{"id":11473,"date":"2023-04-06T23:38:29","date_gmt":"2023-04-06T21:38:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/?p=11473"},"modified":"2023-04-07T16:00:37","modified_gmt":"2023-04-07T14:00:37","slug":"il-crocifisso-sorgente-di-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaapparente.com\/wp\/il-crocifisso-sorgente-di-speranza\/","title":{"rendered":"\u201cIl Crocifisso, sorgente di speranza\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cIl Crocifisso, sorgente di speranza\u201d<\/strong><\/p>\n<p>(Catechesi durante l&#8217;udienza generale di mercoled\u00ec 5 aprile 2023 \u2013 Piazza San Pietro)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno!<\/p>\n<p>Domenica scorsa la Liturgia ci ha fatto ascoltare la Passione del Signore. Essa termina con queste parole: \u00abSigillarono la pietra\u00bb (<em>Mt<\/em>\u00a027, 66): tutto sembra finito. Per i discepoli di Ges\u00f9 quel macigno segna\u00a0<em>il capolinea della speranza<\/em>. Il Maestro \u00e8 stato crocifisso, ucciso nel modo pi\u00f9 crudele e umiliante, appeso a un patibolo infame fuori dalla citt\u00e0: un fallimento pubblico, il peggior finale possibile \u2013 a quell\u2019epoca era il peggiore. Ora, quello sconforto che opprimeva i discepoli non \u00e8 del tutto estraneo a noi oggi. Anche in noi si addensano pensieri cupi e sentimenti di frustrazione: perch\u00e9 tanta indifferenza verso Dio? \u00c8 curioso, questo: perch\u00e9 tanta indifferenza verso Dio? Perch\u00e9 tanto male nel mondo? Ma guardate, che c\u2019\u00e8 male nel mondo! Perch\u00e9 le disuguaglianze continuano a crescere e la sospirata pace non arriva? Perch\u00e9 siamo attaccati cos\u00ec alla guerra, al farsi del male l\u2019uno all\u2019altro? E nei cuori di ognuno, quante attese svanite, quante delusioni! E ancora, quella sensazione che i tempi passati fossero migliori e che nel mondo, magari pure nella Chiesa, le cose non vadano come una volta\u2026 Insomma, <strong>anche oggi la speranza sembra a volte sigillata sotto la pietra della sfiducia<\/strong>. E invito ognuno di voi a pensare a questo: dov\u2019\u00e8 la tua speranza? Tu, hai una speranza viva o l\u2019hai sigillata l\u00ec, o l\u2019hai nel cassetto come un ricordo? Ma la tua speranza ti spinge a camminare o \u00e8 un ricordo romantico come se fosse una cosa che non esiste? Dov\u2019\u00e8 la tua speranza, oggi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella mente dei discepoli rimaneva fissa un\u2019immagine:\u00a0<em>la croce<\/em>. E l\u00ec \u00e8 finito tutto. L\u00ec si concentrava la fine di tutto. Ma di l\u00ec a poco avrebbero scoperto proprio nella croce un nuovo inizio. Cari fratelli e sorelle, la speranza di Dio germoglia cos\u00ec, nasce e rinasce nei buchi neri delle nostre attese deluse; ed essa, la speranza vera, invece, non delude mai. Pensiamo proprio alla croce: dal pi\u00f9 terribile strumento di tortura Dio ha ricavato il segno pi\u00f9 grande dell\u2019amore. <strong>Quel legno di morte, diventato albero di vita<\/strong>, ci ricorda che gli inizi di Dio cominciano spesso dalle nostre fini. Cos\u00ec Egli ama operare meraviglie. Oggi, allora,\u00a0<em>guardiamo l\u2019albero della croce perch\u00e9 germogli in noi la speranza<\/em>: quella virt\u00f9 quotidiana, quella virt\u00f9 silenziosa, umile, ma quella virt\u00f9 che ci mantiene in piedi, che ci aiuta ad andare avanti. Senza speranza non si pu\u00f2 vivere. Pensiamo: dov\u2019\u00e8 la mia speranza? Oggi,\u00a0<em>guardiamo l\u2019albero della croce perch\u00e9 germogli in noi la speranza<\/em>: per essere guariti dalla tristezza \u2013 ma, quanta gente triste \u2026 A me, quando potevo andare per le strade, adesso non posso perch\u00e9 non mi lasciano, ma quando potevo andare per le strade nell\u2019altra Diocesi, piaceva guardare lo sguardo della gente. Quanti sguardi tristi! Gente triste, gente che parlava con se stessa, gente che camminava soltanto con il telefonino, ma senza pace, senza speranza. E dov\u2019\u00e8 la tua speranza, oggi? Ci vuole un po\u2019 di speranza per essere guariti dalla tristezza di cui siamo malati, per essere guariti dall\u2019amarezza con cui inquiniamo la Chiesa e il mondo. <strong>Fratelli e sorelle, guardiamo il Crocifisso. E che cosa vediamo?