\u00e0 slancio al nostro ministero. Rimbocchiamoci le maniche e pieghiamo le ginocchia (voi che potete!): preghiamo lo Spirito gli uni per gli altri, chiediamogli di aiutarci a non cadere, nella vita personale come nell\u2019azione pastorale, in quell\u2019apparenza religiosa piena di tante cose ma vuota di Dio, per <strong>non essere funzionari del sacro, ma appassionati annunciatori del Vangelo<\/strong>, non \u201cchierici di Stato\u201d, ma pastori del popolo. Abbiamo bisogno di <strong>conversione personale e pastorale<\/strong>. Come affermava il Padre Congar, non si tratta di ricondurre a una buona osservanza o fare una riforma di cerimonie esteriori, bens\u00ec di ritornare alle sorgenti evangeliche, di scoprire energie fresche per superare le abitudini, di immettere uno spirito nuovo nelle vecchie istituzioni ecclesiali, perch\u00e9 non ci succeda di essere una Chiesa \u00abricca nella sua autorit\u00e0 e nella sua sicurezza, ma poco apostolica e mediocremente evangelica\u00bb (<em>Vera e falsa riforma della Chiesa<\/em>, Milano 1972, 146).<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie per l\u2019accoglienza che vorrete riservare a queste mie parole, meditandole nella preghiera e di fronte a Ges\u00f9 nell\u2019adorazione quotidiana; posso dirvi che mi sono venute dal cuore e dall\u2019affetto che ho per voi. <strong>Andiamo avanti con entusiasmo e coraggio<\/strong>: lavoriamo insieme, tra preti e con i fratelli e le sorelle laici, avviando forme e percorsi sinodali, che ci aiutino a spogliarci delle nostre sicurezze mondane e \u201cclericali\u201d per cercare, con umilt\u00e0, vie pastorali ispirate dallo Spirito, perch\u00e9 la consolazione del Signore arrivi davvero a tutti. Davanti all\u2019immagine della&nbsp;<em>Salus Populi Romani<\/em>&nbsp;ho pregato per voi. Ho chiesto alla Madonna di custodirvi e di proteggervi, di asciugare le vostre lacrime segrete, di ravvivare in voi la gioia del ministero e di rendervi ogni giorno pastori innamorati di Ges\u00f9, pronti a dare la vita senza misura per amore suo. Grazie per quello che fate e per quello che siete. Vi benedico e vi accompagno con la preghiera. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Fraternamente,<\/p>\n\n\n\n<p>Lisbona, 5 agosto 2023, Memoria della Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Resa pubblica il 7 agosto 2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tornato in Italia dopo l&#8217;immersione entusiasmante vissuta in Portogallo con cos\u00ec tanti giovani provenienti da ogni dove, Francesco si \u00e8 sentito spinto a rendere pubblica una\u00a0Lettera ai sacerdoti della diocesi di Roma\u00a0(datata 5 agosto).\u00a0\u00c8\u00a0per un amore autentico e vero ai giovani, che invita a rinnovare ogni cosa lasciando &#8220;i porti sicuri&#8221; per andare in mare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9463,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-11723","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-content\/uploads\/papa-lettera_E.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2XXfi-335","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11723","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11723"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11723\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11725,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11723\/revisions\/11725"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9463"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11723"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11723"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11723"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}