<\/strong> Vediamo\u00a0<em>Ges\u00f9 nudo, Ges\u00f9 spogliato, Ges\u00f9 ferito, Ges\u00f9 tormentato.<\/em>\u00a0\u00c8 la fine di tutto? L\u00ec c\u2019\u00e8 la nostra speranza.<\/p>\n<p>Cogliamo allora come in questi due aspetti la speranza, che sembra morire, rinasce. Anzitutto, vediamo Ges\u00f9\u00a0<em>spogliato<\/em>: infatti, \u00abdopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte\u00bb (v.\u00a035). Dio spogliato: <strong>Lui che ha tutto si lascia privare di tutto. Ma quella umiliazione \u00e8 la via della redenzione<\/strong>. Dio vince cos\u00ec sulle nostre apparenze. Noi, infatti, facciamo fatica a metterci a nudo, a fare la verit\u00e0: sempre cerchiamo di coprire le verit\u00e0 perch\u00e9 non ci piace; ci rivestiamo di esteriorit\u00e0 che ricerchiamo e curiamo, di maschere per camuffarci e mostrarci migliori di come siamo. \u00c8 un po\u2019 l\u2019abitudine del maquillage: maquillage interiore, sembrare migliore degli altri \u2026 Pensiamo che l\u2019importante sia ostentare, apparire, cos\u00ec che gli altri dicano bene di noi. E ci addobbiamo di apparenze, ci addobbiamo di apparenze, di cose superflue; ma cos\u00ec non troviamo pace. Poi il maquillage se ne va e tu ti guardi allo specchio con la faccia brutta che hai, ma vera, quella che Dio ama, non quella \u201cmaquillata\u201d. E Ges\u00f9 spogliato di tutto ci ricorda che <strong>la speranza rinasce col fare verit\u00e0 su di noi<\/strong> \u2013 dire la verit\u00e0 a se stesso \u2013 col lasciar cadere le doppiezze, col liberarci dalla pacifica convivenza con le nostre falsit\u00e0. Alle volte, noi siamo tanto abituati a dirci delle falsit\u00e0 che conviviamo con le falsit\u00e0 come se fossero verit\u00e0 e noi finiamo avvelenati dalle nostre falsit\u00e0. Questo serve: tornare al cuore, all\u2019essenziale, a una vita semplice, spoglia di tante cose inutili, che sono surrogati di speranza. Oggi, quando tutto \u00e8 complesso e si rischia di perdere il filo, <strong>abbiamo bisogno di semplicit\u00e0, di riscoprire il valore della sobriet\u00e0, il valore della rinuncia, di fare pulizia di ci\u00f2 che inquina il cuore e rende tristi<\/strong>. Ciascuno di noi pu\u00f2 pensare a una cosa inutile di cui pu\u00f2 liberarsi per ritrovarsi. Pensa tu, quante cose inutili. Qui, quindici giorni fa, a Santa Marta, dove io abito \u2013 che \u00e8 un albergo per tanta gente \u2013 si \u00e8 sparsa la voce che per questa Settimana Santa sarebbe stato bello guardare il guardaroba e spogliare, mandare via le cose che abbiamo, che non usiamo \u2026 voi non immaginate la quantit\u00e0 di cose! \u00c8 bello spogliarsi delle cose inutili. E questo \u00e8 andato ai poveri, alla gente che ha bisogno. Anche noi, abbiamo tante cose inutili dentro il cuore \u2013 e fuori pure. Guardate il vostro guardaroba: guardatelo. Questo \u00e8 utile, questo \u00e8 inutile \u2026 e fate pulizia. Guardate il guardaroba dell\u2019anima: quante cose inutili hai, quante illusioni stupide. Torniamo alla semplicit\u00e0, alle cose vere, che non hanno bisogno di truccarsi. Ecco un bell\u2019esercizio!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rivolgiamo un secondo sguardo al Crocifisso e vediamo\u00a0<em>Ges\u00f9 ferito<\/em>. La croce mostra i chiodi che gli forano le mani e i piedi, il costato aperto. Ma alle ferite del corpo si aggiungono quelle dell\u2019anima: ma quanta angoscia! Ges\u00f9 \u00e8 solo: tradito, consegnato e rinnegato dai suoi, dai suoi amici, anche dai suoi discepoli, condannato dal potere religioso e civile, scomunicato, Ges\u00f9 prova persino l\u2019abbandono di Dio (cf. v. 46). Sulla croce compare inoltre il motivo della condanna, \u00abCostui \u00e8 Ges\u00f9: il re dei Giudei\u00bb (v. 37). \u00c8 un dileggio: Lui, che era fuggito quando cercavano di farlo re (cf.\u00a0<em>Gv<\/em>\u00a06, 15), viene condannato per essersi fatto re; pur non avendo commesso reati, \u00e8 messo in mezzo a due malfattori e gli viene preferito il violento Barabba (cf.\u00a0<em>Mt<\/em>\u00a027, 15-21). <strong>Ges\u00f9 insomma \u00e8 ferito nel corpo e nell\u2019anima<\/strong>. Mi domando: in che modo ci\u00f2 aiuta la nostra speranza? Cos\u00ec, Ges\u00f9 nudo, privo di tutto, di tutto: questo, cosa dice alla mia speranza, come mi aiuta?<\/p>\n<p>Anche noi siamo feriti: chi non lo \u00e8 nella vita? E tante volte, con ferite nascoste che nascondiamo per la vergogna. Chi non porta le cicatrici di scelte passate, di incomprensioni, di dolori che restano dentro e si fatica a superare? Ma anche di torti subiti, di parole taglienti, di giudizi inclementi? Dio non nasconde ai nostri occhi le ferite che gli hanno trapassato il corpo e l\u2019anima. Le mostra per farci vedere che a Pasqua si pu\u00f2 aprire un passaggio nuovo: fare delle proprie ferite dei\u00a0<em>fori di luce<\/em>. \u201cMa, Santit\u00e0, non esageri\u201d, qualcuno pu\u00f2 dirmi. No, \u00e8 vero: prova; prova. Prova a farlo. Pensa alle tue ferite, quelle che tu solo sai, che ognuno ha nascoste nel cuore. E guarda il Signore. E vedrai, vedrai come da quelle ferite escono fori di luce. Ges\u00f9 in croce non recrimina, ama. Ama e perdona chi lo ferisce (cf.\u00a0<em>Lc<\/em>\u00a023, 34). <strong>Cos\u00ec converte il male in bene, cos\u00ec converte e trasforma il dolore in amore<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fratelli e sorelle, il punto non \u00e8 essere feriti poco o tanto dalla vita, il punto \u00e8 cosa fare delle mie ferite. Le piccoline, le grandi, quelle che lasceranno un segno nel mio corpo, nella mia anima sempre. Cosa faccio io, con le mie ferite? Cosa fai tu e tu con le tue ferite? \u201cNo, Padre, io non ne ho, ferite\u201d \u2013 \u201cStai attento, pensa due volte prima di dire questo\u201d. E ti domando: cosa fai con le tue ferite, quelle che soltanto tu sai? Tu puoi lasciarle infettare nel rancore, nella tristezza oppure <strong>posso unirle a quelle di Ges\u00f9, perch\u00e9 anche le mie piaghe diventino luminose<\/strong>. Pensate a quanti giovani non tollerano le proprie ferite e cercano nel suicidio una via di salvezza: oggi, nelle nostre citt\u00e0, tanti, tanti giovani che non vedono via di uscita, che non hanno speranza e preferiscono andare oltre con la droga, con la dimenticanza \u2026 poveretti. Pensate a questi. E tu, qual \u00e8 la tua droga, per coprire le ferite? Le nostre ferite possono diventare fonti di speranza quando, anzich\u00e9 piangerci addosso o nasconderle, asciughiamo le lacrime altrui; quando, anzich\u00e9 covare risentimento per quanto ci \u00e8 tolto, ci prendiamo cura di ci\u00f2 che manca agli altri; quando, anzich\u00e9 rimuginare in noi stessi, ci chiniamo su chi soffre; quando, anzich\u00e9 essere assetati d\u2019amore per noi, dissetiamo chi ha bisogno di noi. <strong>Perch\u00e9 soltanto se smettiamo di pensare a noi stessi, ci ritroviamo<\/strong>. Ma se continuiamo a pensare a noi stessi non ci ritroveremo pi\u00f9. Ed \u00e8 facendo cos\u00ec che \u2013 dice la Scrittura \u2013 la nostra ferita si rimargina presto (cf.\u00a0<em>Is<\/em>\u00a058, 8), e la speranza rifiorisce. Pensate: cosa posso fare per gli altri? Sono ferito, sono ferito di peccato, sono ferito di storia, ognuno ha la propria ferita. Cosa faccio: lecco le mie ferite cos\u00ec, tutta la vita? O <strong>guardo le ferite altrui e vado con l\u2019esperienza ferita della mia vita, a guarire, ad aiutare gli altri<\/strong>? Questa \u00e8 la sfida di oggi, per tutti voi, per ognuno di voi, per ognuno di noi. Che il Signore ci aiuti ad andare avanti.<\/p>\n<h4><\/h4>\n<h4>Opinione di una giornalista<\/h4>\n<h4>La strada della speranza<\/h4>\n<p class=\"s3\"><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">Mi sento quasi tremare di fronte al magistero del <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">p<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">apa, \u00e8 di una chiarezza e di una profondit\u00e0 tale che non ha bisogn<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">o<\/span><\/span><a name=\"_GoBack\"><\/a><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> di nessuna interpretazione o spiegazione. A chi non l\u2019avesse fatto consiglio la lettura integrale della catechesi<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> di mercoled\u00ec 5 aprile<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">, perch\u00e9 \u00e8 una miniera di indicazioni e spunti di riflessione, io mi limito solo a riproporre quello che mi ha pi\u00f9 colpito. Papa Francesco nella sua catechesi parte dalla fine del vangelo della Passione di domenica<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">, da quella terribile frase<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> \u201csigillarono la pietra\u201d<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">, che segna forse <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">il momento pi\u00f9 oscuro della storia terrena di Ges\u00f9, quello che sembra decretare la fine di tutto, l\u2019insuccesso totale. \u201cAnche oggi la speranza sembra a volte sigillata sotto la pietra della sfiducia\u201d dice il pontefice e non ha paura di fare una domanda diretta: <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">\u201c<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">dov\u2019\u00e8 la tua speranza oggi?<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">\u201d<\/span><\/span> <span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">\u00c8 <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">una domanda fondamentale per ogni uomo e tanto pi\u00f9 per coloro che si dicono cristiani: il papa ricorda, anche con una certa nostalgia, quando poteva camminare per le vie di Buenos Aires e vedeva tanta \u201cgente triste\u201d, persone che non parlavano con nessuno o che camminavano alienate nel cellulare. <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">Oggi, per il pontefice, si \u00e8 fatta l\u2019abitudine persino al<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">\u201cmaquillage interiore\u201d, ovvero <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">al continuo tentativo, pi\u00f9 o meno riuscito,<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> di mostrarsi diversi e possibilmente migliori degli altri<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">. Ma Dio ci ama con la nostra faccia \u201cbrutta\u201d, quella vera, e la speranza rinasce \u201cnel fare verit\u00e0 su di noi\u201d; le coso inutili, le apparenze<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">,<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> sono solo \u201csurrogati di speranza\u201d. <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">U<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">na delle immagini pi\u00f9 potenti utilizzate nella catechesi arriva<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> comunque<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> verso la fine: trasformare le ferite, che hanno \u201ctrapassato il corpo e l\u2019anima\u201d di Ges\u00f9 in \u201cfori di luce\u201d, ovvero convertire il male in bene e trasformare il dolore in amore. \u00c8 umanamente possibile? Ricordo che una volta nel mezzo di una discussione<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">,<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> all\u2019apparenza molto teorica<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">,<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> sul diritto all\u2019eutanasia <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">una persona mi disse che<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">ero ideologicamente influenzata dalla mia fede e che<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> non capivo il dolore, quello dell\u2019anima, quello straziante che ti fa percepire solo oscurit\u00e0, che non ti permette di vedere nessun oltre, quello che colpisce persone gravemente ammalate o profondamente depresse. <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">Andando avanti nel colloquio mi trovai di fronte alla<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> narrazione di sofferenze sempre pi\u00f9 personali<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">:<\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\"> mi sentivo impotente a avrei voluto smettere di parlare per abbracciare <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">semplicemente <\/span><\/span><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">chi mi stava accanto. Il papa non si tira indietro neanche di fronte a questa sfida e fa un elenco molto concreto di cosa fare: <\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\">\u201cle nostre ferite possono diventare fonti di speranza quando, anzich\u00e9 piangerci addosso o nasconderle, asciughiamo le lacrime altrui; quando, anzich\u00e9 covare risentimento per quanto ci \u00e8 tolto, ci prendiamo cura di ci\u00f2 che manca agli altri; quando, anzich\u00e9 rimuginare in noi stessi, ci chiniamo su chi soffre; quando, anzich\u00e9 essere assetati d\u2019amore per noi, dissetiamo chi ha bisogno di noi\u201d. <\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\">Tutti<\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\"> nella vita abbiamo incontrato, almeno una volta, persone estremamente generose e capaci di grande tenerezza <\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\">che avevano alle spalle storie difficili e \u201cferite\u201d dolorose: <\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\">a dimostrazione che la strada indicata dal papa, pur difficile, \u00e8 percorribile<\/span><\/span><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\"> e apre orizzonti di senso immensi.<\/span><\/span><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p class=\"s3\"><span class=\"s5\"><span class=\"bumpedFont15\">Simona Mengascini<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s3\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl Crocifisso, sorgente di speranza\u201d (Catechesi durante l&#8217;udienza generale di mercoled\u00ec 5 aprile 2023 \u2013 Piazza San Pietro) &nbsp; Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Domenica scorsa la Liturgia ci ha fatto ascoltare la Passione del Signore. Essa termina con queste parole: \u00abSigillarono la pietra\u00bb (Mt\u00a027, 66): tutto sembra finito. 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